REGGIO EMILIA
Approvati dall’Assemblea generale del Parmigiano Reggiano il bilancio preventivo 2023 e le leve di flessibilità del Piano Regolazione Offerta 2023-25. L’assise, spiega una nota del Consorzio, ha deliberato un bilancio che viene definito «record con 56,5 milioni i ricavi. Sul totale - viene sottolineato - 17 milioni andranno a coprire i costi di funzionamento del Consorzio, mentre le risorse destinate alle attività saranno, al netto di accantonamenti, ammortamenti e tasse, 39,5 milioni. In particolare - viene evidenziato - gli investimenti per azioni di marketing e comunicazione saranno pari a 34,2 milioni di euro, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo della domanda in Italia e all’estero».
All’Assemblea, al Teatro municipale "Romolo Valli" di Reggio Emilia, sono intervenuti anche Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (in collegamento video), Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura e agroalimentare della Regione Emilia-Romagna, e Iolanda Rolli, prefetto di Reggio Emilia.
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«Il 2023 - osserva Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano - sarà un anno molto importante, caratterizzato da grandi sfide. Per affrontare i problemi legati alle incertezze macroeconomiche causate dal conflitto in Ucraina, al caro energia, all’incremento del costo delle materie prime e a un’inflazione crescente che ridurrà il potere d’acquisto delle famiglie - aggiunge - la parola chiave sarà stabilità. Per ottenere questo obiettivo, sarà fondamentale fare squadra: dovremo infatti collocare sul mercato la produzione più alta della Dop, quella del 2021, riuscendo sia a mantenere il Parmigiano Reggiano a un prezzo concorrenziale, in modo che sia accessibile alle famiglie, sia a difendere la redditività delle aziende, che hanno già subito l’aumento dei costi di produzione».
Quindi, argomenta ancora Bertinelli, «per sostenere e sviluppare la domanda, abbiamo previsto un piano articolato di investimenti in comunicazione e sviluppo domanda, soprattutto sui mercati esteri, quelli che negli ultimi anni hanno rivelato una potenzialità maggiore. Questa incertezza economica - conclude - va governata insieme, passando dalla logica del singolo caseificio a quella del 'noì del Consorzio, per creare nuovi sbocchi di mercato e garantire il futuro della Dop».
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