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Lavoro

Salario accessorio per i lavoratori della Sanità, raggiunto l'accordo in Emilia Romagna

Salario accessorio per i lavoratori della Sanita, raggiunto l'accordo in Emilia Romagna

la sede della regione Emilia Romagna

13 Marzo 2023, 17:55

L’intesa siglata tra Regione Emilia-Romagna e Cgil-Cisl-Uil, che porta al tetto massimo previsto dalla legge di 16 milioni, i fondi per il salario accessorio di lavoratrici e lavoratori del servizio sanitario regionale, strappa il commento positivo dei vertici di Via Aldo Moro, con il presidente, Stefano Bonaccini e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, che si dicono «orgogliosi di annunciare la sottoscrizione di questo accordo perché ci consente di riconoscere e valorizzare, anche sotto il profilo economico, l’impegno e la dedizione di chi ogni giorno svolge un’attività fondamentale e ha svolto un ruolo decisivo per superare gli anni durissimi della pandemia: professionisti, tecnici, funzionari, operatori».

Si tratta, aggiungono, di «lavoratori che, insieme ai dirigenti, ogni giorno sono in prima linea per affrontare le esigenze e i bisogni di salute della popolazione, in condizioni spesso difficili. Non era un risultato scontato, visto il contesto particolarmente critico causato dal perdurante sottofinanziamento dei Servizi sanitari regionali, ma - concludono Bonaccini e Donini - e riusciamo a mettere a disposizione il massimo di risorse possibili, condividendo con le organizzazioni sindacali e l’intero sistema regionale l'obiettivo di rafforzare la sanità pubblica migliorando le condizioni di chi vi lavora».


A giudizio dei sindacati, come si legge in una nota congiunta della Fp- Cgil, della Cisl-Fp e della Uil-Fp, l'accordo rappresenta «un altro passo avanti per la valorizzazione del personale del servizio sanitario regionale. Il Contratto collettivo nazionale 2019-2021 - argomentano - ancora una volta mostra le sue potenzialità per la messa a sistema dell’impegno delle persone che lavorano nel nostro servizio sanitario regionale e che ne rappresentano il vero valore aggiunto».

Ora, argomentano le organizzazioni sindacali, «resta aperto il rilevante tema delle dotazioni organiche per il quale continuerà la nostra mobilitazione avviata il 3 marzo nella convinzione che avere più medici, infermieri, personale sanitario e assistenziale, oltre che tecnico amministrativo, sia necessario per garantire accesso ai servizi, recupero liste d’attesa, riorganizzazione dei servizi territoriali».

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