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Quei problemi irrisolti nel testo del ddl Zan

di Domenico Cacopardo

29 Giugno 2021,08:46

Il tono e i contenuti di alcune osservazioni al mio pezzo sulla proposta di legge Zan contente «Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità» mi hanno spinto a chiedere al direttore di consentirmi di integrare ciò che ho scritto sabato 26.
Debbo tuttavia sottolineare come un sereno esame dei problemi di carattere internazionale (rapporti con la Santa Sede) abbiamo provocato in casa Lgbyq+ reazioni estremamente dure: la mia sensazione è che quella sorta di repressione sociale subita per decenni induca gli esponenti del movimento alla maggiore rigidità e al rifiuto di argomentazioni che vengono giudicate pericolose per il successo della proposta Zan. Le questioni, peraltro, che ho sollevato riguardano tutte la possibile attuazione della futura legge e i rischi di incostituzionalità.  E ora, sinteticamente per quanto possibile, vengo al merito.
Il testo base per valutare la proposta Zan è l’articolo  604 bis del codice penale: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito: a) chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico (...) ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi».

Al comma successivo l'articolo stabilisce che è punito anche  «chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione … Si applica la pena della reclusione … se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull'apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.»


Norme queste introdotte dal decreto-legge 26 aprile 1993, numero 122 (Mancino) e che costituiscono sì un passo avanti nella tutela di interessi diffusi di minoranze e maggioranze, ma che non sono risultate particolarmente utilizzate in sede giudiziaria. Si riflette su di esse il vizio nazionale: severità verbale cui corrisponde il lassismo reale.
Ora, rispetto alla versione del 604 bis, la proposta di legge Zan amplia l’ambito della punibilità (a atti o manifestazioni) «oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.» A ogni comma del 604 bis viene inserita la citata estensione.
Leggiamo insieme, peraltro, l’articolo 4 (Zan): «… sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.»
E qui cominciano i gravi problemi: «sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni …». 
Il legislatore ordinario, quindi, fa salva la libera espressione di convincimenti od opinioni che è già tutelata dalla Costituzione. Ragionando per opposti, nella testa dei proponenti se non fosse stata fatta salva questa libertà avrebbe potuto essere colpita dalla medesima legge. 
E poi sono fatte salve anche: «le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.» 


Chiunque può notare la grave contraddizione presente nel periodo: le condotte legittime possono indurre ad atti discriminatori o violenti? Per intenderci le condotte legittime non possono assolutamente indurre al compimento di atti discriminatori o violenti. Se inducessero non sarebbero legittime.
Senza speculare sull’immaginazione e sulla competenza di chi ha scritto questo articolo, risulta evidente che il Senato deve sciogliere la contraddizione rimuovendo il grave vulnus all’ordinamento introdotto nel testo: la possibilità accordata al giudice di punire una condotta legittima sulla base di un principio introdotto con legge ordinaria in contrasto con la costituzione.
L’altro punto dolente è l’articolo 7: «Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.»
Su entrambi gli articoli potrebbe mettere mano qualche costituzionalista. Giovanni Maria Flick, già presidente della Corte costituzionale, ha manifestato le sue perplessità: non è di parte e andrebbe ascoltato.


La rigidità, per esempio, di Enrico Letta può produrre ferali effetti sulla proposta Zan.
Quanto ai rapporti con la Santa Sede se ne dovrà occupare il governo. E non dubito che sarà trovato un punto di incontro. Il fatto che la Chiesa non sia favorevole al mondo LGBQ+ non può comportare alcuna ritorsione: si tratta di quella libertà di pensiero che la Costituzione garantisce a tutti.
Questa non è una guerra. Questo dovrebbe essere un passo avanti sulla via delle libertà civili che vanno affermate in positivo e non mediante repressione. Certo, alcuni aspettano da tempo una rivincita, ma non è questo il momento e il modo per ottenerla.
www.cacopardo.it

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