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La cura dell’ambiente non sia un lusso  per pochi

La cura dell’ambiente non sia un lusso  per pochi

di Marco Magnani

26 Ottobre 2021,08:42

Il 31 ottobre si apre a Glasgow, in Scozia, la conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, conosciuta anche come Cop26. L’appuntamento, organizzato dal Regno Unito in collaborazione con l’Italia, è di grande importanza perché solo con un elevato grado di cooperazione internazionale si possono affrontare sfide globali quali l’emergenza climatica.
Negli ultimi anni, la consapevolezza dei problemi causati dal riscaldamento globale, e più in generale la sensibilità nei confronti dell’ambiente, sono molto cresciute. La pandemia ha accelerato questa tendenza, rendendo evidente lo stretto collegamento tra sostenibilità ambientale e sanitaria.
Il risultato è che oggi la “transizione verde” è ampiamente riconosciuta come necessaria e urgente. Tuttavia, talvolta si tende a dimenticare che i tempi e la gestione della transizione sono fondamentali per evitare che decisioni virtuose per l’ambiente si rivelino socialmente dannose. E l’introduzione di alcuni provvedimenti volti a proteggere l’ambiente avviene senza un’adeguata analisi costi-benefici. Si pensi al dibattito sulla cancellazione dei cosiddetti «sussidi ambientalmente dannosi»,
 

 che in Italia Legambiente stima in 35,7 miliardi di euro l’anno. Si tratta di sussidi che riducono per certi settori il costo di utilizzo di combustibili fossili (come benzina e gasolio) o di sfruttamento di risorse naturali (tra cui l’acqua), e di conseguenza contribuiscono ad accrescere consumo di materie prime, emissioni di gas serra e inquinamento. D’altra parte tali incentivi sostengono attività economiche – in settori quali trasporti, edilizia, agricoltura, estrazione mineraria, pesca – spesso ai limiti della sopravvivenza. Pertanto la loro eliminazione, se fatta bruscamente e senza misure di compensazione, può danneggiare soggetti deboli e distruggere posti di lavoro. Il risultato, imprevisto e indesiderato, è che un beneficio per l’ambiente può avere una ricaduta sociale e politica negativa. 
L’annunciato rincaro nell’ordine del 30%-40% delle bollette energetiche – che pur essendo soprattutto conseguenza dell’impennata della domanda di gas e dei giochi geopolitici di Vladimir Putin, risente in parte anche della sterzata dell’Ue verso l’energia pulita (che a sua volta riduce a breve termine le alternative al gas) – ha un effetto regressivo, perché colpisce di più le famiglie a basso reddito.
Un analogo ragionamento può essere esteso alle tante forme di green tax, ambientalmente virtuose ma potenziale fonte di distorsioni e diseguaglianze. 
Incentivi e disincentivi possono contribuire a cambiare in meglio il comportamento dei consumatori razionali, a promuovere la conversione dei cicli produttivi da parte delle imprese, ad aumentare la sensibilità su temi di sostenibilità. Ma sono strumenti da maneggiare con cautela. E una seria analisi costi-benefici è utile per stimare, contenere e compensare l’eventuale impatto negativo.
Ciò non significa che non si debba imboccare con determinazione la strada della transizione energetica. Farlo è necessario e urgente, per consegnare un mondo sostenibile alle generazioni future. Tuttavia è importante conciliare il rispetto dell’ambiente con la crescita economica, la sostenibilità ecologica con quella sociale, la transizione verde con l’equità. Perché la sostenibilità ambientale non può diventare un lusso per pochi, con una divisione tra chi se la può permettere e chi no.
www.magnanimarco.com
 

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