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Salvare il pianeta? Non bastano gli slogan

Salvare il pianeta? Non bastano gli slogan

di Aldo Tagliaferro

04 Ottobre 2021,12:32

Evitiamo subito fraintendimenti: quello che stanno facendo i giovani di ogni latitudine da mesi, anni ormai, è sacrosanto. Urlano a squarciagola - con preferenza per i venerdì - l’urgenza del cambiamento per evitare la catastrofe climatica. Come non essere d’accordo? E come non ammirare dei ragazzi che pensano alle sorti del pianeta anziché perdersi nella spensieratezza della gioventù? Eppure l’enfasi mediatica intorno ai  Fridays For Future prima e al  Youth4Climate in questi giorni (evento che è stato voluto da un ministro adulto, Sergio Costa, e non da un comitato di ragazzini) tende a contrapporre i giovani - bravi, ecologisti, impegnati - agli adulti, autori di qualsiasi nefandezza, dissipatori del patrimonio naturale, responsabili di ogni emissione. 

Ma siamo proprio sicuri che sia così facile tranciare con l’accetta del manicheismo una linea netta fra bravi e cattivi?
Massimo Gramellini con il buon senso, l’acume e il dono della sintesi che ne rendono inimitabile il Caffè mattutino, ha giustamente ricondotto la questione alla naturale dialettica fra l’urgenza giovanile del “tutto e subito” e la capacità di mediare e comprendere le situazioni che si aggiorna con l’età. E’ normale: dalla rivoluzione industriale di fine ‘700 che inaugurò, probabilmente senza nemmeno saperlo, la corsa alle emissioni fino al nuovo millennio, si sono scontrate generazioni di giovani e di adulti. E questi ultimi sono stati inevitabilmente dall’altra parte della “barricata” prima di crescere. Sono (siamo) tutti colpevoli allo stesso modo.

I giovani che oggi assurgono agli onori delle cronache in ogni angolo del globo non sono gli unici depositari della verità e sarebbe ingiusto - con tutte le colpe che le generazioni precedenti e la moderna società del benessere possono avere - pensare che solo loro saranno in grado di salvare il pianeta. Sarebbe retorica allo stato puro. Certo, la coscienza ecologista è cresciuta molto negli ultimi anni, grazie anche a quelle figure necessarie in qualsiasi movimento. Greta, e adesso Vanessa, sono i poster che riassumo i tempi, danno un volto all’ideale e magari finiscono per esserne pure prigioniere. In fondo è un lascito del secolo breve: non riusciamo più a fare a meno delle icone, fin dai giorni di James Dean, Bob Dylan, Martin Luther King, Bob Marley…

La mia è la generazione dei baby boomers, i figli del benessere. Eppure anche ai nostri tempi a scuola si affrontava il tema dello scioglimento dei ghiacciai. Anche ai nostri tempi il WWF (che in Italia nacque nel 1966 per volontà di Fulco Pratesi) era in missione per salvare i panda, e alla fine ci è anche riuscito. Addirittura una volta la benzina aveva il piombo, poi diventò verde quando i genitori di Greta avevano ancora i pantaloni corti. Insomma, nessuno è rimasto con le mani in mano, dal pubblico (l’agenda Onu 2030 ha ormai diversi anni) al privato (Greta aveva sei anni quando nasceva il Barilla Center for Food and Nutrition),  e se le emissioni crescono continuamente è anche perché aumentano il benessere e il desiderio di miliardi di persone dei cosiddetti Paesi emergenti che hanno sempre più voglia di emergere. Forse Greta & friends farebbero più scalpore incontrando i potenti di Cina e India, dove dal 1990 le emissioni di Co2 sono salite di oltre il 300% mentre in Europa nello stesso arco di tempo si sono ridotte. Oggi l’Unione Europea è talmente conscia del tema climatico che ha imposto già da diversi anni le misure più stringenti al mondo in termini di emissioni di Co2. Al punto che il vero tema è quello di una transizione climatica che sia socialmente sostenibile: il rischio che sia fin troppo violenta è quello di lasciare milioni di vittime in  campo sociale perché i contraccolpi sulle filiere produttive potrebbero creare milioni di disoccupati. Altro che decrescita felice.

E’ facile urlare slogan, più difficile risolvere problemi che sono estremamente complessi (come ha ricordato con la sua disarmante pacatezza Mario Draghi incontrando proprio Greta giovedì a Milano) ed essere coerenti. E’ assai probabile  che ogni ragazzo sceso in piazza abbia uno smartphone in tasca, consumi i prodotti delle multinazionali contro cui inveisce (come se essere una multinazionale fosse di per sé una colpa!), “mangi” energia in continuazione per i suoi device.

E allora: l’emergenza climatica c’è ed è innegabile. Bisogna affrontarla tutti insieme, giovani e adulti, sapendo che la battaglia non si vince dalla sera alla mattina. 


 

© Riproduzione riservata

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