Forza Italia? «E’ diventata ormai una casa asfittica, con una classe dirigente asfittica e un po’ invigliacchita». Non entrerà nei manuali delle buone maniere, il giudizio di Giovanni Toti in acrimoniosa uscita da Forza Italia dopo essere stato uno dei dirigenti più vicini a Berlusconi. Il quale l’aveva cooptato ai vertici degli «azzurri», poi lanciato e sostenuto per la presidenza della Liguria e infine fatto co-conduttore del partito in crisi. Nomina frutto di un aut aut che Toti gli aveva posto minacciando le dimissioni, cosa che aveva scontentato tutto il vertice forzista. «Uno da me nominato che dando battaglia contro il sistema delle nomine ottiene e accetta di essere da me rinominato» :è il sarcasmo tardivo del Cavaliere che ora parla dell’ipotesi di fondare «Altra Italia», convinto che ci sia ancora modo di guadagnarsi i voti dell’Italia dei moderati, cattolici e liberali. Stesso intendimento è quello di Toti: pescare voti un pochino più a destra. Ci sono in palio i due milioni e trecentomila voti ottenuti da Forza Italia nell’ultima tornata elettorale: gran parte dei quali probabilmente finirebbero nel carniere di Salvini. Sembra molto difficile che in un clima di disfacimento come questo, una debacle che certifica il fallimento di una linea politica sconfitta e già in larga misura cannibalizzata dal ministro degli Interni, Toti e Berlusconi possano trovare spazio. Anche perché la vicenda viene percepita come uno scontro, un fatto personale tra il vecchio leader e il rampante insidiatore.
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