LUCA TENTONI
Lo stato di permanente «pre-crisi» del governo gialloverde può essere sbloccato solo da Salvini. In questo momento una crisi non può venire da uno dei pur importanti temi dell'agenda politica (autonomie, Tav, «flat tax») anche se, sul «caso Savoini», le parole di Conte in Senato potrebbero scatenare la reazione della Lega. Se così fosse, si tratterebbe di un incidente di percorso voluto: o da Conte (eventualità poco probabile) o da Salvini. Un pretesto per rompere, esattamente come accadrebbe su uno dei provvedimenti di governo, o sulla scelta del commissario italiano per l'Ue. Se avremo la crisi e le elezioni non sarà per caso, ma per una scelta ben ponderata del leader leghista: l'unico, in questo momento, a poter decidere il destino della legislatura. Mattarella può opporre argini deboli, in questa fase; inoltre, meglio votare a ottobre e avere un governo per fare la legge di bilancio (sia pure in tempi stretti) che imbarcarsi nell'avventura di un esecutivo tecnico o di una sorta di «Conte bis» (probabilmente senza Conte, il quale pare ormai in rotta con Salvini), cioè in soluzioni «balneari» e di corto respiro. Il ministro dell’Interno deve decidere se restare in un governo nel quale non ha oggi, formalmente, la piena responsabilità delle scelte (il che comporta scaricare su Conte e sul M5S le colpe di ciò che non si può fare o non è stato fatto bene) ma nel quale ha un potere negoziale enorme (di fatto, i Cinquestelle sono costretti a cedere su quasi tutto per non ritrovarsi ad elezioni anticipate, visto che il governo col Pd è solo una voce, un'ipotesi estiva fra le tante che circolano a Montecitorio). Se Mattarella sciogliesse le Camere, Lega e FdI vincerebbero verosimilmente le elezioni: in questo caso, a fine ottobre il programma di Salvini (Tav, flat tax, autonomie, immigrazione) non incontrerebbe più resistenze e ostacoli, quindi ogni rinvio non sarebbe giustificabile. Così anche per i conti pubblici: oggi la trattativa con la Commissione europea si può fare, purché il peso politico ricada sul premier e sul ministro dell'Economia, ma in futuro la quadratura dei conti sarebbe tutta da trovare, con Salvini e i suoi in prima fila. Vincere, dunque, può rivelarsi più impegnativo che continuare col governo giallo-verde. C'è però la questione russa, della quale parlerà Conte in Senato: politicamente è un tema scottante, ma sul piano elettorale non sembra - per ora, almeno - un problema. Non va dimenticato che Berlusconi ha vinto le elezioni svariate volte pur avendo guai giudiziari (che oggi Salvini non ha). È possibile che il presidente del Consiglio segua una linea prudente, per non dare appigli al «partito della crisi», ma tutto è possibile. Per ora ci si limita al disimpegno di Giorgetti (che ha rinunciato al posto di commissario europeo), ai contrasti fra i governatori lombardo-veneti e Conte, alle voci di rimpasto mai convintamente smentite, alle mille polemiche quotidiane. Senza contare che, a distanza di un anno da quando è stato firmato, il contratto di governo - con i rapporti di forza fra i «soci» completamente cambiati - sembra ormai bisognoso di un corposo restauro.
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