Ritengo giusto entrare nel campo minato dalle opposte passioni - negazione della ragione - per commentare l’ordinanza della dottoressa Alessandra Vella, gip di Agrigento, sul caso Carola Rackete e della nave di cui era comandante, la Sea Watch 3.
4. Peraltro, c’è anche un erroneo richiamo alle norme internazionali. La convenzione che interessa il caso Sea Watch è la Convenzione di Montego Bay promossa dalle Nazioni Unite e approvata il 10 dicembre 1982. Essa disciplina la delicata questione delle acque territoriali. All’articolo 19, stabilisce: «...significato dell'espressione “passaggio inoffensivo” 1. Il passaggio è inoffensivo fintanto che non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero … (e non può consentirsi ndr) g) il carico o lo scarico … persone in violazione delle leggi e dei regolamenti … di immigrazione vigenti nello Stato costiero...». Questo significa in sostanza che è la norma internazionale che introietta una riserva di legge a favore dello Stato interessato. Come può facilmente comprendere chi ha seguito il ragionamento, proprio il contrario di quanto invocato dalla gip.
5. C’è un ultimo punto da sollevare ed è quello della valutazione della «sicurezza» del porto di destinazione che, secondo la gip, sarebbe stato di competenza della comandante della Sea Watch. Una discrezionalità che nessun ordinamento (nemmeno la Convenzione-SAR di Amburgo - 27 aprile 1979-) riconosce al comandante di una nave in mare, che è, anzi, obbligato a dirigere la prora verso il porto più vicino.
La dottoressa Vella ha dichiarato, sbagliando, «Ho fatto ciò che era giusto», invece di «Ho fatto ciò che ritenevo giusto». Non si tratta di parole, ma di sostanza. E, a questo punto, non c’è dubbio che l’ordinanza della Gip sul caso Sea Watch e su Carola Rackete meriti un ulteriore passo giudiziario, Lo Stato è costituito da un complesso di uomini che esercitano competenze e possono errare. Lo Stato di diritto ha le procedure per correggere i propri errori (articolo 111 della Costituzione).
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