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L'incontro virtuale fra biden e Xi Jinping

L'incontro virtuale fra biden e Xi Jinping

di Augusto Schianchi

15 Novembre 2021,12:36

Questa notte  i presidenti Biden  e Xi Jinping   si incontreranno virtualmente per abbassare le tensioni militari nello stretto di Taiwan. Anche in funzione del crescente arsenale nucleare che la Cina sta accumulando. Il piano cinese è quello di quadruplicare in questo decennio fino a 1000 le proprie testate nucleari. Durante l’estate la Cina ha testato due missili ipersonici, di cui uno ha circumnavigato la terra. E’ evidente che la Cina ha innalzato il livello di competizione militare con gli Stati Uniti. Al momento non ci sono rischi di un conflitto, ma (analogamente al rapporto con la Russia) è necessario tra le due superpotenze un dialogo permanente, avviato ai massimi livelli, per assicurare che non ci siano “malintesi” o semplicemente valutazioni errate o errori tecnici, che avrebbero conseguenze devastanti.
I rapporti diplomatici tra Usa e Cina sono sempre stati problematici. Perché, come ha insegnato Kissinger, cinesi e americani interpretano la diplomazia in modo completamente diverso. Gli Stati Uniti pensano ai rapporti diplomatici nell’ottica della difesa (e sostegno) dei propri interessi, in chiave pragmatica, vale a dire se necessario anteponendo i propri interessi alla difesa dei valori etici. 

Ad esempio, nel caso della Cina, con una difesa molto debole della popolazione Uigura rispetto alla repressione cinese.
La Cina invece considera la propria azione diplomatica come riscatto rispetto ai “100 anni di umiliazione” (e vergogna, ha aggiunto Xi). Sono gli anni che vanno dal 1838, anno della prima guerra dell’oppio (un’autentica “porcata” inglese), al 1949, anno di fondazione della Repubblica comunista cinese.
 Passando attraverso l’imposizione alla Cina di tenersi legazioni straniere extraterritoriali, una seconda guerra dell’oppio (quando Inglesi e Francesi distrussero il Palazzo dell’Estate di Pechino), la sconfitta cinese con il Giappone per la Corea, l’invasione giapponese della Manciuria, l’invasione giapponese con il massacro di Nanchino.
 Non solo, ma l’umiliazione più profonda fu che la Cina partecipò sia alla Prima che alla Second guerra mondiale come alleata con le potenze occidentali vincitrici, ma in entrambi i casi, al momento della firma dei trattati di pace, la Cina venne completamente esclusa da qualsiasi beneficio della vittoria.
 Nella lunga guerra civile cinese tra le forze comuniste ed il Kuomintang, gli Americani si schierarono con questi ultimi, e tutt’ora garantiscono militarmente la difesa di Taiwan.
Negli ultimi trent’anni, gli Stati Uniti hanno sbagliato tanto nel loro rapporto con la Cina. Hanno considerato il 1989 come data della vittoria finale della democrazia ed il mercato contro l’autoritarismo comunista.  Dopo il massacro degli studenti di Piazza Tiananmen, gli Usa hanno considerato la Cina come un paese non affidabile per un’alleanza di lungo periodo. Esattamente nella direzione opposta dei vent’anni precedenti di alleanza Nixon-Kissinger con Deng Xiaoping.


Gli Americani hanno così avviato per i successivi vent’anni una strategia non chiara, erratica, dall’invasione di Afghanistan e Irak alla crisi finanziaria globale del 2008. 
Nel 2000 l’America valeva nei mercati 8.5 volte la Cina; nel 2010 ne valeva 2.5 volte; nel 2015 soltanto 1.5.
Nel 2012 la Cina eleggeva presidente Xi Jinping, ingegnere di formazione, solido e carismatico, con idee chiarissime sulle strategie a lungo termine della Cina, inclusa quella nei rapporti diplomatici.
Nel 2015 gli Usa eleggevano Trump. Che dire… esattamente una personalità opposta. 
 

© Riproduzione riservata

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