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Editoriale

La partita di Draghi e il futuro del paese

La partita di Draghi e il futuro del paese

di Alfredo Alessandrini

31 Dicembre 2021,12:36

L’attuale scenario politico del Paese presenta una situazione di incertezza legata a diversi elementi caratterizzati da scadenze che vengono a coincidere.
Il primo elemento di forte incertezza riguarda l’elezione del presidente della Repubblica, che ha comunque una ricaduta sul governo anche nell’ipotesi che il candidato possibile non fosse Mario Draghi.
Infatti, come ha indicato anche Mario Draghi, il formarsi di una maggioranza nell’elezione del presidente della Repubblica diversa da quella che sostiene il governo porterebbe ad un inevitabile indebolimento del governo stesso.
E questo avverrebbe in un momento decisivo per il Paese: la ripresa della pandemia con numero di contagi in continua crescita porterà inevitabilmente a chiusure, magari solo parziali, ma numerose.
Siamo poi nel momento decisivo dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che vede un ruolo fondamentale degli enti locali e che vede un rischio di carenza di progettualità e di difficoltà di raggiungere gli obiettivi negli enti locali del Sud.
Gli investimenti indicati nel Pnrr, accompagnati dalle riforme previste, hanno bisogno di un governo nel pieno della funzionalità e di un parlamento pronto ad assumere le decisioni conseguenti ai progetti messi in campo.

Si gioca proprio nel 2022 una partita fondamentale per la presenza di fatti esterni rilevanti: l’inflazione in aumento è ormai considerata non più un fatto transitorio. La politica monetaria della Bce risentirà inevitabilmente di questo elemento tant’è che ridurrà gli acquisti mensili di titoli del debito pubblico dei Paesi e quindi anche del nostro, previsti nel Programma per l’emergenza pandemica (Pepp). La riduzione avverrà già nel primo trimestre del 2022 per poi chiudere il programma a fine marzo. E questa non è una bella notizia, in quanto sappiamo che i rendimenti dei nostri titoli, influenzati dallo spread, sono sensibili al clima di fiducia del Paese e alla possibilità di acquisti della Bce.
In questo quadro vi sono elementi positivi che riguardano i giudizi delle agenzie di rating e l’andamento del tasso di crescita del Pil del 6,3% nel 2021 (previsioni Istat) e un 4,7% nel 2022. Questi sono gli elementi che influenzano direttamente la sostenibilità del debito pubblico, valutata sulla base del tasso di crescita del Pil aumentato dell’inflazione rispetto ai tassi del debito pubblico.
È vero che il nostro debito scenderà alla fine di quest’anno sotto il livello del 154% del Pil proprio per merito della crescita del Pil, ma è vero che rimane pur sempre molto elevato.
Questo fatto ha spinto Mario Draghi a prendere la decisione di affrontare in modo aperto e pubblico il tema della revisione dei parametri di controllo dell’andamento del deficit e del debito dei Paesi europei, che già in occasione della precedente crisi finanziaria del 2008 e poi dei debiti sovrani del 2012 ha comportato una continua mancanza di crescita soprattutto nei Paesi come il nostro caratterizzati da elevato debito pubblico.
L’iniziativa presa fra Draghi e il presidente francese Macron di pubblicare una lettera firmata congiuntamente sul Financial Time, preceduta dal cosiddetto accordo del Quirinale fra i due Paesi, ha proprio al centro la revisione delle regole di bilancio previste dal Trattato di Maastricht e dal Patto di stabilità e crescita, sospeso a seguito dell’aggravarsi della crisi pandemica.
Un ritorno a queste regole di bilancio, una volta terminata la fase acuta della pandemia e quindi una volta cessata la sospensione, avrebbe conseguenze pesanti sul processo di ripresa del nostro Paese, sia dal lato degli investimenti e della ricerca che dal lato della modernizzazione della pubblica amministrazione, del rafforzamento della sanità e di una profonda riorganizzazione dell’istruzione. E metterebbero a rischio le riforme necessarie che vanno attuate in un periodo di espansione economica.
L’iniziativa del presidente Draghi ha un’importanza fondamentale per il Paese. E il fatto che trovi l’accordo del presidente francese ed una disponibilità del presidente tedesco è di buon auspicio per l’esito positivo della trattativa.
Ma una domanda è d’obbligo: quale sarà a breve il ruolo del presidente del consiglio Draghi? E quale sarà la consistenza della forza parlamentare del governo dopo le possibili fratture dell’elezione del presidente della Repubblica? Non vogliamo nemmeno pensare ad un scenario di elezioni anticipate.
Naturalmente la trattativa per la revisione delle regole di bilancio europee è tutta in salita e solo una personalità come Mario Draghi può avere la credibilità e l’autorevolezza per portarla a compimento, con a fianco un presidente della Repubblica dotato dell’indispensabile prestigio nazionale ed internazionale.

© Riproduzione riservata

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