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Economia

Dal conflitto ricadute pesanti per l'Italia

Pil, crescita acquisita per il 2021 a +6,2%

di Alfredo Alessandrini

22 Marzo 2022,08:45

La pesante catastrofe umanitaria indotta dalla guerra in Ucraina lanciata in modo unilaterale con l’occupazione da parte della Russia di Putin di uno Stato sovrano aggiunge al dramma delle vittime civili e delle morti dei bambini anche pesanti ricadute sull’economia dell’Unione Europea. Infatti se andiamo indietro allo scorso gennaio l’Istat certificava una crescita del fatturato industriale del 2021 del 22,6%, con un pieno recupero del fatturato perso nel 2020. Erano dati importanti che attestavano una velocità della ripresa del settore industriale molto forte.

Purtroppo già con il mese di dicembre 2021 vi erano le prime avvisaglie del rallentamento dei dati della produzione industriale a seguito degli aumenti dei costi dell’energia che avevano indotto una contrazione della produzione industriale rispetto al mese di novembre 2021. Nel primo trimestre 2022, secondo il Centro Studi Confindustria, la variazione acquisita della produzione industriale sarebbe -1,0%.  La previsione del bollettino economico di Banca d’Italia di gennaio 2022 stimava già una contrazione del PIL 2022 che si prevedeva assestarsi al 3,8%. Ora, con questa drammatica guerra indotta da Putin, la previsione è di una perdita del PIL almeno dello 0,7%. L’impatto negativo sull’area Euro sarà ben dell’1,2% nel 2022. Quindi il PIL del 2022 si posizionerebbe in Italia in un range fra il 3,1 e il 3,4% a seconda dei diversi Istituti di previsione e della durata delle operazioni di guerra.

Una pesante ricaduta è dovuta sostanzialmente all’impatto dei costi dell’energia (gas e petrolio) e di conseguenza sulla produzione dell’energia elettrica. A questi costi si accompagnano quelli delle altre materie prime assieme alle difficoltà di approvvigionamento che rallentano i ritmi dei processi produttivi. Anche in campo agricolo le ricadute di questa guerra voluta dalla Russia di Putin sono già e saranno nel futuro molto pesanti in quanto la Russia è il principale Paese esportatore di grano e fertilizzanti mentre da Kiev provengono oli vegetali, mais e miele.

Naturalmente vi saranno quindi problemi di approvvigionamento per i mangimi degli animali. Accanto al rallentamento della produzione industriale, agricola e dell’economia in generale la crisi Ucraina induce anche una forte crescita dell’inflazione dovuta all’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime che poi si trasferiscono sui costi di produzione e inevitabilmente sui prodotti finiti. Quindi assistiamo già da qualche tempo ad un aumento dei prezzi anche sui prodotti di largo consumo con aumenti già presenti da quando è partita la guerra e previsioni ulteriormente peggiorative se questa dovesse perdurare a lungo. L’Istat ha comunicato che nel mese di febbraio 2022 l’inflazione del nostro Paese è aumentata dello 0,7% su base mensile e del 5,7% su base annuale. Questo dato avrà inevitabili ricadute sui consumi e di nuovo sulla domanda e di conseguenza sulla produzione. Proprio nel momento in cui scrivo sento dai TG che vi sono attacchi sui palazzi della capitale Ucraina e quindi l’orrenda guerra contro obiettivi civili continua con il dramma umano e la vergogna di centinaia di morti e di decine di bambini.

Ora la guerra lascia intravedere tempi lunghi con ricadute umanitarie drammatiche mentre gli incontri diplomatici procedono a rilento. Oltre a questi aspetti che richiedono una ferma posizione di opposizione alla guerra voluta dalla Russia di Putin vi sono quindi anche le ricadute sull’economia dell’Eurozona. Questo a seguito, come detto in precedenza, dei costi dell’energia e delle materie prime ed anche delle ricadute sui paesi europei delle pesanti e giuste sanzioni comminate alla Russia. Quindi occorrono interventi rapidi sulle bollette di gas e energia elettrica e sui carburanti in quanto i costi dell’energia aumentano continuamente. Naturalmente questa situazione deve spingere a ridurre considerevolmente la dipendenza dalla Russia per la fornitura di gas e spingere anche a investire con maggiore determinazione sulle energie rinnovabili.

© Riproduzione riservata

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