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EDITORIALE

Mario Draghi farà la fine che toccò a Mario Monti?

Mario Draghi farà la fine che toccò a Mario Monti?

Mario Draghi

di Luca Tentoni

09 Maggio 2022,16:32

Nonostante la guerra, la maggioranza di solidarietà nazionale sembra scricchiolare. Nulla di serio, ma ci sono molte tendenze centripete che colpiscono la coalizione di sostegno a Draghi.
Il Movimento 5 Stelle tenta di differenziarsi sull'invio delle armi all'Ucraina, protesta per difendere il bonus 110% e si oppone al termovalorizzatore romano; la Lega sembra aver sposato un certo pacifismo «sui generis» (alla Orbán) e, allo stesso tempo, rivendica risultati sul catasto (che però sono molto parziali) e cerca nuovamente di bloccare la riforma della concorrenza nella parte che interessa le concessioni balneari.
Anche Forza Italia, dal canto suo, ha chiesto qualcosa su fisco e catasto, ma senza mai dare l'impressione di voler mettere in crisi Draghi e la maggioranza; così Italia viva, che ha operato qualche distinzione in materia di giustizia, senza minacciare però disimpegni dalla coalizione. Il Pd sembra rimasto il solo vero «partito di Draghi» perché ne sposa sempre le decisioni: del resto, in ambito europeista, atlantico e di politica economica il 99% dell'operato dell'Esecutivo è compatibile con le impostazioni programmatiche del partito di Letta.

Se le singole azioni dei leader politici (compresa la curiosa accusa di Conte che lamenta la presunta volontà di qualcuno di «buttar fuori» il M5S dalla maggioranza) restano tuttavia punture di spillo sulla robusta corazza del presidente del Consiglio (che un po' media, ma spesso tira dritto, col sostegno del Quirinale), c'è però un grave pericolo che incombe su Draghi. È un pericolo insieme mediatico e politico: la «montizzazione».
Come Monti, che arrivò come il salvatore della Patria, nel 2011, e finì per essere disconosciuto dal Pdl (che lasciò al Pd il compito di sostenerlo per fargli subire un massacro elettorale), Draghi viene costantemente dipinto da chi vorrebbe far cadere il governo (ma non può permettersi di compiere un gesto che porterebbe alle elezioni anticipate) come un freddo burocrate sensibile alle sirene euroatlantiche ma completamente sordo alle esigenze degli italiani. Come con Monti, la «turris eburnea» nella quale si è di fatto confinato il «salvatore della Patria» potrebbe finire per diventare la sua prigione e il luogo dove fargli subire una gogna ispirata dalla politica e realizzata con strumenti mediatici di vario tipo. Anche la guerra in Ucraina e la partecipazione dell'Italia agli aiuti Nato viene fatta passare per l'appiattimento di Draghi sugli Usa e per una politica neoimperialista che in politica interna ed economica sarebbe caratterizzata da un connotato tecnocratico e antisociale.

Compiuta non direttamente la lenta e progressiva "demolizione" del personaggio, le forze politiche estreme della maggioranza (M5s e Lega) potrebbero poi disimpegnarsi, dopo l'approvazione della legge di bilancio, per connotare l'Esecutivo come «il governo del Pd contrario al popolo». Sovranisti e populisti, del resto, lavorano molto sulla mediaticità dei loro messaggi e sulla creazione di un nemico che può servire loro per guadagnare voti e screditare gli avversari. È il copione del 2013, ma anche quello del 2018: si sa com'è andata a finire. Di Monti oggi si ricorda solo il peggio, o almeno quel che taluni ci vogliono presentare come tale. Non si rammenta, invece, che proprio grazie ai sacrifici e alla serietà si riuscì a superare quella fase catastrofica e a non fare la fine della Grecia (poi arrivò la Bce di Draghi e ci salvò definitivamente). Non è difficile prevedere che durante la campagna elettorale per le politiche del 2023 Draghi possa diventare il capro espiatorio e il bersaglio di tutti i populisti e dei sovranisti: l'"usurpatore" della politica, quando invece è stato ed è la "safety car" di un sistema partitico andato in crisi. 

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