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Editoriale

Ucraina, il futuro dopo l’armistizio

Ucraina, il futuro dopo l’armistizio

di Augusto Schianchi

25 Maggio 2022,12:40

L'armistizio arriverà. Si troverà una buona ragione per renderlo conveniente ad entrambi i nemici. Magari lo scambio dei soldati dell’acciaieria contro il riconoscimento della perdita di Mariupol. Ma il concime rilasciato dalla guerra continuerà a fertilizzare il terreno del conflitto. Un’aggressione è un’aggressione, e l’Ucraina non è un piccolo paese che accetta comunque il fatto compiuto. L’Ucraina è un grande paese, con 45 milioni di abitanti, è il granaio del mondo. Questa aggressione (con i morti, le distruzioni e crimini conseguenti) pretende giustizia.

Ai russi l’armistizio a questo punto conviene. Il suo esercito ha mostrato gravissime insufficienze sul campo, errori strategici e tattici, logistica inadeguata, soldati demotivati. Se l’è cavata l’artiglieria che ha sparato missili dovunque, distruggendo costruzioni civili, oltre che militari. Diffondendo il massimo terrore tra la popolazione civile.
I russi, consapevoli della propria debolezza sul campo, hanno periodicamente minacciato i potenziali nemici (cioè la Nato), che in caso di attacco esterno avrebbero reagito tirando le bombe atomiche. Con alcune tremende rappresentazioni di una Londra distrutta in meno di 5 minuti, e l’Inghilterra affondata sotto uno tsunami artificiale.

L’obiettivo dei russi è nel breve portarsi a casa il Donbass ed il corridoio di collegamento con la Crimea. Anche senza il riconoscimento internazionale. Nel medio l’obiettivo dei russi è continuare con una guerra bassa intensità in attesa del 2024, con la speranza di una vittoria di Trump, che mollerebbe l’Ucraina (per concentrarsi sulla Cina), scaricando il peso della sua difesa sull’Europa.

Anche gli ucraini vogliono l’armistizio. I 90 giorni di resistenza all’invasione russa sono andate per loro aldilà di ogni aspettativa. Ma la perdita della città-simbolo di Mariupol, le vittime ed il cumulo di macerie accumulate per i bombardamenti, richiedono una pausa di riflessione, con tutta l’enorme tragicità di questo momento.
Gli ucraini peraltro sono in attesa dei 40 miliardi di armamenti forniti dagli americani; la legge è già stata approvata e l’arrivo dovrebbe essere imminente. Le nuove armi potrebbero accelerare la pace, nel senso che rafforzandosi il peso delle forze armate ucraine potrebbe convincere Putin a fermarsi ora, prima che l’evoluzione della guerra possa provocare un ulteriore indebolimento del proprio esercito russo.

Gli Stati Uniti non possono abbandonare l’Ucraina. Se lo facessero, in breve tempo perderebbero l’alleanza (proprio rafforzata in questi giorni) di Taiwan, della Corea del Sud e del Giappone, che riterrebbero gli Stati Uniti un alleato non affidabile nel momento del pericolo. Perdendo la loro alleanza perderebbero inevitabilmente il confronto con la Cina.
Nemmeno l’Europa può chiamarsi fuori, se lo facesse l’alleanza Nato (che è un patto di difesa comune) si scioglierebbe, e ciascun paese europeo (a parte la Gran Bretagna, che è di quelli che “non si arrendono mai”), preso individualmente, sarebbe sotto ricatto permanente della Russia (ma non solo!) per il gas, ed anche sul piano militare con la minaccia di un attacco atomico.

In questo frangente l’azione di Draghi è stata puntuale. Ha confermato l’invio delle armi (nella diplomazia internazionale se sei proattivo e partecipi, ci sei e sei ascoltato; se non partecipi, sei fuori e nemmeno ascoltato. In diplomazia l’astensione equivale all’assenza. Si ricordi Cavour che nel 1855 invia i bersaglieri del generale La Marmora proprio in Crimea). Draghi ha avanzato ai massimi livelli una proposta di pace, articolata, con ragionevoli basi per entrambi i contendenti di poter avviare il negoziato. Perché alla fine sono Zelenski e Putin che si devono parlare. Seppure con il sostegno di tutti gli uomini di buona volontà.

L’invasione russa dell’Ucraina cambierà la nostra percezione del mondo. Perché non basteranno più il diritto internazionale e l’Onu a garantire l’indipendenza di un paese libero. La parola data, i trattati firmati servono a poco se una delle controparti non li rispetta. Perché comunque c’è sempre “un’interpretazione” non prevista che apre le porte ad una loro violazione. Per mantenere la propria indipendenza, è necessaria una propria forza di dissuasione e solide alleanze per una difesa comune.
Il mondo è diventato un villaggio globale, e non c’è spazio per i furbetti del quartierino.

© Riproduzione riservata

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