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EDITORIALE

Fake news e nuovo codice di condotta sul web. Dei giganti del web contro le fake news

fake news

di Ruben Razzante

20 Giugno 2022,13:25

Le polemiche sulla trasparenza e la veridicità delle informazioni su fatti di interesse pubblico si stanno nuovamente inasprendo. Non abbiamo neppure avuto il tempo di assaporare il lento ritorno alla normalità post-Covid che subito il conflitto russo-ucraino ci ha ricatapultato nella giungla del web, contrassegnata dalla circolazione virale di contenuti non verificati e spesso a sfondo propagandistico.
Le autorità nazionali e sovranazionali sono sempre più consapevoli che per tenere sotto controllo l’emergenza fake news è necessario un concorso di forze tra strumenti giuridici, deontologici, culturali e tecnologici, senza illudersi che le leggi da sole possano “bonificare” l’infosfera e trasformarla in un regno sicuro, trasparente e affidabile.
Il nuovo Codice rafforzato di buone pratiche sulla disinformazione, condiviso il 16 giugno dalla Commissione europea, prende atto che la strada per il contrasto alle fake news rimane in salita, ma fa tesoro delle esperienze maturate durante la pandemia in termini di sinergia tra decisori istituzionali dei vari Stati e principali piattaforme on-line.

D'altronde, si tratta di un percorso iniziato nel settembre 2018, con l’uscita della prima versione del Codice di autoregolamentazione Ue sulla disinformazione, sottoscritto dai principali colossi del web e pensato per contrastare la possibile scalata dei sovranisti e populisti alla guida dell’Europa in occasione delle elezioni europee del maggio 2019. Quella minaccia fu sventata perché le forze europeiste uscirono vincitrici dalle urne, ma la sensibilità della commissione Ue e degli Over the top verso i principi della correttezza e trasparenza delle informazioni si è nel tempo affinata e, nel maggio dell’anno scorso, ha prodotto un aggiornamento del testo del 2018, attraverso la pubblicazione di una serie di orientamenti sul tema suggeriti dall’infodemia osservata durante le fasi più acute della diffusione del Covid.
Quella appena diffusa è dunque una nuova versione di un documento di autodisciplina che intende fronteggiare in maniera ancora più energica la diffusione di notizie false e propagandistiche, con particolare riferimento all’invasione russa dell’Ucraina.
Davvero rilevante il numero di firmatari, ben 34, tra i quali figurano le principali piattaforme digitali, in particolare Meta, Google, Twitter, TikTok e Microsoft, ma anche piattaforme più piccole o specializzate, agenzie pubblicitarie on-line, società di tecnologia pubblicitaria, verificatori di notizie e rappresentanti della società civile o operatori che offrono soluzioni specifiche per combattere la disinformazione. Brillano invece per assenza Apple e Telegram, ma l’elenco dei firmatari potrà essere nel tempo ampliato, anzi tra gli auspici dei promotori c’è proprio quello di sensibilizzare altri soggetti della Rete affinchè aderiscano.
Il documento contiene maggiori e più vincolanti impegni per i colossi del web, chiamati a fornire agli utenti strumenti ancora più incisivi per riconoscere e segnalare la disinformazione, assicurando loro una navigazione in Rete più sicura. Il dibattito pubblico risulta spesso inquinato proprio a causa del proliferare di link di dubbia autenticità che finiscono per allontanare il popolo del web dalla reale comprensione dei fenomeni. Chi ha firmato il nuovo Codice rafforzato si impegna altresì a garantire ai ricercatori un accesso ai dati necessari per poter condurre ricerche approfondite sui processi di disinformazione, sempre nel rispetto del Gdpr e della regolamentazione in materia di privacy e trattamento delle informazioni riservate.
Ma il nodo più insidioso, che per la prima volta viene affrontato in un codice di condotta sulle bufale in Rete, è quello finanziario. Si sa che esistono ramificate organizzazioni internazionali che disinformano, manipolano e si arricchiscono mediante la diffusione di notizie false. Nel nuovo documento sono previste misure per una effettiva “demonetizzazione” dei siti che veicolano fake news. Privarli, infatti, del serbatoio economico alimentato dai proventi pubblicitari vuol dire indebolirli e depotenziarne gli effetti devastanti che possono avere sulla formazione delle opinioni.
Altre azioni di contrasto alle fake news inserite nel nuovo Codice sono: dare impulso alla verifica dei fatti in tutti i Paesi e in tutte le lingue dell’Ue, garantendo che il lavoro svolto dai verificatori delle notizie sia remunerato adeguatamente; assicurare la trasparenza della pubblicità politica, che dovrà essere immediatamente riconoscibile grazie a indicazioni più chiare su sponsor, entità della spesa e periodo di visualizzazione; intensificare gli interventi sui nuovi comportamenti manipolativi (bot, deepfake, account fasulli); creare un quadro di monitoraggio dell’attuazione del Codice stesso, attraverso la produzione di relazioni periodiche da parte delle piattaforme e degli altri firmatari; istituire un centro indipendente per la trasparenza e una task force che lavorino costantemente per mantenere i contenuti del nuovo Codice adeguati agli obiettivi e alle esigenze future. Last but not least, rispetto al Codice del 2018, che era del tutto privo di strumenti in grado di assicurare che gli impegni venissero rispettati, il nuovo Codice rafforzato verrà agganciato, dal punto di vista applicativo, al Digital services act (Dsa), il testo europeo che sta per diventare legge e che disciplinerà in maniera severa la circolazione di contenuti illegali e di disinformazione sulle varie piattaforme. Queste ultime, se non attueranno misure di mitigazione del rischio e si riveleranno “pigre” nell’attuazione delle pratiche previste per contrastare efficacemente la circolazione di notizie false, rischieranno multe fino al 6% del loro fatturato globale.
Facile immaginare che ci saranno nel tempo ulteriori assestamenti nella strategia di contrasto alle fake news. Certo è che l’interazione tra titolari delle piattaforme web e social e autorità statuali ed europee sarà decisiva per la realizzazione di un ecosistema digitale più inclusivo e democratico, in grado di contemperare la libertà d’espressione con la valorizzazione dell’informazione di qualità e la tutela dei diritti della persona.

© Riproduzione riservata

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