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Editoriale

Debito pubblico un problema che l'Italia deve risolvere

debito pubblico

di Carlo Salvatori

25 Giugno 2022,22:36

La dimensione del nostro debito pubblico è ormai uno dei problemi più seri del nostro Paese.
L’azienda Italia continua imperterrita a spendere più di quanto produce. Se spendesse per finanziare investimenti produttivi il problema sarebbe meno grave. Purtroppo lo fa per coprire spese correnti, quelle che accontentano la gente nell’immediato. Quella gente non si rende conto, non vuole rendersi conto, che il futuro dei figli e dei nipoti ne risentirà. I figli e i nipoti pagheranno domani il conto. Un’azienda che spende più di quanto riesce a produrre rischia nel tempo il fallimento. Questo vale anche per l’azienda paese. Il fallimento si allontana nel tempo solo chiedendo aiuti ad altri. Ma questo significa rinunciare sostanzialmente a parte della propria sovranità.

Impostare politiche tendenti a contenere il debito pubblico non è cosa facile. La nostra è una democrazia complessa. Gli obiettivi dei politici sono di breve termine. Essi hanno bisogno di consensi per salvaguardare i loro interessi di parte. Le spese correnti sono proprio quelle che indirizzano voti nell’immediato. Anche se sappiamo che strategie di breve termine non fanno l’interesse prospettico del paese.

Io credo che qualcosa comunque si possa fare, in ambiti in cui tutte le parti politiche potrebbero trovarsi sostanzialmente d’accordo. Un tema ricorrente è quello del patrimonio in capo allo Stato e/o ad enti del potere pubblico. Lo ha risollevato Milano Finanza ed hanno ripreso il tema anche altri organi di stampa.

Io espressi in passato il mio pensiero e lo ho fatto ancora nei giorni scorsi. Il mio pensiero - e non solo il mio - è questo: l’Italia è un paese ricco, solido patrimonialmente, con all’attivo di bilancio il valore deile sue proprietà immobiliari e dei beni di proprietà pubblica. Basta pensare al solo cospicuo valore delle opere d’arte dei nostri musei.
I nostri sono problemi di squilibrio finanziario. I beni di proprietà dello Stato sono stimati non meno di 2.500 miliardi di euro. È una stima per difetto. A mio parere sono di più. La maggior parte di quei beni non è alienabile. Deve stare lì, vale molto, ma non la si può toccare. Le nostre opere d’arte devono rimanere lì, nei musei, a disposizione di tutti.

Una parte della ricchezza pubblica potrebbe essere invece convenientemente dismessa. Sono all’incirca 400 miliardi di euro di beni immobili che, se messi in condizione di essere appetibili, potrebbero portare ad una buona riduzione del nostro debito pubblico. Caserme non più utilizzate, vecchi complessi industriali dismessi, altre forme di patrimonio immobiliare dei Comuni e degli enti locali. Sono in gran parte cespiti dimenticati, senza manutenzione, cespiti che il tempo danneggia. La proprietà pubblica non è in grado di investire su di essi. Non fa nulla per preservarne o aumentarne il valore. Ha altre priorità.
Gli amministratori pubblici preferiscono ignorarli ma non vogliono disfarsene. Se qualcuno in ambiente locale pensasse a valorizzarli, troverebbe certamente qualcun altro pronto a criticarne la proposta. Nulla si muove allora, nulla si fa. Semplice resistenza passiva.

Il Governo nazionale invece potrebbe fare. Deve gestire un debito fuori misura. Ha la possibilità di poterlo ridurre in modo abbastanza consistente. Non dovrebbe essere molto difficile nell’attuale contesto trovare un consenso trasversale.
Quei beni con le attuali destinazioni d’uso non sono alienabili. Gli amministratori locali non sono in grado di cambiarle. Lo Stato potrebbe. E dovrebbe farsene carico nell’interesse del Paese.
Modificandone la destinazione d’uso con provvedimenti dal Centro quei beni sarebbero appetibili sul mercato. I loro valori commerciali salirebbero in modo consistente. L’obbligo a venderli anche a mezzo di cartolarizzazioni porterebbe benefici significativi in termini di riduzione del nostro debito pubblico.

Ci sono almeno altri due ambiti dei quali il Governo potrebbe farsi carico, anche qui superando d’imperio difficoltà dei localismi pubblici e privati. Nell’attuale fase storica indotta dalla guerra il Paese ha bisogno più che in passato di “energia fatta in casa”.
Ebbene, sappiamo che in Adriatico esistono importanti giacimenti di gas. Non sono sfruttati. Pastoie burocratiche. Dipendiamo in misura preoccupante dall’estero. La crisi in Ucraina sta creando non pochi problemi.
Sappiamo anche che in Sicilia ed in Basilicata il Paese dispone di altrettanto importanti giacimenti di petrolio. Non viene estratto. Pastoie burocratiche. Importiamo petrolio per le esigenze dell imprese e delle famiglie.
Mi domando perché - dati i nostri bisogni - non si affronta il problema per risolverlo. Cosa fare perché l’Italia possa beneficiare di una ricchezza della quale ha necessità assoluta? Cosa osta? Certamente qualcosa osta, sia da parte del pubblico che da parte del privato. Ma dati i tempi occorre cercare di capire e, prima possibile, agire.

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • giulio1963

    26 Giugno 2022 - 10:35

    Esatto, quindi basta reddito di cittadinanza e bonus, abbassiamo le tasse e facciamo in modo che i soldi allo stato arrivino grazie alla produttività e al ciclo economico.

    Rispondi

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