×
×
☰ MENU

L'analisi

Vincitori e vinti del voto di Parma

Vincitori e vinti del voto di parma

di Stefano Pileri

29 Giugno 2022,09:07

Di certo, questa volta non hanno «vinto tutti». Nelle elezioni comunali di Parma vincitori e vinti sono chiari. Da una parte Michele Guerra, il Partito Democratico e anche Federico Pizzarotti. Dall'altra, Pietro Vignali, la Lega e tutto il centrodestra parmigiano.

CHI HA VINTO

MICHELE GUERRA
Un successo personale oltre le formule politiche

Quella di Michele Guerra è una vittoria che va al di là delle formule politiche e delle alleanze elettorali. Un successo personale che fa passare un po' in secondo piano anche il fronte largo «alla parmigiana» che ha messo insieme il Pd ed Effetto Parma, Sinistra coraggiosa e Italia viva. Questo professore universitario, senza esperienze elettorali alle spalle, ha dimostrato una straordinaria capacità di tenere insieme chi, come il sindaco Pizzarotti e il capogruppo del Pd Lavagetto, fino a qualche settimana fa se ne diceva di tutti i colori. Non era facile riuscire a rassicurare tutti e far stare «tranquilli» i candidati di sei liste che erano ovviamente tutti in cerca di visibilità per raccogliere voti di preferenza.
Ci è riuscito mettendoci subito la sua faccia sorridente e dosando bene i toni. Prendendo quel che di buono ha fatto l'amministrazione Pizzarotti, di cui è stato un assessore per cinque anni. E correggendo la rotta su tanti temi che il sindaco e qualche collega assessore avevano gestito con un po' troppa «aggressività», vedi stadio e Cittadella.
Ora dovrà dimostrare di saper continuare a tenere insieme una squadra variegata ed evitare i trabocchetti. A cominciare da quelli legati alla formazione della Giunta. La composizione della squadra degli assessori è un passaggio fondamentale in cui si gioca il destino anche del sindaco più popolare.

PARTITO DEMOCRATICO
Divisioni interne superate O forse solo accantonate

Ha dovuto ascoltare i «consigli» di Bonaccini e scendere a patti con il «nemico» Pizzarotti. Ma alla fine il Pd di Parma ce l'ha fatta a vincere le elezioni comunali. Era un quarto di secolo che i Dem e i loro «antenati» non toccavano palla in Municipio. Un'astinenza dovuta a montagne di errori su cui si potrebbero scrivere decine di libri. Anche questa volta sembravano avviati a complicarsi la vita in una serie di scontri laceranti. Con una parte del partito che chiedeva a tutti i costi le primarie. E l'altra, supportata da Bologna, che chiedeva di non fare nemmeno i congressi e rinviarli a dopo il voto. In un certo senso, invece, i congressi che si sono svolti a inizio anno, perché imposti da Roma, sono serviti a far decantare le tensioni. E a rimettere il partito in carreggiata. Segno che la democrazia interna, il confronto e la discussione, alla fine, sono sempre il modo migliore per affrontare le scelte in una forza politica. Lo dimostra il fatto che un quarto dei votanti ha scelto il Pd nonostante le tante liste civiche in campo. Ora, per i vertici Dem, si apre una nuova partita, non meno difficile ma sicuramente più gratificante. Tenere insieme un partito dalle tante anime interne ed evitare troppe tensioni adesso che ci sono da spartire posti e incarichi, assessorati e commissioni. Fra il primo turno e il ballottaggio su telefonini e chat si vedevano già le prime avvisaglie di qualche mal di pancia.

FEDERICO PIZZAROTTI
Il centrosinistra non vince senza di lui. E ora cosa farà?

Ha dovuto fare un passo di lato in questa campagna elettorale. Non proprio nascosto, ma quasi. Federico Pizzarotti è rimasto fuori dalle liste, e non troppo vicino a Michele Guerra. Niente a che vedere con quel che successe nel 2007 quando Ubaldi lanciò Vignali e fu il vero regista di quella vittoria. Eppure, alla fine, Pizzarotti è uno dei vincitori di queste elezioni. Ha dimostrato che il centrosinistra senza di lui le Comunali di Parma non le può vincere. Difficile a questo punto che si ritiri davvero ad allevare le api a Terenzo come va ripetendo da qualche anno. Per lui si sono ipotizzate tante strade, ma per ora all'orizzonte, fra Bologna e Roma, non pare esserci nulla di certo. Qualche spazio potrebbe aprirsi già alle politiche del prossimo anno. Con il centrosinistra o, forse, con il partito che sta provando a mettere in piedi Di Maio. Il problema è che in Parlamento c'è un terzo di posti in meno, non si sa ancora se ci sarà un'altra riforma elettorale e non è facile che un seggio si liberi per Pizzarotti.
Ancor più complicato il destino del suo movimento. Effetto Parma potrebbe pagare una scelta di partito del suo leader e fondatore. Scelte di campo che i movimenti civici di solito digeriscono molto male. C'è chi prevede che nel giro di poco Effetto Parma e la lista di Guerra finiranno per fondersi. A quel punto, però , è probabile che alla guida non ci sia più il vecchio sindaco ma quello nuovo.

CHI HA PERSO

PIETRO VIGNALI
Una sfida impossibile combattuta a tutti i costi

Sapeva fin dall'inizio che era una gara impossibile. Pietro Vignali conosce troppo bene i meccanismi della politica e delle competizioni elettorali per essersi fatto troppe illusioni sull'esito di questo voto. Anche se sicuramente sperava di ottenere un risultato migliore.
Comprensibile la sua voglia di riscatto personale. Apprezzabile il suo impegno. Però troppo fresco era ancora in città il ricordo di come finì la sua esperienza amministrativa per tentare una gara da sindaco. Diverso sarebbe stato il discorso se avesse scelto, come molti gli consigliavano, un ruolo più defilato, come quello di capolista, all'interno di una coalizione. Ha, invece, scelto di correre in prima persona con tutti i rischi del caso. Come quello di dover riaprire pagine per lui dolorose e pesanti, anche sul piano personale.
Alla fine, nella debacle completa del centrodestra, però, è la sua lista civica l'unico gruppo di una certa consistenza che siederà sui banchi dell'opposizione in Consiglio comunale. Se, come ha lui stesso garantito, non si dimetterà, potrebbe diventare una spina nel fianco per la maggioranza visto che davvero pochi possono vantare la conoscenza della città che ha Vignali. E con l'attività in Consiglio, potrà forse costruire le condizioni per nuove sfide elettorali in campo regionale o nazionale.

LEGA
La disfatta di un Carroccio rimasto senza piani e idee

Se c'è qualcuno sconfitto senza appello in queste elezioni comunali è certamente la Lega. Invece di riuscire a ridurre i danni provocati dalla linea confusionaria seguita da Salvini negli ultimi tempi, i vertici locali del Carroccio sono riusciti a moltiplicarli. È davvero sorprendente come un partito che vanta quattro parlamentari e due consiglieri regionali, sia riuscito a fare un flop di queste proporzioni.
Dopo dieci anni di opposizione a Pizzarotti, la Lega è arrivata alla sfida decisiva, con le idee confuse. O meglio, senza idee. «Confronto interno azzerato», «gestione verticistica». Ora le critiche si sprecano. Fatto sta che i vertici locali sono rimasti zitti per mesi. Senza costruire le condizioni per un'operazione che sapesse tenere insieme civismo e politica. Hanno provato la strada di Filippo Mordacci. Una strada interessante. Forse una delle carte migliori che poteva avere il centrodestra. Ma imboccata troppo in ritardo. Poi, su indicazione dei vertici nazionali, l'improvvisa inversione di marcia. E la scelta di convergere sulla candidatura, già pronta e confezionata, di Vignali che però, inevitabilmente, a una certa parte di elettorato leghista risultava indigesta. Ora si attende la resa dei conti che però dovrà aspettare i ritmi della politica nazionale. Fra pochi mesi si vota per le politiche e già nella Lega parmense si fanno fosche previsioni su quanti parlamentari si salveranno.

FRATELLI D'ITALIA
Il partito che ha scelto di restarsene alla finestra

C'è chi perde sbagliando strategia. E chi perde senza neanche scendere in campo. Fratelli d'Italia rientra un po' in questa seconda categoria. Che sia chiaro: Priamo Bocchi ha fatto la sua più che onesta campagna elettorale. Ed è vero: il partito della Meloni porta a casa due consiglieri comunali, il doppio della Lega. Con Forza Italia fuori dal Consiglio, di fatto sarà tutta lì la pattuglia del centrodestra in Comune. Se non è un record poco ci manca. Quel che sorprende non è tanto il 7% raccolto da Fratelli d'Italia, anche se è solo un terzo della percentuale a cui i sondaggi nazionali collocano il partito. Visti gli exploit degli alleati, poteva anche andare peggio. Quel che sorprende per un partito dato in crescita esponenziale è il fatto che sia rimasto alla finestra, in attesa delle decisioni degli alleati, senza mai cercare di giocare un ruolo da protagonista nella scelta del candidato sindaco. Quasi che i vertici locali del partito avessero paura di sbagliare e di essere sconfessati poi dalla Meloni. Alla fine hanno scelto la strada più facile e indolore: una candidatura di bandiera al primo turno che non aveva alcuna possibilità di arrivare al ballottaggio e poi un sostegno timido e tutt'altro che convinto a Vignali senza apparentamenti ufficiali. Un po' poco per un partito in continua crescita e che viene dato da tutti i sondaggi come la prima forza politica del Paese.

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 3
  • pierlvignoli

    02 Luglio 2022 - 01:56

    Ha perso, probabilmente, la città

    Rispondi

  • giulio1963

    30 Giugno 2022 - 17:47

    Se, a suo avviso, i problemi di Pizzarotti erano la troppa aggressività dimostrata sui temi stadio e cittadella, allora l'unica a perdere è stata Parma.

    Rispondi

  • Simone

    29 Giugno 2022 - 09:43

    ormai in Italia a perdere é tutta la politica che non si rende conto che la gente é stanca di vedere grandi ammucchiate che si sono insultate per anni ma poi per potare a casa una poltrona vanno alle elezioni come grandi amici.. la gente é stanca di vedere i "Di Maio" che si fanno eleggere con un partito e poi cambiano casacca. i piú giovani vedono il voto come una perdita di tempo quando una volta era visto quasi un dovere andare a votare.

    Rispondi

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI