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EDITORIALE

La politica e le vie distorte

Sergio Mattarella

Sergio Mattarella

di Augusto Schianchi

12 Luglio 2022, 09:17

La politica funziona in modo diverso, talvolta opposto, rispetto al buon senso.

In politica è meglio curare che non prevenire. Perché la cura va dritta all’attenzione degli elettori, che magari se ne ricorderanno al momento del voto. In politica ciò che conta è l’essere eletti, e - ancora peggio - cercare di essere rieletti per il mandato successivo.
Prevenire non attira voti, fa parte dell’azione normale di un governo, come obbligo di «manutenzione» del sistema. La manutenzione ordinaria non va sui giornali, non attrae l’attenzione degli elettori, è molto improbabile che porti voti in più. Come un giornale che pubblicasse solo notizie buone, le copie vendute scenderebbero drasticamente. Perché nessuno è interessato alla normalità.


Curare e non prevenire è il contrario del buonsenso.
Il buonsenso aiuta a vivere perché suggerisce comportamenti ragionevoli, che minimizzano i rischi, di equa cooperazione con gli altri, finalizzati ad una vita buona nel lungo termine.
Lo ha evidenziato (dal Mozambico) il Presidente Mattarella in merito al crollo della Marmolada, un dramma simbolico di un’emergenza climatica non governata. «Senza collaborazione non c’è speranza», ha affermato con forza Mattarella.

Ela collaborazione ha proprio come finalità principale l’azione di prevenzione.
La politica dovrebbe adottare la logica del buonsenso. Ma troppo spesso non è così. Perché - come è già stato sottolineato - la politica non viene misurata in termini di risultati in un’ottica di lungo periodo, ma trova una sua valutazione puntuale in termini di voti elettorali raccolti. In aggiunta, gli investimenti in prevenzione andranno a vantaggio degli elettori futuri - nel caso del cambiamento climatico delle future generazioni - e quindi incontrano poco favore negli elettori di oggi. La politica così finisce per previlegiare sempre gli investimenti con risultati “visibili” immediati.
Un esempio di questi giorni è la siccità che sta distruggendo una fetta importante del nostro raccolto agricolo. Non raccogliamo l’acqua (in Israele piove per poche ore all’anno, ma invade il mondo con i suoi prodotti agricoli); quella che abbiamo disponibile la disperdiamo per mancata manutenzione.
Lo dimostra il fermento di taluni partiti in questi giorni. Il nostro paese ha di fronte problemi drammatici, dalla crisi energetica, all’inflazione, alla siccità, agli effetti collaterali della guerra. Ma l’interesse è concentrato sulla scadenza elettorale dei prossimi mesi; quindi, per qualcuno che sente in pericolo la propria rielezione è importante fissare delle bandierine da sventolare poi al momento del voto.


La politica continua a muoversi per vie distorte.
Continua ad interpretare Macchiavelli (che «Time» nel secolo scorso ha definito come il filosofo più importante del millennio) in modo profondamente scorretto. Ha sì scritto che la politica dev’essere distinta dalla morale (del suo tempo, di matrice religiosa), ma non ha mai detto che «il fine giustifica i mezzi». Questa affermazione gliel’hanno attribuita i suoi detrattori, per screditare la radicalità del suo pensiero, e forse soprattutto per giustificare le proprie malefatte.
Anzi, proprio perché la politica è distinta dalla morale, Machiavelli nei suoi scritti “civili”, ha sostenuto che per praticare la politica è necessario possedere una solidità etico-personale molto robusta. Ovvero essere dotati di una profonda moralità laica, che vede nel perseguire il bene comune come la finalità ultima della politica.
Le scadenze elettorali sono il momento fondamentale in democrazia nel processo di delega dei poteri da parte dei cittadini nella scelta dei propri rappresentanti. Vincere le elezioni è il passaggio cruciale per tracciare il profilo futuro dell’azione di governo.
Ma è proprio per la loro importanza, che concorrere per vincere le elezioni non è un fine che giustifica tutti i mezzi.

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