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Editoriale

Crisi climatica: accelerare sull'energia rinnovabile

Crisi climatica: accelerare sull'energia rinnovabile

di Alfredo Alessandrini

26 Luglio 2022,12:09

I gravi effetti dei cambiamenti climatici sono davanti agli occhi di tutti, anche nel nostro Paese ed anche nel nostro territorio.
La crisi ha dimensioni globali e lgli effetti sono già oggi drammatici: dalle desertificazioni alle inondazioni allo scioglimento dei ghiacciai ai cambiamenti climatici improvvisi che portano conseguenze estreme.
Ormai si stima che siano milioni i profughi ambientali costretti a migrare per la crisi climatica.
Gli organismi internazionali hanno analizzato il problema dell’emergenza climatica cercando di definire accordi a livello globale per mitigarne gli effetti. La difficoltà a proporre cambiamenti nel sistema economico e sociale si comprende molto bene vedendo il passaggio terminologico dalla lotta ai cambiamenti climatici alla mitigazione degli effetti degli stessi. È la presa d’atto che il problema non può avere risposte definitive ma solo graduali, operando però da subito per tentare di ridurre i drammatici effetti sulle popolazioni mondiali.
A partire dall’Accordo quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992 al Protocollo di Kyoto del 1997 agli Accordi di Parigi del 2015 fino alla COP 26 del 2021 gli interventi si sono susseguiti con l’indicazione di impegni importanti ma seguiti da risultati insoddisfacenti.
E intanto si continuano a sviluppare le grandi crisi ecologiche che riguardano il clima, la biodiversità, l’inquinamento e il tema dell’energia.
A questo proposito prendo a prestito dall’editoriale di Leonardo Becchetti del 10 luglio su Avvenire il concetto che «d’ora in poi il nostro avversario principale non sarà il negazionismo ma la rassegnazione».
Pensare che non c’è più niente da fare, che non c’è più speranza per rallentare la crisi climatica e mitigarne gli effetti è un atteggiamento che va combattuto con decisione.
E questi fenomeni ci toccano anche da vicino come sta accadendo con la siccità che ha colpito il nostro Paese e la nostra Regione e i cui effetti sono visibili nei fiumi e soprattutto nella riduzione della portata del Po, con le relative conseguenze soprattutto sull’agricoltura.
A questo proposito soffermiamo la nostra attenzione su un aspetto fondamentale per dare un contributo alla riduzione degli effetti dei cambiamenti climatici: è quello del passaggio deciso dalle energie fossili a quelle rinnovabili.
È un tema di grande attualità che emerge con chiarezza dai fatti legati alla ingiusta occupazione di uno Stato Sovrano che è l’Ucraina da parte della Russia di Putin.
Con il tema della riduzione delle forniture di gas metano dalla Russia ai Paesi Europei si è fermata la lancetta della transizione verso le energie rinnovabili; anzi, la lancetta è stata portata dalla Russia indietro nel tempo, tant’è che nel nostro Paese si parla di riaprire le centrali a carbone, che sono altamente inquinanti con le emissioni di gas a effetto serra.
E pensare che è proprio questa situazione di dipendenza energetica da una nazione che è governata da una autocrazia che non ha avuto problemi ad iniziare una guerra contro l’Ucraina con migliaia di morti anche civili e centinaia di bambini che dovrebbe spingere a liberarsi da questo vincolo aumentando la velocità di transizione alle energie rinnovabili.
Un altro tema di grande attualità è l’aumento del costo dell’energia che viene fatto ricadere sulla guerra.
L’aumento del costo dell’energia è dovuto a due aspetti: all’aumento nel mercato all’ingrosso del costo dell’energia e del gas naturale, che alimenta una parte importante dell’energia elettrica e alla crescita dei prezzi di emissione di CO2 generate dalla combustione da fonti fossili.
Questi aumenti non sono legati alla guerra, come spesso erroneamente si afferma, ma sono dovuti alla politica delle forniture della Russia già nel 2021, quindi indipendentemente dalla guerra. Certo la guerra ha peggiorato la situazione dei prezzi: ma la vera motivazione dell’aumento del costo delle forniture da parte della Russia è stato ottenuto con la riduzione delle forniture, ripetiamo indipendentemente dalla guerra, per costringere i paesi compratori a passare dal mercato spot all’ingrosso giornaliero, a contratti a lungo termine. La ragioni dell’allungamento di tempi contrattuali delle forniture pensiamo sia anche legata al fatto che la Russia risentirà inevitabilmente dal passaggio dalle energie fossili alle rinnovabili. È vero che i nuovo Paesi compratori, Cina e India, saranno quelli che procederanno con maggiore lentezza in questa transizione ecologia, ma comunque anche per loro è un processo irreversibile.
Quindi la colpa dell’inflazione , dovuta in gran parte all’aumento del costo dell’energia, è solo in parte legata alla guerra in quanto abbiamo visto che il costo del gas è aumentato già nell’anno precedente alla guerra.
Questa riflessione, invece, deve spingere il nostro Paese e l’Unione Europea nel suo insieme ad accelerare il percorso di graduale abbandono delle energie fossili per passare a quelle rinnovabili.

© Riproduzione riservata

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