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EDITORIALE

Il mite Letta alla ricerca degli «occhi di tigre»

Il mite Letta alla ricerca degli  «occhi di tigre»

di Vittorio Testa

06 Agosto 2022,12:56

«Mi rialzo dritto in cima, ho avuto fegato,ho avuto la gloria, sono andato lontano, ora non mi fermerò, solo un uomo e la sua volontà di sopravvivere, è l’occhio della tigre, è il fremito del combattimento che cresce per la sfida con il nostro rivale e l’ultimo sopravvissuto conosciuto insegue la sua preda nella notte e ci sta guardando noi tutti con l’occhio della tigre». Sono alcuni versi di «Eye of the Tiger», dei Survivor, colonna sonora delle imprese cinematografiche di Silvester Stallone, cognome che scoppia di fertili e prodigiose ipotesi di accoppiamenti con questo palestrato guerriero invincibile.
C’è un personaggio politico che ha entusiasticamente adottato e adattato questo sogno di violenza alla ‘mors tua vita mea’’ per lanciare la sfida elettorale del 25 settembre. Chi mai sarà questo suscitatore di ruggiti propagandistici, promettenti Grand Guignol e sbranamenti? Uno pensa a un uomo dal fisico imponente alla Sylvester Stallone, appunto, tipo un Di Pietro dalle spalle rubate all’agricoltura, o un Salvini dall’aggressività tonitruante e gridata con quella sonorità lombarda, tutta troncamenti e ossessivamente ossitona, tale da sembrare un tambureggiamento minaccioso.

O vuoi vedere che il miliardario cinefilo Silvio Berlusconi, stallone autoconclamantesi in ogni occasione, ne ha inventata un’altra delle sue? Parentesi: l’ultima barzelletta, comunica il Cavaliere è questa. «C’è un sondaggio tra le donne di Monza. Alla domanda «vorresti far l’amore con Silvio», il 33 per cento ha risposto «Sì»’. E il 67 per cento: «’Ancora?’».
No, la tigre dagli occhi letali, la belva che paralizza e poi strazia il malcapitato è un simbolo forte, una forma di vita bellissima, ferocemente elegante , spettro dai colori splendenti che stridono tra la loro cromatica meraviglia e insieme l’aura di silenzioso , spettrale terrore emanato dal suo sguardo fatale. Ne andavano pazzi i Romani, nei giochi raccapriccianti dei circenses al Colosseo. La prima esibizione urbana del felino magnifico fu voluta da Augusto.
Nell’Eneide Virgilio, immagina Didone abbandonata che fremente accusa Enea di crudeltà: «Non ti è madre una Dea, perfido, e neppure Dardano, il fondatore della tua stirpe: ma ti generò il Caucaso irto di dure rocce e le tigri ircane ti porsero le loro mammelle».
Per non parlare delle tigri di Salgari, il grande veronese che chiuso in una stanza fabbricava febbrili e fantasmagoriche storie a bordo delle quali hanno compiuto viaggi indimenticabili generazioni di italiani: Sandokan, Mompracen, il Corsaro nero: alzi la mano chi non ha mai sentito almeno un accenno di quelle centinaia di pagine, le quali hanno avuto se non altro il merito di far digerire a noi ragazzi la non breve lunghezza di racconto con tanto di dovizia di particolari. Salgari: uno stile tutto suo, un unicum, polvere pirica per accendere la fantasia e lasciarsi andare. La tigre? Cosa si pensa quando la si sente pronunciare? Perché non all’altro grande artista irregolare, anzi fornito di certificata pazzia, Antonio Ligabue. Nei suoi oli la tigre ti cattura l’attenzione, con la tensione muscolare pronta allo scatto, che il bravissimo pittore di Gualtieri è Maestro nel fartela percepire, sottesa allo sguardo di ostile di luce fredda di quei mitici occhi lancinanti la sfida mortale.
E dunque chi è questo poiltico Tigromane che incita i suoi a fissare le pupille dell’avversario? Da non credere: è Enrico Letta, all’apparenza il più mite e timido, professore a Science-Po a Parigi, filiforme, occhialuto, magro e con un passato da riscattare. Maltrattato e «tortuRenziato» da Matteo Renzi che - stratega il capo dello Stato, Giorgio Napolitano - gli tolse di sotto la poltrona di premier, 24 ore dopo averlo stordito di tenerezza con un l’affettuoso messaggio sms «Enrico, stai sereno!» - forse Letta vede giunta l’occasione di vendetta: e scatena le Tigri di via Sant’Andrea delle Fratte, sede del Partito Democratico. Ce la farà? Ci fosse un Salgari…

© Riproduzione riservata

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