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Editoriale

Battere l'inflazione è possibile

Battere l'inflazione è possibile

07 Settembre 2022, 13:36

Battere l’inflazione è facile, lo s’impara al secondo anno di economia. Basta aumentare i tassi d’interesse. I consumatori riducono la loro spesa e risparmiano di più, le imprese riducono gli investimenti per il maggior costo del finanziamento. Lo stato spende meno (o almeno dovrebbe) per il maggior onere del debito pubblico. Non solo, ma di solito l’aumento dei tassi rivaluta la propria valuta, riducendone la competitività internazionale, e quindi pure le esportazioni si riducono. In totale la domanda si riduce, quindi la pressione sull’offerta si riduce, la crescita dei prezzi rallenta, e l’inflazione si riduce.
Ma c’è un problema. (In tutte le scelte economiche ci sono sempre problemi, per via degli “effetti collaterali”). Il problema è che il rialzo dei tassi d’interesse provoca una recessione, e - nei tempi odierni di fine delle ideologie - l’andamento del ciclo economico è diventato il fattore cruciale dei risultati elettorali. Da qui la grande attenzione dei politici su eventuali rialzi dei tassi e possibile recessione dell’economia. Perché la recessione aumenta il numero dei disoccupati ed i livelli di povertà, con le conseguenze immaginabili.

Oggi poi la situazione si è enormemente complicata.
L'inflazione è partita nella primavera del 2021, quando si era diffusa la convinzione che la crisi del Covid fosse conclusa, che era partita la ripresa economica, e la Cina era ripartita, con una politica di accaparramento delle risorse disponibili a partire dalle materie prime. Scarsità di chip e porti intasati ne rammentano la dimensione emblematica, con relativi aumenti di prezzo. Non secondaria l’imprevista scarsità dell’offerta di lavoro dopo la rivoluzione dello smart working e dei sussidi per i lavoratori in condizioni disagiate. Mentre questo emergente terremoto sul lato dell’offerta non dava segnali di arrestarsi, è arrivata l’aggressione russa all’Ucraina, che ha sconvolto le relazioni internazionali.

Come vanno le cose nella guerra, per quanto si possa capire, lo leggiamo quotidianamente sui giornali. La Russia non ha vinto con la velocità che immaginava; l’Ucraina, con l’arrivo delle armi americane, sta resistendo oltre misura; siamo di fronte ad una guerra di logoramento che potrebbe durare mesi, se non anni.
L’Europa, con l’adozione delle sanzioni alla Russia, si trova in prima linea. Perché la Russia ha reagito alle sanzioni con il razionamento delle forniture di energia, che ha portato ad una moltiplicazione dei prezzi, con un effetto drammatico sulle bollette energetiche a carico delle famiglie e delle imprese.
Senza trascurare che - guerra a parte - l’Europa comunque è impegnata nella transizione ecologica, con il programma di riduzione progressiva nell’arco di un decennio dell’impiego dei combustibili fossili (con conseguente riduzione delle forniture russe).

Guerra e transizione ecologica hanno raddoppiato i motivi di conflitto con la Russia, per la quale, se perde la prospettiva di restare il fornitore principale di energia all’Europa, si profila un futuro di desertificazione economica (anche se probabilmente non per le enclave ricche di Mosca e Leningrado) per lo sterminato territorio russo. Non a caso si è intensificata l’emigrazione di professionisti russi verso i paesi occidentali. Per queste ragioni, l’inflazione oggi è molto diversa dal passato; perché non è il frutto di un surriscaldamento del ciclo economico, ma riflette una rottura di natura geopolitica nel lungo termine.
L’aumento dei tassi d’interesse è necessario per frenare l’inflazione di origine monetaria. Per evitare distorsioni finanziarie che alimentino la speculazione, l’aumento dovrà essere coordinato tra Federal Reserve e Banca centrale europea. I governi locali, a partire dall’Italia, dovranno perseguire politiche di massima prudenza per evitare di alimentare ulteriori fonti d’incertezza.
L’Europa è di fronte ad un bivio. Una strada porta ad una normalizzazione dei rapporti con la Russia, secondo la volontà di Putin: rifornimenti assicurati (comunque senza garanzie di continuità), prezzi elevatissimi, perdita dell’Ucraina, ordine sociale in Europa sconvolto, credibilità internazionale europea azzerata.

La strada alternativa è quella che l’Europa sta percorrendo. Tra enormi difficoltà, di cui l’emergenza energetica è la più incalzante, ma anche l’accoglienza di 5 milioni di profughi ucraini non è meno significativa.
Europa avanti così, consapevoli delle nostre diversità, convinti della necessità di un nostro impegno unitario, della solidarietà per il suo sostegno. L’Europa dispone delle competenze tecniche per gestire i problemi, individuare soluzioni equilibrate che consentano compromessi lungimiranti tra i diversi interessi, consolidare una posizione unitaria nei riguardi delle quotidiane minacce russe. Soprattutto cogliere questa occasione per un passo decisivo verso una unità europea più avanzata.

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