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EDITORIALE

Putin, la mossa di un uomo disperato

Putin

di Paolo Ferrandi

22 Settembre 2022,08:39

Alla fine, il fulmine che tutti si aspettavano è arrivato. Non certamente un fulmine a ciel sereno, visto che le voci si rincorrevano da tempo e il tanto atteso discorso di Vladimir Putin era dato come imminente già da qualche giorno. E, d’altronde, la grave situazione sul campo delle truppe russe, in qualche modo lo rendevano necessario, sempre che non si volesse cambiare radicalmente strategia e abbandonare le mire espansionistiche sull’Ucraina che hanno, al di là dei camuffamenti retorici, determinato l’invasione di febbraio.
Ma non per questo il fulmine ha fatto meno rumore e causato meno danni. Per ora alle speranze di pace. E in prospettiva ha aperto la porta a scenari terrificanti.

Infatti, se spogliamo il discorso dalla solita retorica patriottarda che ripesca i vecchi cascami della «grande guerra patriottica» - «il regime nazista di Kiev», e via dicendo - e dalle solite lamentazioni passivo-aggressive proprie del sempiterno vittimismo che è ancora più profondo della mitica anima russa, i punti salienti del discorso di Putin sono due. E tutti e due molto preoccupanti.
Il primo riguarda la decisione di attuare la «mobilitazione parziale», cioè richiamare in servizio di leva 300 mila riservisti. Non è ancora la mobilitazione totale chiesta dai «falchi» che contano sempre di più al Cremlino, ma è una decisa escalation del conflitto. Avere più soldati al fronte è necessario per mantenere le conquiste territoriali in Ucraina fatte nei primi mesi dell’invasione. Abbiamo visto sul terreno, infatti, come l’attacco degli ucraini sul fronte Sud - e il conseguente riposizionamento dei russi per difendere la fascia costiera dell’Ucraina occupata - abbia lasciato scoperto il fronte orientale, provocando la vera e propria disfatta della regione di Kharkiv con l’umiliante ritirata dei soldati di Putin.

Questo almeno sulla carta, perché l’esercito russo, come abbiamo visto più volte in questi mesi di guerra, non è un mostro di efficienza e più soldati - probabilmente non troppo motivati - non è detto che lo rendano più solido.
In ogni caso ora sarà più difficile per gli ucraini cercare di far sbilanciare i russi approfittando della carenza di truppe di questi ultimi. Volodymyr Zelensky è probabilmente profetico quando dice che «Putin vorrebbe che l’Ucraina annegasse nel sangue, ma anche nel sangue dei suoi stessi soldati».
Tenuto conto della strategia militare russa che prevede durissime battaglie di artiglieria, infatti, il bagno di sangue è assicurato. Con, in più, le tantissime vittime civili e innocenti che questo tipo di guerra comporta. Comunque, al di là dell’efficacia dell’aumento dell’impegno russo sul campo, la decisione del Cremlino è chiara: non ha intenzione di cedere il territorio che ha conquistato. Costi quel che costi.

E questo ci porta al secondo punto del discorso di Putin. In prospettiva il più preoccupante. Con l’appoggio esplicito ai referendum farsa, chiaramente illegittimi secondo il diritto internazionale, che si terrano da qui alla fine del mese nei territori occupati il presidente russo si taglia ogni ponte alle spalle.
Una volta ottenuto lo scontato sì all’annessione, infatti, i territori ucraini conquistati diventeranno per Mosca parte integrante della Federazione russa. Questo porta a tre conseguenze. Tutte potenzialmente molto pericolose.

La prima è la creazione di un ulteriore formidabile ostacolo alle trattative di pace. Su che base, infatti, intavolare il negoziato quando le due parti ritengono i territori contesi parte integrante delle loro rispettive nazioni. Non c’è più mediazione possibile. E questo peserà come un macigno su un dialogo che non è mai davvero iniziato e, forse, mai lo sarà. Ma senza dialogo l’unica fine

possibile della guerra è la sconfitta di una delle due parti. Con innumerevoli sofferenze per i due popoli.

La seconda conseguenza – neppure troppo velata, in effetti – è che con l’annessione diventa legittimo – secondo la dottrina militare russa – l’uso di armi nucleari tattiche che servono, appunto, a difendere l’integrità territoriale della Federazione. Una nuova formidabile minaccia a cui le varie capitali del mondo – compresa la Cina, che non a caso chiede una tregua immediata – stanno già reagendo. Chiaramente l’uso di un ordigno nucleare da parte dei russi potrebbe portare a una reazione di ugual tipo da parte della Nato. E questo avvicina molto la prospettiva - che si sperava ormai sparita dall’orizzonte - di un conflitto nucleare nel cuore dell’Europa. C’è ancora spazio, si spera, per la ragionevolezza, ma l’escalation è comunque molto preoccupante.

L’ultima conseguenza è psicologica. Con questa mossa Putin ha rilanciato ancora la sua sfida. Ormai gli resta solo la carta della mobilitazione totale e, appunto, quella dell’uso di armi nucleari. Ma si è messo con le spalle al muro da solo. E come tutti sappiamo chi è con le spalle al muro difficilmente ascolta la voce della ragione. Anzi ci sono buone probabilità che diventi ancora più violento.

© Riproduzione riservata

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