EDITORIALE
La storia per la prima volta ci mette davanti ad un contesto di assoluta asimmetria tra ricchezza e stati senza precedenti. Un contesto che può essere sintetizzato dal titolo di questo articolo.
L'evoluzione del modello che ha come scopo ultimo la massimizzazione del risultato del singolo ha trovato dopo la caduta del muro di Berlino nello strumento finanziario il mezzo più utile dell’economia reale alla realizzazione dello scopo; così l’economia da solida è diventata liquida e la finanza ha assunto un ruolo parassitario dell’economia reale ed ha portato ad una concentrazione di ricchezza senza pari nella storia dell’uomo .
La strumentazione finanziaria, la sua legittimazione accademica, la deregolamentazione degli scambi, il mancato controllo delle operazioni finanziarie con adeguate regole fiscali – la delocalizzazione non regolamentata fiscalmente consente di lasciare per strada con più passaggi gran parte del reddito imponibile (Google, Apple, Ryanair..) - hanno favorito sistematicamente l’elusione fiscale e la concentrazione dei flussi di ricchezza nei luoghi più favorevoli alla loro moltiplicazione lontano dai paesi di riferimento .
Così abbiamo una ricchezza che non risponde più ai paesi e paesi che rimangono senza ricchezza. La ricchezza sovranazionale così concentrata rappresenta una sorta di senato virtuale che condiziona il libero mercato e la libera concorrenza, cioè l’esatto contrario di ciò che quel modello culturale di economia liberista voleva fare. Un liberismo nato per superare gli assolutismi del secolo scorso diventato esso stesso un assolutismo. Tale ricchezza, in questo modo, risponde solo all’illimitato aumento di se stessa, ma quando un tale potere non è definito da una responsabilità morale e non controllato da un rispetto profondo della persona significa distruzione del senso sociale e dei valori fondanti di libertà, di uguaglianza e di solidarietà.
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