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commento

Meno male che c'è l'Europa

Gli Stati Uniti d'Europa adesso sono una necessità

di Albino Ivardi Ganapini

14 Marzo 2025, 13:00

Non scopro nulla dicendo che viviamo tempi straordinari a livello mondiale, mai così critici da almeno 70 anni in poi. Al centro c'è l'imporsi a livello globale del nazionalismo russo destabilizzante a livello internazionale con la politica di potenza instaurata e praticata: vedi gli interventi militari in Cecenia, Georgia, Crimea e, da ultimo, l'invasione dell'Ucraina ancora in corso. L'altro fatto traumatico è il tradimento dell'Occidente e dei suoi valori da parte dell'Amministrazione Trump che metterà in crisi la Nato stessa. E l'Unione Europea, la bella incompiuta, come qualcuno la chiama? Per fortuna che c'è, anche se sta sperimentando un senso di solitudine, che, tuttavia non è smarrimento, come dimostra l'attivismo dimostrato dai suoi vertici in queste settimane.

Sarà un risveglio? Io credo di sì e penso che porterà l'accelerazione di un percorso ineludibile di riforme della governance e dell'integrazione in senso federalista, cioè più Europa e meno sovranismo dei Paesi. È significativo che il primo atto ufficiale del risveglio sia l'approvazione, da parte del Parlamento europeo, del piano «ReArm Europe», che prende atto dei cambiamenti radicali dello scenario e imposta, anche se in maniera da perfezionare, la difesa europea del futuro per scongiurare le minacce evidenti al nostro sistema di libertà conquistato a caro prezzo contro i totalitarismi del Novecento. Ricordo che tale esigenza era emersa già agli albori della Comunità europea, quando i fondatori proposero nei primi anni '50 del secolo scorso la creazione della Ced, Comunità europea di difesa, poi affondata dai referendum di Francia e Olanda. Dopo ci siamo cullati nella speranza della globalizzazione economica e, soprattutto, sotto l'«ombrello» americano. Annoto che il risveglio si va estendendo dai vertici europei ai popoli europei. In Italia ne è prova l'accoglienza che ha avuto la proposta di «Piazza Europa» per domani a Roma coi simboli della sola bandiera dell'Unione europea nonché gli interventi a favore sulla stampa di autorevoli imprenditori, sindacalisti, intellettuali. Tra questi mi ha fatto piacere leggere sulla «Gazzetta» quelli del rettore della nostra Università Paolo Martelli e di Domenico Cacopardo.

È importante che anche gli intellettuali si pronuncino quando la causa lo richiede, quando non si può stare alla finestra. A questo proposito non condivido la scelta dell'astensione fatta dalla segretaria del mio partito, il Pd, per la votazione al Parlamento europeo - per fortuna metà dei parlamentari Pd hanno votato Sì al «ReArm Europe» -. È la prima volta, secondo me, in due anni di mandato, che Elly Schlein si rivela non all'altezza del compito. Si poteva battere per migliorarne l'implementazione, ma non astenersi, che significa sfiducia verso l'Europa, la nostra «Casa comune».

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