Editoriale
Tutto ciò che è stato - in prevalenza minacce americane, ma anche reazioni europee - conta
Dobbiamo essere consapevoli che gli Stati Uniti sono l’alleato storico dell’Italia e dell’Europa e non c’è ragione per disconoscere la realtà. E che un presidente più simile al jocker che a un uomo maturo e consapevole ha estorto oggi, a giochi che sembravano compiuti al 10%, un ulteriore 5% per marcare il suo successo. Giustamente Ursula von der Layen ha accettato sotto il ricatto dell’annunciato 30%.
Le uscite di Trump contro le pale eoliche e contro la politica europea sui migranti appartengono all’autocelebrazione che il suo ego insicuro pretende: e nell’attesa che gli altri servi del potere lo elogino come il più grande uomo della storia, se lo dice da solo. Quanto ai migranti, se Trump intende suggerirci qualcosa di simile alle prigioni degli Ever Glades, possiamo serenamente rispondere «No, grazie» giacché non vogliamo ricorrere a misure da tempo definite crimini umanitari da numerose e stagionate decisioni delle Nazioni Unite.
Quindi rimane da prendere sul serio ciò che c’è sul tavolo (in particolare la conferma del disegno strategico di salvare l’Ucraina e con essa l’Europa) e lavorare sull’attuazione dell’intesa sui dazi.
Questo 15% contribuirà come il resto delle decisioni avventuristiche, improvvisate, autolesionistiche del governo USA alla crescita dell’inflazione americana, il male supremo che creerà seri problemi alla seconda presidenza Trump. Quanto all’Europa, l’Unione dovrà essere lo strumento principale per una politica di sostegno al sistema produttivo con l’obiettivo di rendere provvisorie le difficoltà già emerse e quelle che stanno emergendo. E che la sorpresa del 15% rende ancora maggiori i problemi che questo vertice ha prodotto. In proposito, credo come tanti che l’Unione Europea e gli imprenditori che hanno speso e stanno spendendo la loro creatività nel successo delle loro imprese, non diverranno improvvisamente ceto parassitario e perdente. Ci vorranno diversi mesi, ma la reazione produttiva e la ripresa dell’Unione si vedranno palpabilmente, partendo dei punti di forza che punteggiano e saturano la mappa dell’Unione.
I dazi imposti da Donald Trump saranno per gli operatori europei l’incentivo per aumentare l’impegno per la ripresa, l’ammodernamento, la produttività, la coesione e per ampliare la competività già conquistata.
Un’auspicio? No, una convinzione. Non ci piangeremo addosso, ma ci rimboccheremo le maniche e accresceremo i nostri sforzi. E incasseremo il vero utile politico di questo accordo: la conferma dell’impegno americano per l’Ucraina e per la difesa europea e un inatteso incentivo per la nostra crescita. Anche se Donald Trump può sempre riservare qualche spiacevole o drammatica sorpresa a tutti noi, europei, asiatici, americani, non perderemo fiducia in noi stessi.
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