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Baby gang, mamme in campo

Baby gang, mamme in campo

12 Gennaio 2022, 03:01

C'è chi ha stilato una sorta di «vademecum» per i figli e chi si è addirittura improvvisata detective per vedere «in diretta» i pericoli che si annidano nei luoghi frequentati dai giovani. Sono diverse le mamme di alunni dei primi anni di scuole superiori di Parma che, in certi orari della giornata - specie quando i ragazzi, finite le lezioni, vanno a prendere l'autobus -, hanno il batticuore.

Il fenomeno delle cosiddette baby gang, infatti, preoccupa tantissimo, in primis le famiglie dei giovanissimi potenziali obiettivi di coetanei senza scrupoli. «Sorvegliate speciali» dalle forze dell'ordine, come testimoniano i massicci controlli anche nell'ultimo fine settimana, sono sempre alcune fermate dell'autobus in cui, sei giorni alla settimana intorno alle 13 o al sabato pomeriggio, fitta è la presenza di giovani. Sono viale Toschi, viale Mariotti e barriera Bixio, ma anche via Toscana, dove c'è l'Itis. A barriera Bixio, poco più di un mese fa, uno studente quindicenne aveva subito un tentativo di rapina (aggressione denunciata ai carabinieri e raccontata dalla Gazzetta). Due coetanei gli avevano intimato: «Dacci le cuffiette (gli auricolari bluetooth per lo smartphone, ndr) o ti accoltelliamo». E per dar più vigore alla minaccia avevano infilato una mano in tasca, lasciando intendere di avere un coltello. La rapina non era riuscita ma il ragazzo, che era successivamente stato avvicinato e minacciato anche in Ghiaia (anche quella volta, i baby malviventi non erano riusciti a ottenere nulla) era rimasto choccato, tanto da temere di tornare a scuola. Uno stato d'animo che accomuna tanti coetanei: anche se magari loro non si sono ritrovati nel mirino, spesso hanno comunque amici e conoscenti incappati in brutti incontri.

«Noi genitori - racconta la mamma di un quindicenne - ci siamo anche organizzati per andarli a prendere a scuola». Non sempre, però, ci si riesce e allora ecco da parte delle famiglie alcuni consigli molto preziosi. «Nel tragitto dalla scuola alle fermate - continua - e mentre si aspetta l'autobus bisogna sempre stare in gruppo. Se non è possibile, andiamo a prendere nostro figlio. Ci raccomandiamo che scelga sempre strade molto frequentate».

Qualcuno, per schivare potenziali malintenzionati allunga il tragitto: sale su un altro autobus per aspettare poi quello «giusto» in una fermata decentrata. Ma anche questo è un tour de force per i ragazzi e le famiglie che, insiste la mamma, «non dovrebbe esistere. Invece, ogni giorno stiamo con il cuore in gola. E tutto questo succede a Parma, in pieno giorno. Alle istituzioni dico: aiutateci».

Madri preoccupate, ma anche combattive. «Mia figlia quindicenne, studentessa dell'Ulivi - spiega un'altra mamma -, da quando qualche suo amico è stato minacciato fa sempre il tragitto in gruppo. Le ho proibito di andare in Ghiaia il sabato pomeriggio». Ma siccome solo proibire può non sempre essere efficace, «cerchiamo anche di spiegarle quali sono i pericoli e insistiamo che frequenti gente a posto». Cuffiette, zainetti e soldi fanno particolarmente gola ai baby malviventi. «Il telefono - continua - è un mezzo importante per difendersi. Per chiamare le famiglie e, se si è minacciati, le forze dell'ordine. Inoltre, abbiamo creato un gruppo WhatsApp tra genitori dove ci scambiamo informazioni e, al sabato pomeriggio, andiamo a prendere i figli a turno». Inoltre, aggiunge un'altra, «mai fermarsi a discutere con chi vuole attaccare briga. A mio figlio dico sempre di tirare dritto».

La madre di una studentessa del Bertolucci, infine, si è improvvisata detective. «Io e mio marito - racconta - un sabato mattina abbiamo girato alcuni posti “a rischio”, come la Ghiaia. Facce brutte ne abbiamo viste e anche comportamenti poco chiari. Un motivo in più per ripetere ai nostri figli, sia che vadano a scuola sia che facciano la “vasca”, di stare attenti».

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