Lutto
Se il volontariato parmigiano dovesse scegliere un emblema, lui, sarebbe il logo più giusto ed azzeccato. Ginetto Fava, oltretorrentino verace di piazzale Rocchetta (ora Corridoni) classe 1939, figlio del pasticcere Romeo che teneva bottega in strada D'Azeglio, e di Maria, adorabile creatura scomparsa alla veneranda età di 94 anni, è venuto a mancare l’altra notte.
Da tempo era ospite di una struttura per anziani ma, non appena se la sentiva, non mancava di fare una visita alla Mensa di Padre Lino accolto festosamente dai volontari e dalla carissima amica Oretta Botti con la quale realizzò tante iniziative caritative. «Ogni anno - ricorda Luigi Vignoli, memoria storica dello scoutismo cattolico parmigiano - partecipava alla tortellata di San Giovanni all’Annunziata con un gruppo di amici meno abbienti sostenendo egli stesso il costo della cena. Molto vicino al gruppo scout dell’Annunziata (la sua parrocchia di adozione) si prodigava per sostenere l’opera della Mensa Padre Lino, a cui era molto legato. Grande amico e collaboratore di Padre Pietro Rossi, Padre Contardo Montemaggi e Padre Secondo Ballati fu sempre disponibile a sostenere la loro mission a favore dei poveri». Fu indubbiamente una pietra miliare del volontariato targato Parma grazie al suo cuore grande, anzi immenso. Ginetto, per 32 anni filati in Barilla, in servizio all'ufficio personale, fece parte di diverse associazioni di volontariato dov’era stimato da tutti per il suo carattere generoso e disponibile. Sodalizi, quelli nei quali militava Fava, impegnati giornalmente sul fronte del disagio e della povertà come la San Vincenzo, i Volontari della sofferenza, l'Unitalsi e gli Amici di Padre Lino. D’altra parte, come poteva un oltretorrentino come Ginetto, non fare parte di un'associazione nata per onorare il «Frate dei poveri del duomo dell'Oltretorrente»? Ginetto, residente storico di borgo Pietro Cocconi, incarnava il cuore grande di quel «de dla da l'acua» che esiste ancora e non è stato sopraffatto dall'insensibilità e dall'indifferenza dei nostri giorni. Un oltretorrente con l'anima come testimoniano i circoli e le associazioni di volontariato, in primis l’Assistenza pubblica e la Cri, che hanno la propria sede in questa antica fetta di Parma. Fu per anni responsabile del settore Distribuzione Beneficenza della Barilla, amava la lirica, l'antiquariato ma, soprattutto, la botanica: fiori e piante. Cuoco per necessità, non gli riuscivano per niente male cannelloni e lasagne. Uomo di fede ma non bigotto, nominato Cavaliere della Repubblica nel 1987, assegnatario della benemerenza del S. Ilario della civica amministrazione, Fava, fu un barilliano doc. Amico fraterno ed estimatore di Albino Ivardi Ganapini, già responsabile della segreteria di presidenza della Barilla ai tempi del signor Pietro, Ginetto, ricordava commosso Pietro Barilla «avvertivamo - ripeteva spesso - la sua presenza rassicurante, amica e solidale. E' stato davvero l'ultimo duca di Parma».
Lorenzo Sartorio
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