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Dall'ospedale Maggiore all'aeroporto «Verdi»

Trapianto d'organi: il «sistema Parma» che salva le vite

Trapianto d'organi: il «sistema Parma» che salva le vite

di Luca Pelagatti, Mara Varoli

21 Gennaio 2022,03:01

Una campagna di sensibilizzazione di qualche tempo fa aveva scelto uno slogan che pareva un pugno nello stomaco: «Non portate i vostri organi in paradiso, lì non servono». Un messaggio che nei giorni del grande dolore dopo la morte dei tre ragazzi deceduti nell'incidente di Torrechiara, e della generosa scelta della donazione dei loro organi, pare ancora più potente. Ribadendo che grazie a loro qualcuno potrà continuare a vivere. E il paradiso, allora, è quello che questi ragazzi lasciano alle loro spalle sulla terra. Ma per ottenere questo serve l'aiuto di tutti: dai medici del Maggiore ai tecnici dell'aeroporto «Verdi» che si occupano dei trasporti. Perché un miracolo nasce sempre dalla forza di un gruppo che lavora insieme.

L'iter in ospedale

La macchina in Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma in fatto di prelievi e donazioni di organi è molto complessa. E si avvia in Rianimazione con la regia del gruppo del Procurement. Emanuele Sani, dirigente medico e coordinatore dell’ufficio locale di coordinamento per la donazione di organi, tessuti e cellule a scopo di trapianto spiega: «Il nostro lavoro, che viene svolto nel reparto di Rianimazione, è quello di garantire i supporti vitali e la migliore assistenza possibile ai pazienti gravemente compromessi che vengono ricoverati nel nostro reparto. Nonostante questo sforzo terapeutico a volte i pazienti riportano lesioni talmente gravi che vanno incontro comunque a morte per la perdita irreversibile e completa delle funzioni cerebrali. In questi casi, la legge italiana prevede che la morte dell'individuo venga verificata e accertata attraverso una commissione medico legale che oltre ad esaminare il paziente provvede a visionare gli esami diagnostico strumentali che consentono di confermare la diagnosi clinica di morte. Solo a questo punto interviene l'equipe del procurement che, attraverso un dialogo sincero e delicato tenuto con i familiari del paziente ormai deceduto o gli aventi diritto, esplora l'eventuale volontà donativa espressa in vita dal paziente stesso. Una volta verificato il consenso alla donazione l'attività di procurement diviene sempre più meticolosa e incalzante in quanto incastonata in una rete di protocolli locali, regionali e nazionali al fine di garantire la massima sicurezza e la massima possibilità di riuscita al trapianto regalando così una nuova vita al paziente ricevente. Pertanto si capisce che lo sforzo viene fatto in prima battuta dal procurement ospedaliero il quale è supportato nelle diverse fasi dall'aiuto di diverse figure cliniche specialistiche quali medici cardiologi, neurologi, radiologi e di laboratorio che consentono così il raggiungimento dell'obiettivo principale. Un ruolo fondamentale è svolto anche dagli infermieri di procurement che provvedono ad assistere il potenziale donatore sia in rianimazione sia in sala operatoria, mantenendo rapporti costanti e assidui con il Centro regionale trapianti». Una volta prelevati, gli organi vengono allocati dal Centro regionale trapianti e dal Centro nazionale trapianti «secondo le richieste nazionali e internazionali - continua Sani -. L'anonimato del donatore e dei potenziali riceventi viene garantito durante tutto il processo. Trattandosi di un lavoro così delicato, l'ufficio di procurement è composto da altri colleghi, quali Massimo Petranca, Susanna Biondini (vice coordinatori locali) e Letizia Cianciolo, coordinatore infermieristico procurement. L'ufficio di procurement è arricchito dalla psicologa Luana Randis che riveste un ruolo chiave nelle relazioni con le famiglie coinvolte in questo percorso». Ma tutti possiamo essere potenziali donatori? «Certamente - risponde Sani -. Il potenziale prelievo viene sempre valutato caso per caso attraverso il lavoro della rete locale, regionale e nazionale che si occupano di trapianto. Attualmente il trapianto per molte malattie rappresenta l'unica opzione terapeutica possibile; questo condiziona sempre di più una crescita del fabbisogno di organi e tessuti».

La Clinica Chirurgica

La seconda parte dell'iter si concentra come spiega Maurizio Iaria, dirigente medico Uoc Clinica Chirurgica generale, chirurgo dei trapianti di organi addominali: «La nostra mission consiste nell’effettuare attività di trapianto di rene e rene-pancreas da donatori deceduti e da donatori viventi, oltre ad interventi di chirurgia generale nei pazienti in attesa di trapianto o già sottoposti al trapianto stesso. Siamo inoltre coinvolti nelle procedure di prelievo d’organi, specialmente in alcune circostanze, quali il prelievo di rene-pancreas (in ambito regionale e nazionale) ed i prelievi di rene da donatori a cuore non-battente. La copertura dell’attività clinico-chirurgica trapiantologica è di 24 ore su 24, 365 giorni all’anno e richiede una pronta disponibilità dei vari chirurghi dell’equipe che lavorano insieme e si alternano senza soluzione di continuità». Ma come è organizzata la struttura? «Nella nostra Azienda ospedaliero-universitaria esiste una Uos di Chirurgia dei Trapianti (responsabile dottor Carmelo Puliatti) che si colloca all’interno dell’ Uoc Clinica Chirurgica generale (direttore professore Paolo del Rio) - risponde Iaria -. La nostra equipe chirurgica dedicata è costituita dal sottoscritto, da Puliatti, da Carlo Pellegrino e da Elena Cremaschi (specialista in formazione). Da molti anni inoltre, collaborano con noi il professore Raffaele dalla Valle ed il professore Giacchino Iapichino».

Il Laboratorio

L'ultima parte dell'iter è affidata al Laboratorio di immunogenetica dei trapianti: «Il nostro Laboratorio è il Laboratorio di riferimento della regione Emilia Romagna per l'Immunogenetica del trapianto renale - sottolinea Paola Zanelli, medico chirurgo, responsabile della Struttura dipartimentale di Immunogenetica dei trapianti dell'Azienda ospedaliero-universitaria -. Il nostro compito è quello di fornire le caratteristiche immunologiche del donatore e del ricevente in modo che vengano selezionati i riceventi più idonei per quel particolare donatore. Per questo siamo disponibili h24 tutti i giorni dell'anno per l'esecuzione della tipizzazione dei donatori cadavere di tutta la regione e per le successive prove di compatibilità crociata con i possibili riceventi in lista per trapianto renale». L'equipe è formata anche da sei biologi e da 8 tecnici; collabora alla copertura dei turni l'Unità operativa di Genetica medica. «Spesso - ricorda Zanelli - i riceventi sentono il bisogno di ringraziare i familiari del donatore, ma questo avviene sempre tramite il Centro regionale».

L'aeroporto

Una volta che l'organo è prelevato deve essere trasportato in fretta, rispettando precise procedure. Il mezzo più veloce è l'aereo e in questo senso l'aeroporto di Parma ha un ruolo fondamentale. «Nei giorni scorsi, dopo il decesso dei tre ragazzi, abbiamo ospitato due aerei e un elicottero che sono serviti per trasferire gli organi in altre città - spiegano al «Verdi». - Si tratta di trasferimenti fatti con aereo ambulanze attrezzate che noi siamo in grado di accogliere H24: la tempestività è infatti fondamentale. Di questi movimenti ne ospitiamo diversi ogni anno: in alcuni casi il paziente viene portato qui al Maggiore, in altri è l'organo che parte. Ma a volte arrivano anche intere equipe mediche». Gruppi specializzati che possono contare qui al «Verdi» anche sulla presenza di un presidio interno della Croce Rossa che li può supportare. E non in tutti gli scali è così. Oltre agli aereo taxi dedicati a volte arrivano mezzi dell'Aeronautica militare e il sistema dello scalo è sempre operativo. «Possiamo ospitare decolli e atterraggi anche nel cuore della notte per garantire offrire il massimo della rapidità e, nello stesso tempo, rispetto dei protocolli più rigidi». Come è normale quando si vola per salvare una vita.

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • AlessandroM

    21 Gennaio 2022 - 15:56

    Quella mattina le equipe trapianti sono state portate al Maggiore dalla PAPA6 (Assistenza Pubblica Parma) e PRAO51 (mezzo del 118 EmiliaOvest). Saluti

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