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Morta a 77 anni

Quando la Spaak era «la parmigiana»

Quando la Spaak era «la parmigiana»

19 Aprile 2022,03:01

Per noi, sarà sempre Dora, «La parmigiana». Con quella sua camminata in città, la nostra, sui titoli di testa, ormai 60 anni fa. All'epoca la lolita belga che doveva fare innamorare il cinema italiano aveva sì e no 18 anni. La stazione, piazza Duomo con le auto, il Lungoparma: quella passeggiata piena di incongruenze nel percorso - magia del montaggio che le fa compiere un giro irreale (ma cinematograficamente «possibile) - entra di diritto nella lunga storia d'amore tra la piccola capitale e la settima arte.

E adesso che Catherine Spaak non c'è più, ci piace ricordarla così: con la valigia in mano e i capelli cotonati, e il sorriso che increspava quella bocca da ragazzina. L’attrice, conduttrice, scrittrice, cantante aveva da poco compiuto 77 anni. Due anni fa era stata colpita da un’emorragia cerebrale. Nata in Francia a Boulogne-Billancourt (nella regione Ile-de-France) il 3 aprile 1945 da una famiglia dell’alta borghesia belga, figlia dello sceneggiatore Charles e nipote dello statista Paul-Henri, nella sua lunga carriera Catherine Spaak ha spaziato tra la musica, il cinema e la televisione.

Dopo una breve apparizione in «Le trou» (1960; Il buco) di Jacques Becker, nello stesso anno ottiene il primo ruolo da protagonista de «I dolci inganni» di Alberto Lattuada. Il ruolo della ragazzina sensuale è quello che le dà l'immediata notorietà. Due anni dopo infatti gira «La voglia matta» di Luciano Salce, in cui è il conturbante oggetto del desiderio di un quarantenne ingegnere di successo, Ugo Tognazzi. Sul set conosce Fabrizio Capucci: dal loro matrimonio sarebbe nata Sabrina, diventata poi attrice di teatro.

Tanti i film girati con i maestri e accanto ai nostri più grandi attori, in quella straordinaria stagione del nostro cinena: «Il sorpasso» (1962) di Dino Risi, «La noia» (1963) di Damiano Damiani, tratto dal romanzo di Moravia e «La parmigiana» (1963) con cui Antonio Pietrangeli porta sullo schermo il romanzo di Bruna Piatti. E ancora «L’armata Brancaleone» (1966) di Mario Monicelli, con Vittorio Gassman; «Adulterio all’italiana» (1966), con Nino Manfredi, e in «La matriarca» (1968), con Jean-Louis Trintignant, entrambi di Pasquale Festa Campanile; «Una ragazza piuttosto complicata» (1969) di Damiani, al fianco di Jean Sorel. Recita ancora in «Made in Italy», 1965 di Nanni Loy, nella commedia brillante - ormai cult - «Febbre da cavallo» di Steno e «Io e Caterina», diretto e interpretato da Alberto Sordi, ma anche in gialli come «Il gatto a nove code» di Dario Argento, fino al drammatico «Claretta» di Pasquale Squitieri.

Sono di quegli anni anche i primi successi musicali, come «Mi fai paura» (1964) e «Quelli della mia età», cover di «Tous les garcons et les filles» di Francoise Hardy, «L’esercito del surf». Nel 1968 conosce Johnny Dorelli sul set del musical tv «La vedova allegra»: dal loro lungo legame è nato il figlio Gabriele Guidi.

Dalla metà degli anni Ottanta la Spaak lascia quasi completamente il cinema per dedicarsi alla tv. Conduce «Linea Verde» nel 1981, poi dal 1985 al 1988 le prime tre edizioni di «Forum», è soprattutto autrice e conduttrice del talk show di Rai 3 «Harem» per 15 stagioni. Nel 2007 è tra i concorrenti di «Ballando con le stelle», nel 2013 prende parte alla serie cult «Un medico in famiglia», nel 2014 è tra i concorrenti del programma di Rai1 «Si può fare», nel 2015 si mette alla prova con «L’isola dei famosi» ma dà subito forfait.

Nel 2019 torna al cinema con «La vacanza» di Enrico Iannaccone, presentato ad Alice nella città per la Festa di Roma, interpretando un’ex magistrata in lotta contro l’Alzheimer. Nel frattempo collabora anche con alcune testate giornalistiche, come Il Corriere della Sera, Il Mattino e Tv Sorrisi e Canzoni. Nel 2013 sposa Vladimiro Tuselli. Nel 2020, a pochi giorni dal lockdown, viene colpita da un’emorragia cerebrale: «Non provo nessuna vergogna a parlarne», ha raccontato a Storie italiane su Rai1. «Tante persone che hanno problemi di salute tendono a nasconderlo. Sei mesi fa ho avuto un’emorragia cerebrale e, successivamente, delle crisi epilettiche dovute alla cicatrice. Voglio che alle persone arrivi un messaggio: se siamo malati non dobbiamo vergognarci. Un’emorragia non fa piacere a nessuno, ma oggi sono qui con il sorriso, con la capacità di ragionare e di parlare, ma anche di ribellarmi. Non ho perso la mia grinta e il mio coraggio. Dico a tutti che si va avanti».

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