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Election Day

Il 12 giugno anche i 5 referendum sulla giustizia: un "bignamino" per orientarsi

Il 12 giugno anche i 5 referendum sulla giustizia

17 Maggio 2022,03:01

Domenica 12 giugno, insieme alle elezioni amministrative, si voterà su cinque referendum in tema di giustizia, promossi da Lega e radicali e ammessi lo scorso 16 febbraio dalla Corte costituzionale. In quell'occasione la Consulta bocciò altri quesiti, non solo sulla giustizia ma anche su eutanasia e uso della cannabis. È importante sottolineare, però, che tre di questi cinque quesiti potrebbero essere annullati se prima della data delle elezioni venisse approvata definitivamente dal Parlamento la «riforma Cartabia», che interviene sulle stesse questioni. E contro cui l'Associazione nazionale magistrati ha proclamato un giorno di sciopero delle toghe per oggi. La riforma è già stata approvata alla Camera. E deve ora passare al Senato.

Per evitare i referendum dovrebbe essere votata da Palazzo Madama nelle prossime settimane senza modifiche. Un'ipotesi che sembrava probabile fino a qualche settimana fa, ma che, ogni giorno che passa, sembra allontanarsi sempre più. Nel caso di un'approvazione in extremis potrebbero essere annullati almeno due (forse tre) quesiti, quelli che riguardano più direttamente il sistema elettorale del Csm, i consigli giudiziari e forse la separazione delle carriere dei magistrati. Resterebbero invece certamente quelli che riguardano la custodia cautelare e la legge Severino.

Come per tutti i referendum abrogativi, vale ovviamente la regola del quorum, devono cioè partecipare al voto il cinquanta per cento più uno degli elettori.

Custodia cautelare
Carcere più difficile in attesa del giudizio
Cancellando una parte dell'articolo 274 del codice penale, si vuole ridurre l'ambito dei reati per i quali è consentita l'applicazione delle misure cautelari e in particolare della carcerazione preventiva: via il finanziamento illecito ai partiti e via i reati puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, a meno che non ricorra il pericolo di fuga dell'indagato o di inquinamento delle prove.

Secondo alcune stime, circa il 30% della popolazione carceraria non sta scontando una pena ma è detenuta in attesa di giudizio. La custodia cautelare in carcere attualmente può essere disposta solo in caso di «gravi indizi di colpevolezza» e può essere motivata dal pericolo che la persona indagata ripeta il reato di cui è accusato, dal pericolo di fuga o da quello che vengano alterate le prove a suo carico. Se vincerà il sì al referendum non varrà più la prima di queste motivazioni, la possibile reiterazione del reato.

L'obiettivo dichiarato dei promotori è ridurre il rischio che vengano detenute persone che poi, al termine del processo o dei processi, risultino innocenti.

Separazione delle funzioni
Per giudici e pm due strade diverse
Non permettere più il cambio di funzioni tra giudici e pm e viceversa nella carriera di un magistrato è lo scopo del referendum. Oggi nel corso della propria carriera, un magistrato, ad alcune condizioni, può passare fino a 4 volte tra la funzione requirenti a quella giudicante. La prima è quella propria dei pubblici ministeri, che dirigono le attività investigative e rappresentano la pubblica accusa nei processi. La seconda è quella dei giudici, chiamati quindi a prendere delle decisioni dopo avere approfondito le ragioni delle parti in causa. Se vinceranno i sì il magistrato dovrà scegliere a inizio carriera se vuole essere pm o giudice.

È uno dei punti su cui interviene la riforma Cartabia. Se venisse approvata così com'è, per il magistrato, sarebbe possibile un solo passaggio di funzione tra requirenti e giudicante nel penale entro i 10 anni dall'assegnazione della prima sede. Non è chiaro se questo quesito rimarrebbe in caso di approvazione della riforma. Secondo alcuni giuristi, le novità introdotte basterebbero ad annullarlo. Per altri invece le modifiche introdotte dalla riforma non sarebbero assolutamente sufficienti.

Legge Severino
Stop automatismi per i condannati
Abolire l'intero Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità con tutte le novità apportate ai tempi della legge Severino. Il che significa eliminare le norme che impediscono la partecipazione alle competizioni elettorali per il Parlamento europeo e italiano e alle elezioni regionali, provinciali e comunali di chi sia stato condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati. E soprattutto l'articolo 11, che prevede per gli amministratori locali la sospensione, dopo la condanna di primo grado per alcuni reati.

Dal 2013 chi viene condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati non può partecipare alle elezioni per il Parlamento europeo e italiano né a quelle regionali e comunali e non può assumere cariche di governo. È una delle misure previste dalla Legge Severino.

Se vincerà il sì al referendum tutti gli automatismi qui elencati vengono meno e a decidere su eventuali divieti di ricoprire cariche tornerà a essere solo il giudice chiamato a decidere sul singolo caso, come è avvenuto fino al 2012

Consigli giudiziari
Anche prof e avvocati nei giudizi sulle toghe
Consentire il voto degli avvocati che siedono nei Consigli giudiziari anche sulle valutazioni di professionalità dei magistrati, è lo scopo dei referendari. Lo prevede già la riforma della ministra Cartabia, ma solo se il Consiglio dell'Ordine abbia segnalato comportamenti scorretti da parte del magistrato che si deve valutare.

I consigli giudiziari sono organi «ausiliari» del Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno della magistratura. La loro funzione è esprimere pareri su diversi ambiti, tra cui le valutazioni di professionalità dei magistrati. I componenti di questi organi sono sia appartenenti alla magistratura sia «laici», cioè avvocati e professori universitari. Se al referendum vinceranno i sì anche avvocati e professori parteciperanno attivamente alla valutazione dell’operato dei magistrati: finora ne sono stati esclusi. La riforma Cartabia approvata alla Camera interviene sul punto e prevede (all’articolo 3) che gli avvocati presenti in consiglio giudiziario possano votare sulla professionalità dei magistrati solo se c’è una segnalazione su fatti specifici da parte del consiglio dell’ordine.

Sistema di votazione del Csm
Regole elettorali contro le «correnti»
Tra le critiche spesso rivolte al Consiglio superiore della magistratura, molte riguardano il suo essere diviso in “correnti”, rendendo l'organo una sorta di parlamentino diviso in partiti. Queste correnti influenzerebbero significativamente il processo decisionale.

Se al referendum vinceranno i sì verrà cancellata la norma che stabilisce che un magistrato per candidarsi al Csm debba presentare dalle 25 alle 50 firme a proprio sostegno. Si favorirebbero così, secondo i promotori, le qualità professionali del candidato invece del suo orientamento politico.

Nel testo della riforma Cartabia, approvato alla Camera, viene previsto un sistema elettorale misto, binominale con quota proporzionale. Nel passaggio in Aula è saltato il sorteggio dei distretti di Corte d'Appello per formare i collegi, che era stato inserito in commissione. Non sono previste liste.

Il sistema di basa su candidature individuali: ciascun candidato presenta la sua candidatura senza necessità di promotori. Dovranno esserci un minimo di 6 candidati in ogni collegio binominale.

© Riproduzione riservata

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