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Inchiesta

Crisi e pandemia, i negozianti di Fidenza si raccontano

Crisi e pandemia, i negozianti di Fidenza si raccontano

di Giovanna Pavesi

27 Luglio 2022, 03:01

«La nostra prima vera recessione? L’avvento dei grandi centri commerciali: da lì in poi c’è stata una flessione, ma abbiamo proseguito con il lavoro, tra alti e bassi. Poi, però, è arrivata la pandemia». Antonio De Masi, che in via Berenini, gestisce un negozio d’abbigliamento maschile dal 1966, prova a ricostruire la complessità del momento, con qualche spiegazione: «A luglio siamo partiti con i saldi, ma non c’è stato interessamento: le persone pensano all’aumento delle bollette, sono disorientate e questo si riflette negli acquisti».

Per Roberta Dallavalle, titolare della gioielleria «Le gioie», i problemi da segnalare sono tanti: «Con la pandemia è cambiato il modo di comprare e i saldi non portano più clienti perché siamo abituati a essere perennemente in svendita; va tenuto presente che il budget mensile è ridotto, c’è poco potere d’acquisto e il cibo è sempre più costoso, quindi l’accessorio va in secondo piano».

«Non gira nessuno, sia per le ferie, sia per il caldo - osserva Cetty Lupo dal bancone del suo «Fantasie Shabby Interiors» -. La primavera, periodo di rinnovamento casa, è andata bene, ma ora noto un’interruzione e non oso immaginare come sarà agosto. La causa? L’aumento dei prezzi, di cui mi accorgo anche io quando faccio spesa. L’economia sta subendo danni incredibili e la fascia media, che di solito spende, non c’è più».

Alessandro Negrotti, della drogheria storica in piazza, parla di una flessione fisiologica che registra ogni anno in estate: «La nostra clientela, nel periodo estivo, è abituata a uscire dalla città per le vacanze. Noi, chiudiamo a cavallo del Ferragosto e non abbiamo mai fatto chiusure più ampie, anche perché la presenza qui è importante».

Aurelio Magnani, della storica coltelleria-profumeria di via Cavour, pur condividendo le preoccupazioni dei colleghi, vede il bicchiere mezzo pieno: «Anche in pandemia il lavoro è stato più o meno costante e non possiamo lamentarci. Ora c’è meno gente in giro anche perché, per un anziano, è complicato arrivare, visto che manca la volontà di far venire le persone qui».

Per Grazia Brambati, che gestisce «Impronte», un negozio di calzature, lo svuotamento del centro storico è l’esito di diverse componenti: «Con i rincari, i clienti preferiscono rinunciare a scarpe e vestiti per privilegiare altre scelte. La pandemia non ha più un impatto così importante, ora il freno è legato all’inflazione».

«Il periodo dei saldi non è iniziato nel migliore dei modi: c’è molta incertezza – aggiunge Silvia Cugini, dal suo negozio «Rainieri tendaggi e biancheria» -. Veniamo da una fase in cui la gente è rimasta più a casa e ora, se può spendere, preferisce la vacanza o uno svago».

Monica Fiorentini quando parla del suo negozio di dolciumi, «Dolci Sapori», lo fa con la stessa affezione che si riserva a una persona cara. «Nel periodo estivo, grazie alla ripresa delle cerimonie si lavora, ma la crisi è tanta, anche a causa dell’inflazione, e si percepisce». Dalla pandemia in poi, nel suo negozio è rimasta sola, mentre prima aveva due dipendenti. «Ad agosto? Non vado in ferie, perché non posso – conclude -. Il covid ha rovinato tutto».

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