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Verso le elezioni

I tanti enigmi del «Rosatellum»

I tanti enigmi del «Rosatellum»

20 Agosto 2022,03:01

Di tutti i sistemi elettorali utilizzati in Italia uno dei più complicati e contorti è certamente il Rosatellum con cui si voterà il 25 settembre. È la legge che fu utilizzata alle politiche del 2018. E già allora aveva messo in evidenza parecchi problemi. Ora quei problemi rischiano di moltiplicarsi per il taglio dei parlamentari deciso durante questa legislatura. La riduzione da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori, infatti, è destinata a moltiplicare le anomalie.

Il Roatellum si basa su un mix fra sistema proporzionale e maggioritario: il 64% dei posti vengono infatti assegnati con meccanismo proporzionale fra listini con candidati bloccati, mentre il restante 36% escono dai collegi uninominali dove chi vince è ovviamente il candidato più votato mentre tutti gli altri restano a casa.

Sostanzialmente si tratta di un capovolgimento del Mattarellum, il sistema ideato dall'attuale Capo dello Stato, che aveva caratterizzato i primi anni della seconda repubblica dalle elezioni del 1994 a quelle del 2001. A differenza del Mattarellum, che comunque aveva i suoi problemi, il sistema attuale ha messo in mostra numerose difficoltà per l'estensione dei collegi uninominali e per la complessità del sistema di assegnazione proporzionale dei seggi. Problemi destinati a ingigantirsi quest'anno con il taglio del numero dei parlamentari che ha avuto il primo effetto di rendere giganteschi i collegi uninominali e di rendere ancora più incerti e intricati i risultati elettorali che vengono prodotti dal complesso sistema di assegnazione dei seggi proporzionali.

Restano valide le soglie di sbarramento anche queste piuttosto complesse. . Non partecipano all'assegnazione dei seggi le coalizioni di più liste che non arrivano al 10% e nemmeno le liste che ottengono meno del 3% dei voti a livello nazionale, comprese quelle che fanno parte di una coalizione che non ha superato il 10%. Da notare però che nel computo dei voti delle coalizioni entrano anche quelli delle liste che si sono fermate sotto il 3% ma sopra l'1%. Completamente persi invece i voti di chi si ferma sotto l'1%.

Camera - Il Parmense viene diviso in due collegi
Fino alle ultime elezioni all'Emilia Romagna venivano assegnati 45 deputati. Con il taglio, si sono persi 16 posti. Dei 29 seggi, 8 sono quelli che spettano all'Emilia occidentale, cioè alle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. Tre sono i collegi uninominali. Uno comprende tutta la provincia di Piacenza e alcuni comuni del Parmense (Fidenza, Salso, Pellegrino Soragna, Polesine Zibello, Busseto, San Secondo e Fontanellato). Tutti gli altri comuni del Parmense, città compresa, formano il collegio uninominale di Parma insieme con i comuni di Boretto e Brescello che non faranno dunque parte del terzo collegio, quello della provincia di Reggio. Per i collegi uninominali come detto vale la regola che il candidato che ottiene più voti viene eletto. Gli altri cinque posti a Montecitorio vengono assegnati in modo proporzionale fra i listini bloccati del collegio plurinominale. Da notare che il calcolo dei seggi alla Camera avviene a livello nazionale e la distribuzione viene poi «calata» con un meccanismo piuttosto complicato nelle circoscrizioni regionali e nei collegi plurinominali a seconda dei resti. Qualcuno l'ha definito un flipper dopo quanto accaduto l'ultima volta e in effetti spesso l'assegnazione dei seggi è sembrata una pallina impazzita. Traduzione: i primi posti dei listini bloccati sono garantiti per i due tre partiti più grandi, gli altri sono un terno al lotto.

Senato - Un maxi collegio insieme con Piacenza
All'Emilia Romagna sono assegnati 14 seggi, otto in meno rispetto a quelli che le spettavano in passato. A differenza della Camera, però, l'assegnazione dei seggi del Senato avviene su base regionale. Per il resto invece anche in questo caso una parte dei seggi, vengono assegnati con l'elezione diretta dei cinque vincitori dei collegi uninominali in cui è divisa la Regione. Al Senato, questi collegi uninominali sono davvero molto estesi. Uno dei più vasti è di certo quello che comprende tutta la provincia di Parma, quella di Piacenza e una parte consistente della Bassa reggiana. Per quel che riguarda l'assegnazione dei nove seggi attribuiti con metodo proporzionale la regione è divisa in due grandi aree. Parma fa parte di quella che comprende anche le province di Piacenza, Reggio e Modena, a cui dovrebbero spettare 4 seggi senatoriali, uno in meno rispetto al collegio che comprende il resto della Regione (Bologna, Ferrara e tutta la Romagna). La distribuzione di questi nove seggi fra i listini bloccati dei vari partiti avviene con calcolo su base regionale e non nazionale come accade invece per i deputati. Per il resto il sistema è lo stesso della Camera: proporzionale con il metodo dei quozienti e dei più alti resti. Il calcolo su base regionale limita però l'effetto flipper che c'è per gli eletti a Montecitorio, Quindi per i partiti è più facile prevedere quali sono i posti sicuri in lista e quelli invece più traballanti.

Ecco come si può votare
Sono schede piene di nomi quelle che verranno consegnate agli elettori il prossimo 25 settembre. Il Rosatellum prevede infatti che su ognuna delle due schede (quella per il Senato e quella per la Camera), compaiano i nomi di tutti i candidati in gara in quel collegio, sia quelli che gareggiano nell'uninominale, sia quelli che corrono nei listini per la quota proporzionale. Sotto ogni candidato in gara nei collegi uninominali compariranno i simboli dei partiti (o del singolo partito) che lo sostengono con a fianco i nomi dei candidati che compongono i vari listini bloccati. Da notare che si possono votare solo candidati all'uninominale e liste ad essi collegate. In altre parole non è ammesso il voto disgiunto, come avviene invece per le elezioni del sindaco nei comuni oltre i 15mila abitanti.. Non sono ammesse nemmeno le preferenze fra i nomi previsti nei listini che sono come detto bloccati. I seggi vengono dunque assegnati in base all'ordine in cui i nomi compaiono sulla scheda, ordine deciso in precedenza dai rispettivi partiti che assegnano dunque le prime posizioni ai candidati che vogliono vedere eletti. Se si traccia una croce solo sul nome del candidato all'uninominale, il voto si trasferisce con un meccanismo piuttosto complesso anche alla lista o alle liste che formano la sua coalizione.

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