MUSICA
Francesco Renga canta l’amore. Lo fa con la sua voce calda, moto amoroso, di carezza. Riempie il palco con una disinvoltura elegante, in abito nero scuro, cornice del suo – famoso – sorriso, insieme ai ricci corvini. A questa semplicità s’aggiungono i braccialetti d’argento, gli anelli un po’ rock, così come gli anfibi.
Ed è vero che l’abito non fa il monaco, ma nel suo caso, le vesti rendono molto bene l’essenza delle canzoni e dell’artista: dal morbido cuore d’oro dell’amante premuroso o del padre innamorato, qualche volta emerge l’animo turbato e pungente («ciò che non mi uccide non mi tocca più, mi accendo un’altra sigaretta, ma poi non lo faccio più»).
Così la luce di quell’essere solare, anche sul palco, lascia spazio a sottili – interessanti – zone d’ombra in grado di catturare il pubblico. Anche ieri sera a Langhirano in occasione del Festival del Prosciutto – promosso dal Comune di Langhirano con il contributo organizzativo di Caos Organizzazione Spettacoli – per una delle ultime tappe del suo tour «Estate2022». L’artista ha incontrato con grande successo il pubblico parmigiano (e non solo), giunto numerosissimo.
A tutti quelli che l’hanno acclamato tra cori e applausi fragoroso, ha condiviso i suoi più grandi successi e ha raccontato i suoi «Mille errori».«Gli errori sono i capi saldi della nostra esistenza – dialoga Renga con il pubblico - ogni errore che facciamo diventa sempre un punto di svolta, un momento importante della nostra esistenza. Facciamo sì che gli errori ci cambino e che rendano i nostri giorni qualcosa di piú bello».
Tra i brani più conosciuti «Angelo», il brano che nel 2005 ha permesso al cantante di vincere il Festival di Sanremo e di fare decollare la sua carriera da solista, intrapresa dopo la collaborazione con i Timoria. La canzone è una protezione, è una difesa contro le sofferenze, un amore da tenersi addosso: è cura. Nella magia di questa ammissione di sentimenti e di bisogno di protezione, un’altra magia: il pubblico ha iniziato ad intonare ogni singola parola del brano.
In un attimo piazzale Celso Melli è diventato piazzale di voci e luci (quelle delle torce degli smartphone). Così uno dei ritornelli più conosciuti di sempre – «Angelo, prenditi cura di lei, lei non sa vedere al di là di quello che dà e l’ingenuità è parte di lei, che è parte di me» – è diventato colonna sonora dell’incontro tra l’artista e il pubblico. Questo tour nell’amore continua con altri brani come «Guardami amore», «Scriverò il tuo nome», «Il mio giorno più bello», e «A un isolato da te». Poi il brano di quest’anno , «Mille errori», una ballad introspettiva che parla di bilanci, del riconoscersi negli errori che si sono commessi nel corso della propria vita e nell’accettarsi per ciò che si è, con pregi e difetti. Il saluto al pubblico è un invito a lasciarsi andare, a pensare al presente. L’anima pare pesare pochissimo, «pochi grammi soltanto, ma i più pesanti che un uomo ha».
Anna Pinazzi
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