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Ha 17 anni

Andrea Serena, un pianista sull'Oceano

Andrea Serena, un pianista sull'Oceano

18 Settembre 2022, 03:01

«Siamo portatori di felicità». Così, con un proponimento da secolo dei Lumi e accolto poi nella costituzione Americana, Andrea Serena, giovanissimo e talentuoso pianista, venerdì sera in immaginaria navigazione sull’Oceano, capitano della compagnia sonante e sognante, definisce sé stesso e i due complici cacciatori di suoni: Giorgio Meloni dal fiato che domina il sassofono in variazioni e improvvisi, sostenuto da Filippo Orlandi, batterista prodigo di assoli entusiasmanti. Tre diciassettenni compagni di classe al Liceo Musicale Bertolucci, insieme a Nicolò Cavalieri, che impersonava lo sfidante al piano, dialogano in musica con le parole di «Novecento», famoso monologo di Baricco, scandite da attori-lettori non professionisti, tra i quali la madre di Andrea, Annita Brindani, che gratificata di una «n» in eccesso dal distratto impiegato all’Anagrafe, conosce un poco lo straniamento esistenziale alla base del lavoro di Baricco, protagonista Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, eroe di multiforme ingegno che morirà di dinamite insieme alla nave.

È lo spettacolo molto gradevole andato in scena venerdì sera nel severo e cordiale fascino del chiostro di Santa Maria degli Angeli, a Busseto, incantevole contesto gremito e plaudente. Allestimento evocante l’interno di una stiva, dove il protagonista vivrà recluso per 32 anni: sacchi e bidoni di esplosivo, sullo sfondo l’incessante sciacquio del mare. Il racconto, adattato dalla regista, una Fiorella Bia lesta a infilarsi tra due vasi di fiori a sussurrare suggerimenti ai tre ragazzi e poi via a scandire i tempi degli interventi dei lettori, una decina di volontari, capeggiati dalla madre di Andrea insieme a Franca Amade, Marco Bentley, Glenda Biselli, Pietro Sforza, Roberta Dadini, Carla Finozzi, Daniel Cardenas, Chiara Maini, Francesca Fati e ovviamente Andrea Serena.

Cardenas è uno dei religiosi, gli ‘’Identes’’ che gestiscono la chiesa un tempo dei Francescani. Finito lo spettacolo ha giustamente invitato lo scelto pubblico a non schivare lo scatolone con fessura posto all’entrata. Che all’entrata era stato un po’ evitato. Sicché dopo il canto, l’esortazione a contribuire a tenere in vita chiostro e chiesa, un monumento storico di fine Quattrocento. Verdi vi suonò durante le gride che per vent’anni, nell’Ottocento, proibivano canti e musica nelle chiese di Busseto, a causa di risse scoppiate tra sostenitori e avversari del giovane compositore in corsa per diventare maestro organista. La chiesa dei Francescani era fuori le mura pertanto intoccabile: sicché Verdi vi consumò vendetta riempiendo il tempio di fedeli mentre nella deserta Collegiata il parroco era fuori di sé per il disappunto.

Lo spettacolo, si è dipanato abbastanza veloce, soprattutto con le spinte jazzistiche e i pezzi di autori classici vari, messi in campo con saggia abbondanza di suoni. La band ha eseguito musiche di Charlie Parker, Joseph Cosma e Dave Brubeck. Andrea solista ha mostrato una facilità naturale di suono nonostante la rigidità della tastiera, spaziando da Chopin a Liszt, da Debussy a Joplin. Lo sfidante pianista si è esibito in un brano di Dylan e nella fuga più famosa di Bach.

Una bella festa, dunque, che ieri pomeriggio è approdata nel carcere di Cremona: una cosa che a Danny Boodman sarebbe assai piaciuta. «Penso che sia doveroso mettere il talento di ciascuno di noi a portata di tutta la gente», spiega Andrea, con una passione totale tenuta sotto controllo da una buona educazione e dalla consapevolezza di dover ancora percorrere molta strada. Ha già vinto un paio di prestigiosi premi, con punteggi sempre superiori al 90, ma non è certo soltanto questo a essere di pungolo a questo ragazzo dalla capigliatura a boccoli, lo sguardo un po’ compiaciuto e molto timoroso, davanti agli elogi sperticati di musicisti che intravedono per lui un futuro luminoso. «Io ho trovato, in un lontano giorno della mia infanzia, lo strumento più completo, polifonico nel senso di poter orchestrare grazie agli 88 tasti vere e proprie “sinfonie” per me più affascinanti del suono di un solo strumento» spiega Andrea, attirato dal poter comporre la diversità riducendola a un suono solo ma multiplo, quello del pianoforte. Ed è l’eterna ricerca dell’espressione sentimentale attraverso una tecnica inesorabile ma che a seconda della sensibilità di ciascuno, consente infinite possibilità di emozioni: «Io ho sempre avuto la certezza che avrei potuto esprimere quello che ho dentro di me, il mio talento grande o piccolo che sia attraverso la musica, con il pianoforte e non con le parole». Certo per un musicista la parola è un’imprecisione sonora, utile a indicare cose concrete, ma inadatta totalmente a raccontare le condizioni dello spirito, dell’anima. E’ con una notevole sensibilità che ieri mattina, prima della partenza per Cremona, Andrea Serena si mostra entusiasta della visita ai carcerati. «Cosa potrei fare, come potrei esprimere loro la mia partecipazione, la condivisione di uomo alla loro sofferenza? Perché al di là della giustizia c’è sempre un essere umano che soffre. Ecco io penso che questa nostra irruzione artistica nella loro disperazione possa portare loro un po’ di speranza, di serenità. Ma è con il suono del pianoforte, con la maestria dei grandi compositori che potrò toccare davvero il loro cuore».

E’ un bel tipo Andrea dalla consapevolezza del proprio valore sorvegliata però con pudore e misura ma innanzitutto la sincerità: «Sarei bugiardo se dicessi di non accorgermi che quando suono gli ascoltatori sono contenti, il mio talento, piccolo o grande che sia, provoca felicità. E allora io cerco di dare il meglio di me stesso: è un piacere e un dovere che sento molto forte». La sua famiglia lo asseconda, senza però esagerare, ma consapevole del talento che sarebbe un peccato non coltivare. D’altra parte la madre Annita è donna di solida educazione famigliare. Recentemente un lutto ha portato dolore e abbattimento. «La musica, il pianoforte di mio figlio e la decisione di allestire Novecento» dice la signora con voce percorsa dalla sofferenza: «Mi hanno aiutato molto a superare il dramma della perdita di mia madre. Sì la musica è davvero una forza ricreatrice». E Andrea? Dov’è? Ho un ultima domanda sciocca, sleale ma atta a capire se il tipo recita la parte del timido o lo è veramente. Di colpo chiedo: «Hai una ragazza?». E lui avvampando e sicuramente maledicendo l’importuno cronista. «Mah… ma …», si ingolfa Andrea che infine costretto dalla buona educazione si arrende: «Sì ha quattordici anni…». E fila via in fretta, questo romanticone di Andrea che infatti adora Chopin. E in particolare il Notturno 2. Una cosa da brividi del cuore.

Vittorio Testa

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