Tribunale
Una lista di imputati che debordava per tre nomi in una terza pagina: diciannove in tutto, per un elenco di 26 ipotesi di reato. Due però i personaggi che avrebbero svolto un ruolo di maggior spicco in questa intricata vicenda, nella quale si scoprirono presunti reati contro la pubblica amministrazione seguendo un iniziale filone di indagine su frodi fiscale legate alla creazione di crediti d'imposta inesistenti.
Il primo dei due è F.C., un dipendente dell'Agenzia regionale prevenzione ambiente energia dell'Emilia-Romagna, agenzia che, rappresentata dall'avvocato bolognese Daniele Vicoli, si è costituita parte civile; l'altro, D.P. (indichiamo solo le iniziali, perché l'udienza era dal Gup, quindi non aperta al pubblico), imprenditore fidentino nel settore della logistica e del movimento terra, amico di F.C. e accusato di aver fatto da tramite tra il primo e chi aveva bisogno del suo aiuto. Entrambi finirono in cella nel settembre del 2021, al termine delle indagini della Tenenza di Fidenza della Guardia di finanza coordinate dal pm Francesca Arienti. Stessa sorte allora, diverso il cammino processuale intrapreso nei mesi seguenti: il primo, assistito dall'avvocato Michele Dalla Valle, è stato rinviato a giudizio, dopo aver scelto di essere giudicato con rito ordinario, mentre l'altro, difeso dagli avvocati Fabio Baglioni del foro di Roma e Giulia Giusti di Modena, ha optato per l'abbreviato. Ieri è stato assolto da alcune accuse e da altre è invece stato condannato dal Gup Sara Micucci, per un totale di 4 anni e 10 mesi di reclusione, usufruendo della riduzione di un terzo della pena garantita dal rito. Altri sei i rinvii a giudizio; cinque imputati sono invece stati del tutto assolti in rito abbreviato, mentre uno, F.Z., a sua volta accusato di corruzione, difeso dall'avvocato Stefano Galli, ha patteggiato sette mesi e dieci giorni. Gli altri sono stati in parte assolti e in parte condannati.
Tale era il numero delle persone chiamate in causa (solo alcune presenti in tribunale) e soprattutto dei loro difensori che l'aula al quinto piano non poteva contenere tutti. E anche l'aula collegiale al primo piano, nella quale si è tenuta l'udienza, è bastata a stento. Notevole pure la mole dei capi di imputazione: se ne contavano 26, tra ipotesi di evasione a più zeri e di corruzione «classica», ottenuta mediante il presunto versamento di banconote da 50 e da cento (in casa del dipendente di Arpae le Fiamme gialle trovarono 50mila euro in contanti). In alcuni casi, invece, il «corpo del reato» sarebbe consistito in un culatello o in cene al ristorante a base di pesce. Decadute le accuse «gastronomiche»: chi doveva risponderne è stato assolto perché «il fatto non sussiste»: secondo il Gup, si trattò di innocui doni.
Cinque, come si è detto gli imputati, quattro imprenditori e un tecnico, dichiarati del tutto innocenti: M.F., difeso dagli avvocati Matteo Manici e Fulvio Villa; E.L., assistito da Stefano Del Signore; P.C., difeso da Aniello Schettino; F.S., difeso da Mario Bonati ed Emanuele Malanca, e infine V.F., assistito da Luigi De Giorgi e Luca De Riso di Carpinone. Assolti loro dall'accusa di aver corrotto, è stato consequenziale che cadessero almeno i capi d'imputazione relativi a chi gli avrebbe venduto il proprio aiuto.
Condannate per reati fiscali, invece, due imprenditrici, entrambe difese da Maurizio Branchicella del foro di Roma: a un anno e mezzo S.C. e a un anno e 20 giorni C.C. Lo stesso legale difendeva anche C.A. e A.P, entrambi condannati a otto mesi di reclusione. Accusato a sua volta di evasione fiscale, è stato infine condannato a nove mesi e 10 giorni, G.R., difeso dall'avvocato Pierluigi Collura.
Oltre a F.C. sono stati rinviati a giudizio due commercialisti romani, per i quali a suo tempo furono disposti gli arresti domiciliari: F.S., assistito da Goffredo Martorello e Mario Antonio Angelelli, entrambi del foro della Capitale, e M.V., assistito dall'avvocato romano Marco De Carolis. Rinvio a giudizio, sempre per reati fiscali, anche per gli imprenditori G.L.R., difeso da Luigi Colacino e Luigi Antonio Comberati del foro di Bologna, G.C., difeso da Maria La Nave e per A.B., assistito da Claudia Manfredi, e per L.A., difesa dall'avvocato romano Giovanni Talamo. Quest'ultima è accusata di avere avuto un ruolo strategico nella cessione dei crediti fittizi per evadere il Fisco.
rob.lon.
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