Iniziativa del Comune
Sotto i portici del Grano risuona una specie di gong di legno: qualcuno deve avere fatto di nuovo cadere la torretta del jenga. Intanto, più lontano ancora dalle sedie dei relatori si alzano le grida dei ragazzi alla Playstation. Delle «Regole del gioco» si parla, ed è giusto così: i giovani impegnati a giocare e i meno giovani a parlare, ad ascoltare chi ricorda quanto l'attività ludica sia fondamentale per la continua crescita (alla faccia dell'età) e per lo sviluppo delle relazioni. «E poi il gioco è intergenerazionale - sottolinea Beatrice Aimi, assessore alla Comunità giovanile -. È in grado di mettere in discussione e creare momenti di incontro». Questo l'obiettivo. Da raggiungere con una campagna di riconquista della città («Vogliamo stare nelle piazze, tra la gente» sottolinea l'assessore), da realizzare con i Centri giovani del Comune e l'Unità di strada dell'Ausl.
Stare sull'uscio del «palazzo» cittadino, dà un chiaro segnale di apertura, dopo l'appuntamento di settembre in Ghiaia, con la mano tesa ai minorenni più difficili. Nel nome dei giovani è stato organizzato anche questo incontro, ma l'uditorio è soprattutto di adulti. «Grandi» che, attraverso il gioco, devono ricordarsi di crescere ancora.
Sorrisi ed esclamazioni di gioia accompagnano lo scorrere delle diapositive mostrate da Enrico Carosio, docente dell'Università del Sacro Cuore. Dai Lego all'Allegro chirurgo, ai soldatini, fino ad arrivare ai giochi che riproducono mondi virtuali contaminati dal nostro. Più o meno lontane immagini riaccendono la mente di ognuno. «Il gioco - sottolinea Carosio - è il primo grande educatore che ci permette di entrare in contatto con il mondo». Che il divertimento preveda norme «severe» la dice lunga: a sottolinearlo è Simone Terenziani, educatore che di questo ha fatto il proprio lavoro. «Così è ogni gioco strutturato» ribadisce.
Peccato che agli spazi istituzionali destinati a «parlare» ai ragazzi quasi mai corrisponda la «giocosità». «Tutto fuorché questo trasmettono i luoghi degli assistenti sociali» dice il docente fiorentino Carlo Andorlini, spiegando come invece ci si debba «concentrare per raggiungere la platea giovanile».
Basta aggiungere il sostantivo azzardo, perché la parola gioco prenda un suono meno «giocoso». A parlarne è Silvia Codeluppi. «Lo scenario è cambiato sia sotto l'aspetto qualitativo che quantitativo - spiega la direttrice del Serdp dell'Ausl -. Basti pensare alla tombola del Natale: oggi c'è il Bingo, con tutt'altra velocità». Accessi più facili, il passaggio dalla manualità alla tecnologia: tutto concorre a creare dipendenza. Drastico il calo degli accessi al Serdp tra il 2020 e il 2021. «Ora invece si assiste a un forte aumento» aggiunge Silvia Codeluppi. Ma più che i giovani il problema riguarda gli over 40.
Senza cadere nella patologia, «nel mondo di oggi dedicare spazio al gioco - ricorda Marco Battini, coordinatore delle Unità di strada dell'Emilia-Romagna - significa dedicarlo a sé stessi». Così come farlo in situazioni estreme corrisponde a un aspetto quasi terapeutico. «Ricordate “La vita è bella” di Benigni? Quello che il papà faceva nel lager era un gioco per tutelare il suo bimbo. Giocate con i figli, con i nipoti, magari con i giochi online, e alla fine chiedetevi che cosa avete imparato».
Non c'è quasi nient'altro che i bambini, prendano tanto sul serio, ricorda Benedetto Campione. «Riprendiamoci la strada» si chiamava l'iniziativa di pochi anni fa che portava a dar calci al pallone nelle vie o nei cortili dei condomini, «inventandosi campetti e porte, nel segno di relazioni creative». «Quando è stato perso tutto questo? La modalità online ci porterà sempre più a vivere il gioco nella dimensione virtuale?» si chiede Beatrice Aimi. Le partite con le giacche a far da porta nei cortili erano la norma, decenni fa. Quando l'Italia i Mondiali non si limitava a vederli in tv. Sarà un caso?
Roberto Longoni
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