×
×
☰ MENU

MEDESANO

La guerra, la sofferenza, la memoria: l'alpino «Richéto» è andato avanti

La guerra, la sofferenza, la memoria: l'alpino «Richéto» è andato avanti

21 Gennaio 2023, 03:01

Medesano L’alpino Enrico Chiapponi, per tutti «Richéto», è andato avanti: il centenario di Felegara, uno degli ultimi reduci della campagna di Russia, lo straordinario personaggio, testimone di un’epoca storica, è mancato giovedì, accompagnato dal cordoglio, dalla stima e dall’affetto dei concittadini e di tutti coloro che avevano avuto modo di conoscerlo e di ascoltare i racconti della sua vicenda.

Un lungo racconto di vita, il suo, iniziato a Riccò, dove era nato nel giugno del 1922, per trasferirsi definitivamente con la famiglia a Felegara. Dopo aver frequentato fino al terzo anno la scuola di avviamento professionale, percorso non consueto all’epoca, con la quale aveva ottenuto il titolo di studio di commesso di stoffe, Enrico fu chiamato alle armi nel ‘42 nell’8° Reggimento Alpini per poi essere assegnato al Battaglione Gemona, a Tarcento.

Le reclute come lui fecero l’addestramento a Plezzo, località all’epoca italiana e ora slovena: un periodo che la penna nera ricordava costellato di sacrifici e ristrettezze. Ma non era nulla rispetto a quanto attendeva i giovani soldati: nella primavera del 1942 i giovani alpini tornarono a Tarcento ma all’inizio dell’estate la Brigata Julia venne inserita nell’Armir, l’Armata Italiana in Russia: l’inizio di un’esperienza drammatica, delle battaglie sul fronte del Don, che Chiapponi aveva testimoniato in tante occasioni, ricordando il sacrificio di decine di migliaia di soldati italiani, nelle scuole, tra gli amici e conoscenti, e anche in diverse trasmissioni televisive, come Rai Storia.

L’alpino visse infatti la tragica ritirata dalla linea del fronte, iniziata il 17 gennaio 1943, a seguito dell’accerchiamento del suo battaglione da parte delle truppe corazzate sovietiche: durante la battaglia di Nikolajewka Enrico Chiapponi venne ferito al braccio sinistro da una scheggia di granata e riuscì a salvarsi, trascinandosi in un’isba con altri soldati. Raccontava di essere stato costretto, in quel frangente, ad abbandonare un commilitone: nel giugno scorso, in occasione del suo centesimo compleanno, aveva potuto abbracciare il nipote del suo ex commilitone, arrivato a Medesano da Belluno per incontrarlo.

Al ritorno dalla guerra Richéto era stato impiegato all’anagrafe del Comune di Medesano: la sua disponibilità, la cordialità e la lucidità nel ricordare e analizzare i fatti storici, resteranno un patrimonio indimenticabile per tutti, come afferma il sindaco nel suo intervento in ricordo. «La notizia della scomparsa di Richéto - afferma il sindaco Michele Giovanelli - ha addolorato tutti, perché era una persona alla quale tutti volevamo bene. Lo pensavamo immortale, leggendario, capace di raccontare la drammatica ritirata di Russia con il sorriso, dopo che i suoi occhi avevano visto una immane tragedia. Le sue parole che rievocavano quei giorni rimarranno per sempre scolpite nelle nostre menti e nei nostri cuori. Così come le barzellette che amava raccontare, con tutta la sua serenità. È stato un onore aver partecipato alla festa dei suoi 100 anni. Ciao Richéto, grazie per averci regalato momenti indimenticabili, e grazie per averci insegnato che la vita va affrontata sempre con il sorriso. Un abbraccio a tutta la famiglia».

Do.C.

© Riproduzione riservata