Intervista
Marcello Pelizzoni ne ha fatta di strada da quando, a 14 anni, ha lasciato Parma per andare a studiare danza alla prestigiosa Accademia del Teatro Bolshoi di Mosca. Oggi è il primo ballerino del Krasnoyarsk State Opera and Ballet Theater, in Siberia, non è mai stato tentato dall’idea di lasciare la Russia nonostante il conflitto bellico scoppiato un anno fa, ma conserva un sentimento di profonda affezione per la sua terra: «Riesco a tornare in poche occasioni e, ogni volta, cerco di trascorrere più tempo possibile con la mia famiglia. Pur avendo ormai là la mia vita, ogni volta che devo ripartire da Parma, lascio qui una grossa fetta del mio cuore».
In questo caso è stato un rientro forzato.
«Ho subito un infortunio al tendine d’Achille. Ho trascorso le ultime tre settimane a casa, con le persone che mi vogliono bene e uno staff che ha tenuto sotto controllo i miei miglioramenti. Non nego che sia stato un periodo complicato: abitualmente, in questi mesi, si lavora molto. E io mi sono dovuto fermare».
Quali sono i suoi prossimi obiettivi?
«A breve termine c’è l’atto finale del premio nazionale «Golden Mask»: sono gli Oscar del balletto russo e io sono in nomination grazie al ruolo di Diavolino nello spettacolo “Catarina, ou la fille du bandit”. Il 21 marzo mi esibirò a Mosca per il gran finale».
Di emozioni ne ha già vissute tante nella sua carriera.
«Vero. Una intensa, ultimamente, è stata tornare per la prima volta al teatro Bolshoi di Mosca da ballerino professionista, dopo aver concluso il mio percorso in accademia. È avvenuto in occasione di un concorso internazionale a cui hanno partecipato i migliori giovani ballerini provenienti da tutto il mondo. Essere stato premiato in quell’occasione, mi ha regalato ancora maggior fiducia e consapevolezza che la strada intrapresa è quella giusta».
Come si vive in Russia, soprattutto in questo periodo?
«La mia vita professionale, fortunatamente, non è cambiata. La guerra non ha diminuito gli spettacoli o gli spostamenti all’interno e all’esterno della nazione. Ho lavorato in Bulgaria, in Inghilterra e in Kazakistan durante l’ultimo anno. Certo, sono state chiuse tante attività. Molti ragazzi sono stati mandati a fare la leva militare. Ma dove sono io, non si vive nel terrore».
Chissà la preoccupazione dei suoi familiari quando è scoppiato il conflitto con l’Ucraina.
«Indubbiamente. Ma li ho sempre tranquillizzati. Alcuni colleghi hanno deciso di tornare nelle rispettive patrie. Io non l’ho mai pensato. Neppure per un momento. Sono cresciuto come uomo e come ballerino in questa nazione. Qui c’è la più grande cultura al mondo legata al balletto. E io voglio stare là dove posso imparare dai migliori».
Anche per questo, al termine dell’accademia a Mosca, si è trasferito in Siberia?
«Sono arrivato a Krasnoyarsk grazie al direttore Sergej Bobrov. Ho avuto l’opportunità di aprirmi a novità dal punto di vista artistico, andando oltre le parti più classiche come quelle del principe nel Lago dei Cigni o nello Schiaccianoci. I ruoli principali in Giulietta e Romeo e nella Carmen mi hanno offerto la possibilità di una maggiore espressività sul palco».
Quali sono le aspirazioni per il suo futuro?
«Mi piacerebbe avere l’opportunità di venire a ballare in Italia. Calcare il palco del Teatro Regio sarebbe un sogno che si realizza».
Pietro Razzini
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata