LO STUDIO
Negli ultimi dieci anni il mondo del commercio è profondamente cambiato. I centri commerciali prima e successivamente l'ecommerce, hanno rivoluzionato il modo di fare acquisti. A farne le spese sono stati soprattutto i negozi di vicinato, diminuiti sensibilmente in tutto il Paese (269 quelli «spariti» a Parma tra il 2012 e il 2022, in gran parte nel centro storico), come emerge dai dati dell'ultimo studio di Confcommercio.
In città dopo la forte flessione registrata tra il 2012 e il 2019, negli ultimi anni il calo sembra essersi stabilizzato. Tra il 2019 e il 2022 infatti la variazione percentuale è stata del -2 per cento in centro storico e del -1 per cento tra i negozi della periferia.
Il calo ha riguardato soltanto alcuni settori (negozi di giocattoli, abbigliamento, librerie, edicole, mobili) ma è stato compensato dall'aumento di farmacie ed esercizi commerciali legati all'informatica e alle telecomunicazioni.
Un discorso a parte va fatto per alberghi, bar e ristoranti, complessivamente aumentati nel corso dell'ultimo decennio. Il calo del numero di bar (seppur contenuto) è stato compensato dall'aumento dei ristoranti, soprattutto nelle zone periferiche. Quanto agli alberghi, sono aumentati quelli in centro storico e diminuiti quelli in periferia. In sensibile crescita anche le altre forme di alloggio. Le ragioni sono molteplici; Parma da qualche tempo a questa parte, attira sempre più turisti, ma sono cambiate anche le abitudini dei parmigiani.
Claudio Franchini, direttore di Ascom, commenta i dati dello studio con lo sguardo rivolto verso le sfide future del mondo del commercio cittadino. «Lo studio ci dice che il calo dei negozi di vicinato si è verificato con maggiore forza nel periodo che va dal 2012 (e già negli anni precedenti) al 2019 - afferma -. Negli anni successivi invece la situazione si è andata stabilizzandosi sia in centro (il più colpito ndr) che in periferia».
La sfida di Ascom e del Comune ora è quella di non fermarsi soltanto a una fredda analisi dei numeri, ossia a mantenere aperte il maggior numero possibile di attività commerciali, ma anche di garantire un'offerta di qualità. «Ora che si è arrivati a una situazione stazionaria - prosegue Claudio Franchini - bisogna gestire al meglio le nuove aperture. Il problema non è numerico, ma di qualità dell'offerta, che deve essere monitorata attentamente, soprattutto in determinate aree della città». «Dobbiamo portare sempre più qualità in centro e in periferia - osserva lo stesso Franchini -. Parma in questi anni si è trasformata anche grazie ai numeri del turismo. Piazza Garibaldi è un esempio di questo cambiamento, ma anche altre zone stanno evolvendo positivamente».
Parma, assieme a Milano, è stata individuata dalla Confcommercio nazionale come esempio per quanto riguarda la valorizzazione del centro storico e la rigenerazione delle attività commerciali. «Si tratta di un progetto che stiamo condividendo assieme all'Amministrazione comunale - spiega ancora Franchini - per migliorare l'ambiente urbano, creare i presupposti per rendere sempre più attrattive le attività commerciali e incentivare i nuovi investimenti».
Luca Molinari
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