Scomparso
Una delle ultime «sméli» (scintille) della parmigianità più schietta si è spenta.
Nei giorni scorsi è venuto a mancare, all’età di 72 anni, Gianfranco Dodi, per tutta Parma ( in quanto « l’éra pu cognsù lù che il bonjèrbi») «Francone».
Buono, pacioso, «un pramzàn bél cme ‘l sol», Francone, era nato al «Pirlón äd Valera» da padre muratore e madre contadina originaria di San Secondo. Non avendo molta dimestichezza con i libri, giovanissimo, iniziò a fare «al garzón d’un frär» (fabbro). Dopo aver lavorato per anni come litografo alla «Zafferri» e poi come operaio alla «Pezziol», «Copador» e «Parmasole», fu alle dipendenze del Comune come fattorino-custode. L’ultimo lavoro svolto, alle dipendenze del Comune, prima di andare in pensione, fu quello di custode della «Scuola di falegnameria» di piazzale Barbieri situata accanto al mitico «caplär» Walter Bocchi, che chiuse i battenti della sua cappelleria alcuni anni fa, e che «Francone» ricordava con tanta simpatia.
Anni fa, nel tempo di Natale, collaborò anche con quegli ambulanti che vendevano gli alberi di Natale (quelli veri e non quelli di plastica ) sullo Stradone - angolo Strada Farini o in Piazzale Santa Croce. Provetto pescatore, vincitore anche di alcune gare finché le gambe l’hanno sorretto, con l’immancabile «toscanello Garibaldi» tra le labbra, sia asceso che spento, «Francone», era uno degli ormai pochi «superstiti» di quella Parma che, inutile negarlo, specie in questi ultimi anni, per svariate ragioni, ha cambiato fisionomia, ma dove ancora resistono personaggi come Walter Ferrari ( «Mitraja»), il fornaio di via Bixio Gianni Cavazzini, Giuliano Mazzera, «Gigètt» Mistrali, Claudio Mendogni, Adriano Catelli per 60 anni custode della Cittadella, Marièn La Franca direttore dell’orchestra «Millelitri» (della quale Francone faceva parte) e pochi altri che riescono ancora ad emozionarsi ed a commuoversi quando sentono una poesia di Pezzani, Vicini e Pedraneschi declamata da Enrico Maletti.
Cuoco per diletto e per necessità, essendo single, «Francone», ai fornelli si arrangiava bene, ma il piatto che gli riusciva meglio era la «fritäda cól sigòlli» secondo un’antica ricetta della sua mamma. I punti di ritrovo di «Francone», finché la salute glielo ha permesso, sono stati Piazzale Santa Croce per l’incontro giornaliero con i fraterni amici della «Millelitri» con i quali effettuava , sempre nello stesso piazzale, il tradizionale concerto della Vigilia della Natale, il parco Ducale, insieme ad altri coetanei, nella mitica «banchén’na di pensjoné», la storica macelleria Schivazappa di Piazzale Matteotti per l’assaggino mattutino « äd cavàl pisst» ed il bar- caffetteria di fronte all’ingresso della Villetta.
Ultimamente «Francone» era ospite della struttura «Tigli» di piazzale Fiume dove era amatissimo da tutti gli operatori e dal coordinatore Domenico Sgromo. La responsabile attività assistenziali della struttura Mariastella Carotenuto così lo ricorda: «Gianfranco ci ha portato con umiltà, semplicità e senso di comunità quella parmigianità che rappresentava. Nonostante lo stato di salute complesso è stato in grado di portare quella ventata di storia divertente che ci ha fatto conoscere la parmigianità dei borghi, dell’Oltretorrente e ci ha allietato con storie e aneddoti della città vecchia».
Lorenzo Sartorio
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