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Geomeccanica, premiata in Francia la parmigiana Katia Boschi

Geomeccanica, premiata in Francia la parmigiana Katia Boschi

22 Ottobre 2023, 03:01

Non si era portata in valigia il «vestito delle occasioni», tanto era convinta di non avere vinto. A due ore dalla cerimonia di premiazione ad Aussoiss in Francia, però, ecco la sorpresa: «Il primo posto è tuo».

Katia Boschi, trentenne parmigiana assegnatista di ricerca al Politecnico di Milano, ha vinto il premio Ioannis Vardoulakis PhD Prize 2023, il riconoscimento più prestigioso a livello internazionale per tesi di dottorato in Geomeccanica, rilasciato da «Alert Geomaterials - The Alliance of Laboratories in Europe for Education, Research and Technology». Con la sua tesi di dottorato «Permeation grouting in granular materials - From micro to macro, from experimental to numerical and vice versa».

E se già il nome sembra difficile, anche il contenuto lo è. Katia Boschi, però, quando parla ha la capacità di far sembrare anche il tema più complesso lineare e semplice: «Con questa tesi mi sono concentrata sulle tecniche per migliorare i terreni prima di costruire grandi opere e infrastrutture - racconta -. Partendo da un problema reale, mi sono mossa seguendo tanti approcci diversi, dalla simulazione alla sperimentazione, per capire come migliorare e consolidare le qualità meccaniche dei terreni, prima di una costruzione».

Tra teorie, numeri, esperimenti, alla base c’è un approccio molto concreto (tanto che l’azienda Basf Construction Chemicals Italia Spa ha sostenuto e continua a sostenere economicamente il progetto, interessata ai risultati della ricerca): «L’idea è proprio quella di suggerire dei modelli che possano essere utili - fa sapere Boschi, che a Parma ha frequentato il liceo scientifico Ulivi -. Utili, per esempio, ad arrestare venute d’acqua nelle gallerie, rafforzare o accrescere le proprietà meccaniche del terreno per evitare alcuni problemi come liquefazioni o rischi di frane o per impermeabilizzare zone dove sono presenti inquinanti».

Per Katia Boschi, in effetti, la geomeccanica è anche una sorta di missione: «Ho sempre desiderato fare qualcosa che avesse un impatto sulla società in maniera diretta e concreta - rivela -. Ho provato come architetto, ma ho cambiato strada laureandomi in Ingegneria Civile e specializzandomi in Geomeccanica. Sono stata sempre attratta dalle grandi opere e infrastrutture perché mi piace l’idea di fondo: quella di voler connettere più culture e società».

Ed ecco che, allora, quelle discipline e teorie diventano agli occhi di Katia «consapevolezza» e speranza concreta per il futuro (sapendo, per esempio, come tanti problemi legati al cambiamento climatico e i disastri ambientali possano essere mitigati e monitorati). Diventano, alla fine, quello «sguardo critico e vigile sulle cose del mondo» che è parte di lei.

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