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IL CASO

Centro storico, sempre più vetrine vuote

Centro storico, sempre più vetrine vuote

di Gian Luca Zurlini

08 Novembre 2023, 03:01

A giudicare da quello che si osserva andando in giro per le strade del centro storico, in quello che una volta era il «cuore» dello shopping cittadino, più che di un rilancio si dovrebbe parlare di una ripartenza, se non da zero, quasi. Perché in molte strade e nella maggior parte dei borghi le vetrine vuote ormai dilagano. E i cartelli con le scritte «affittasi-vendesi» in diversi casi sbiadiscono prima di trovare qualcuno interessato.

Via Garibaldi semideserta

La strada simbolo degli evidenti problemi del commercio in centro è via Garibaldi con il suo intero comparto di strade e borghi laterali. Fino a una decina di anni fa nella strada i negozi vuoti si contavano sulle dita di una mano. Da Barriera fino a via Mazzini tutte le vetrine erano illuminate, ed erano presenti anche numerose attività storiche, scomparse nel silenzio, o trasferite in altri luoghi, una dopo l'altra. Oggi, invece, si può dire che via Garibaldi si fermi, commercialmente parlando, a piazza della Pace. Da lì in poi ci sono alcuni negozi storici «superstiti» (una camiceria, un ristorante, un paio di abbigliamento, una pasticceria, un paio di gastronomie), ma sono «oasi» in un deserto commerciale. Addirittura, sotto a un condominio tra via Bodoni e via Affò metà delle vetrine sono vuote e ancora peggio va tra via Affò e via Borghesi, dove spicca una serie di almeno sette serrande consecutive abbassate da tempo. Una situazione simile a quelle delle vie laterali, dove a continuare l'attività sono quasi solo negozi di merce a basso costo, minimarket e kebab, che sono proliferati diventando addirittura tre su otto negozi di fronte all'ex Magistrato del Po. A tutto questo si aggiungono anche problemi di sicurezza e di degrado che rendono irriconoscibile quella che è stata una strada dello shopping e oggi invece ha ben poco da offrire.

Comparto di via Mazzini

Se via Mazzini resiste, anche se alcune vetrine vuote ci sono, la situazione cambia se si guarda al comparto. In via Goldoni, un tempo borghetto vivace e attrattivo, resistono solo uno storico negozio di dolciumi e un paio di bar, mentre sono da tempo vuote le vetrine di uno storico negozio di giocattoli e di uno di dischi che attiravano persone da tutte le parti della città e almeno metà dei negozi. Sul versante opposto, in Galleria Polidoro è di fatto aperto solo un negozio che si affaccia su via Oberdan, mentre tutti gli altri spazi commerciali sono rimasti vuoti e la situazione è di poco migliore nella soprastante Bassa dei Magnani. In questo caso il «deserto commerciale» colpisce ancor di più perché si era detto che la pedonalizzazione di via Romagnosi avrebbe favorito una «rinascita» commerciale della zona che invece è rimasta solo sulla carta.

Piazza Ghiaia semivuota

Un altro «punto caldo» è Piazza Ghiaia. Una piazza che, durante l'interminabile cantiere per la discussa riqualificazione ha visto la chiusura di buona parte dei negozi storici che si affacciavano sulla sua superficie. Chiusure che però di fatto non sono state rimpiazzate. Tanto che sono tutti vuoti da tempo i negozi sotto il Lungoparma a destra della scalinata guardando dalla piazza. Ma a questi si è aggiunto anche il vuoto di buona parte dei negozi, alcuni dei quali di abbigliamento e scarpe molto noti in città, che si trovano tra borgo della Cavallerizza e borgo Copelli. E la situazione è plasticamente raffigurata dal fatto che un palazzo in ristrutturazione non ha dovuto lasciare nessuno spazio per accedere ai negozi sottostanti, tutti vuoti e abbandonati.

Primo tratto via Bixio

Nell'Oltretorrente un'altra situazione di grave crisi è quella di via Bixio, dove, a parte piazzale Corridoni, nel tratto iniziale che va fino a via della Costituente sono chiusi praticamente tutti i negozi che c'erano, e molti sono stati anche trasformati in garage, sorte comune a molti borghi e vie laterali. In via Bixio resiste solo un mini-presidio commerciale a metà della strada, ma anche verso Barriera Bixio sono molte le botteghe chiuse, a partire dalla storica barberia con insegna «Salone di toeletta». Una situazione preoccupante, dunque: e trovare i giusti rimedi, dopo anni di declino, non sarà certo facile.

Gian Luca Zurlini

© Riproduzione riservata

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