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Premio Oscar

James Ivory a Busseto: «Non è mai troppo tardi per ascoltare Verdi»

James Ivory a Busseto: «Non è mai troppo tardi per ascoltare Verdi»

15 Gennaio 2024, 03:01

«Non conosco bene Verdi, ma non è mai troppo tardi». Spontaneo e ironico, il leggendario regista James Ivory, splendido novantacinquenne, lo ammette con grande sincerità, dopo avere partecipato alla serata di Busseto dedicata al centenario del tenore Carlo Bergonzi.

Giovedì era accompagnato dal regista piacentino e amico Giorgio Arcelli Fontana, classe 1981, invitato da Eddy Lovaglio, direttrice del Parma International Music Film Festival, dove lo scorso settembre Arcelli Fontana aveva vinto con il suo cortometraggio «Brutta figura». Un lavoro intelligente e divertente, che nasce proprio dal primo incontro a New York tra il giovane autore e il grande regista di «Camera con vista», «Casa Howard», «Quel che resta del giorno» e vincitore dell’Oscar per la sceneggiatura di «Chiamami col tuo nome».

Il corto è codiretto insieme a John M. Keller, e ieri pomeriggio alle 15.30 è stato presentato al Jolly di San Nicolò (Piacenza), prima del nuovo documentario di Ivory «A cooler climate», alla presenza del maestro e dell’«allievo».

«A Busseto ho scoperto un “mondo”. Conosco meglio Puccini rispetto a Verdi, anche se sono cresciuto con Mozart e Handel», racconta il regista americano che, qualche anno fa, ha visto a New York la sua prima «Traviata» su invito di Arcelli Fontana.

Sfogliando l’album dei ricordi «musicali», a Ivory torna in mente il balletto «Apollo e Dafne», andato in scena a Firenze nel 1997, nel quale fu lui a firmare scene e costumi.

Parlando dei suoi film, non si può non citare la scena più bella di «Camera con vista», quella del bacio, accompagnata da un’aria de «La rondine» di Puccini. Per «La figlia di un soldato non piange mai», invece, il regista scelse il giovanissimo Anthony Roth Costanzo, oggi uno dei più grandi controtenori al mondo: «Doveva fare la parte di un aspirante violinista, ma, quando scoprii le sue incredibili qualità vocali, cambiai la sceneggiatura per lui, trasformandolo in un aspirante cantante». In quel dramma del 1998, Costanzo esegue il «Voi che sapete» di Mozart.

E in «Brutta figura» Ivory, con la saggezza e la serenità di chi ha fatto tutto (e bene) nella vita, si ritrova ad esordire come attore, nei panni di se stesso. Il corto è la storia (vera) della nascita dell’amicizia tra Arcelli Fontana e il maestro: il giovane piacentino riuscì a farsi invitare nell’appartamento del Premio Oscar, per mostrargli e chiedergli un giudizio su un suo film, rimanendo però bloccato a causa di un inaspettato colpo della strega... Da quella che poteva essere ricordata come una vera brutta figura non solo è nato un profondo rapporto di stima e rispetto reciproco, ma anche un bellissimo cortometraggio che vale la pena inseguire.

Gianluigi Negri

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