L'ultimo saluto
A salutarlo per l’ultima volta nella chiesa di Santa Cristina, ieri pomeriggio, c’erano, oltre ai familiari e agli ex studenti, tanti colleghi.
Perché Vittorio Gatti, storico preside del Melloni, scomparso nei giorni scorsi a 84 anni, oltre a essere stato un brillante dirigente scolastico, «era un’anima partecipe» - così lo ricordano - sempre propensa all’ascolto. «Con la morte non finisce niente, anzi si arriva alla vita vera» ha detto nell’omelia don Renzo Bertoli, descrivendo Gatti «un uomo colto» e «un preside che cercava di capire», che ha messo nella scuola «tutta la bellezza della cultura» e «ha puntato tutto sulla famiglia».
«Per alcuni è stato un amico, per altri un collega, il preside, l’insegnante, ma per me è stato un padre - le parole della figlia Elena, che ha letto un pensiero insieme alla cugina Chiara -Mi hai insegnato, con il tuo esempio, a non fermarmi alle apparenze e ad affrontare situazioni nuove senza pregiudizio e preconcetti, a pensare a mente libera. Mi hai insegnato a rispettare tutte le persone, nessuna esclusa, indipendentemente dalla lingua, dalla provenienza e dalle opinioni».
Tanta commozione, nei volti dei nipoti Maria, Luis ed Evita ma anche degli ex studenti, come l’assessore Marco Bosi. «Vittorio Gatti, per me, era il preside buono: nei due anni da rappresentante d’istituto ho potuto conoscerlo meglio e apprezzare le sue grandi doti umane. Ricordo bene l’occupazione del dicembre 2003: anche in quell’occasione, al giudizio severo ha preferito l’ascolto, perché dentro quei momenti c’erano i sogni e le paure della mia generazione e lui voleva comprenderli».
G.P.
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