CALCIO
È la società più ricca del calcio italiano, sul mercato si sta muovendo a caccia di big come Icardi o Modric ma ha uno stadio piccolo piccolo. È la fotografia del Como calcio, il club che ha conquistato come il Parma la promozione in serie A.
Un campionato che però, al momento, non sa ancora dove inizierà a giocare perché l'impianto di casa, lo stadio Sinigaglia, non ha capienza e dotazioni per ospitare i match del massimo torneo italiano. L'impianto lariano, in riva al lago di Como, attualmente può contenere 7.798 spettatori mentre, recita il regolamento della serie A, «la capienza minima deve essere di 12.000 posti, salvo deroghe, anche condizionate, concesse dalla Lega nazionale professionisti serie A». Ottenere una deroga non è comunque difficile, anzi molti club ne hanno usufruito negli ultimi anni, ma il limite minimo è di 10.500 posti, 2.700 in più degli attuali potenziali spettatori del Sinigaglia. Il Como dovrà trovare una soluzione entro il 4 giugno, data ultima per presentare eventuali progetti di ampliamento del proprio stadio e anche, nel caso non sia possibile concludere il cantiere in tempo per la prima giornata, una sede alternativa.
Le ipotesi
E qui spunta il nome dello stadio Tardini. I dirigenti del Como si sono subito mossi alla ricerca di un impianto da utilizzare da agosto ad ottobre (mese in cui si dovrebbero concludere gli interventi di ampliamento del Sinigaglia) e quello di Parma è subito sembrata una delle poche soluzioni davvero percorribili. Il club lariano ha infatti dovuto escludere tutti gli stadi lombardi: Monza e Bergamo per motivi di ordine pubblico (per capirsi, sarebbe come se il Parma andasse a giocare a Reggio Emilia), Brescia e Cremona per problemi tecnici. Impossibile anche essere ospitati al Bentegodi di Verona perché è l'impianto non solo dell'Hellas ma anche della Virtus (club di serie C che normalmente però gioca in un stadio più piccolo).
Le tre opzioni rimaste sul tavolo della società comasca sono così state il Tardini di Parma, il Piola di Novara e il Cornaredo di Lugano. La trasferta svizzera sarebbe stata la più semplice ed il club elvetico aveva già dato parere favorevole ma a dire no è stata la Federcalcio che non ha mai accettato, se non per casi eccezionali, di far giocare match di campionato all'estero. Lo stadio Silvio Piola di Novara è invece perfetto come numero di posti (17.875), ha già ospitato nel 2015 il Como in occasioni di alcuni precedenti lavori di ampliamento del Sinigaglia ma ha la pecca di avere un campo in erba sintetica e negli ultimi anni, con il fallimento del vecchio club e la ripartenza dalla D, avrebbe bisogno di alcuni interventi di manutenzione. Così si è fatta strada l'ipotesi Tardini.
La richiesta ufficiale
Comune, Prefettura e Questura di Parma avrebbero così ricevuto una prima richiesta dal club lariano a cui sarebbe seguita negli ultimi giorni una «Pec ufficiale». La richiesta sarebbe di poter disputare i match interni dalla prima giornata di campionato (17 agosto) a metà ottobre. In tutto sarebbero sette giornate visto che in settembre e in ottobre sono previste due pause per gli impegni della selezione azzurra in Nations League. A queste partite potrebbe aggiungersi un eventuale turno di Coppa Italia in programma ad agosto.
Il «no» del Comune
Sulla richiesta del Como si è già espressa l'amministrazione comunale con un netto «no», prima di tutto per non gravare di ulteriori disagi la zona residenziale che circonda il Tardini.
Dal punto di vista della sicurezza le forze dell'ordine locali hanno invece già superato il test nel 2019 quando l’Atalanta disputò le prime due gare di A a Parma per i lavori allo stadio di Bergamo. Ma questa volta «l'ospite» rischia di rimanere molto più a lungo.
Giuseppe Milano
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata