Calcio
Se è vero che uno scrittore come Pasolini definiva il gol «un momento esclusivamente poetico del calcio», si può capire facilmente i motivi che portarono 90° minuto a essere un successo devastante. Furono Barendson, Pascucci e Valenti ad avere l’idea di portare in tv le immagini salienti delle partite che, pochi minuti prima, mezza Italia aveva sentito per radio.
Era il 27 settembre 1970 quando, dopo 11 anni di progetti sempre rinviati per problematiche dovute alle oggettive difficoltà di tempistica, Paolo Valenti diede il buon pomeriggio ai tifosi di tutta Italia. Un format capace di battere qualsiasi record di ascolti ma di vacillare e poi cadere sotto i colpi del calcio spezzatino, che ne ha decretato la fine e l’allontanamento dai palinsesti dalla prossima stagione dopo 54 anni di gloria. Prenderà il suo posto un 90° minuto diverso, ironia della sorte anch’esso spezzatino, diviso fra la programmazione sportiva Rai del sabato e del lunedì sera. Nulla a che vedere con la trasmissione capace di fare 20 milioni di spettatori e decine di scoop ogni domenica, portando per prima nelle case degli italiani i gol della Serie A (e poi della B).
C’è chi lo definiva un contenuto informativo ma per molti era un varietà, con quei conduttori pittoreschi che giocavano a ping pong con Valenti rappresentando il sale della trasmissione. C’era ad esempio Luigi Necco da Napoli, faziosissimo, capace di trasformare ogni collegamento in una battuta e di prendersi il palco a discapito del campo: «Clamoroso: il parmigiano sotto e il pomodoro sopra» disse a commento di una vittoria del Napoli sul Parma, ribaltando di fatto la ricetta della parmigiana.
Quello del cibo è un fardello/stereotipo che Parma e il Parma, protagonista di 90° minuto dagli anni Novanta in poi, si portarono inevitabilmente dietro per molto tempo: «Non è che si va in trasferta per abbuffarsi, ma andare a mangiare tortelli e cappelletti piaceva a tutti», dice Marco Civoli, uno dei tanti inviati al Tardini nella storia del programma. Lo stesso Salvatore Biazzo da Avellino, che a Parma ci venne spesso mandato dal capo allora dei servizi sportivi della Rai Tito Stagno (ve lo ricordate? Quello di «ha toccato, ha toccato il suolo lunare») per dare una mano ai colleghi emiliani, che di squadre in A ne avevano fin troppe, quando parte con i ricordi attacca col cibo: «Accettai la proposta di Stagno anche perché in vacanza avevo conosciuto i proprietari della Cocconi, miei vicini di ombrellone, che mi parlavano di questa città stupenda. La tappa fissa alla domenica mattina prima della partita era la pasticceria di via della Repubblica, con la gente che mi raccontava e mi informava della squadra». Fu lo stesso Biazzo che insistendo sul tema alimentare inventò la celebre frase: «Maradona è allergico al parmigiano» cioè a Giacomo Murelli, difensore sansecondino che giocava nell’Avellino e che lasciò il «Pibe de oro» al Partenio sempre a bocca asciutta. «Pensa – ci dice oggi – che ho pure una foto dove Maradona trattiene Murelli».
Tra mito e realtà Paolo Valenti fece appena in tempo a vedere il Parma dei miracoli. La sua ultima puntata, il 21 ottobre 1990, coincide con la prima vittoria gialloblù in trasferta in serie A a Firenze per 3 a 2 con l’incredibile gol di Melli. Abbastanza per far definire al conduttore di fede viola, con molta sportività, Scala «un astuto» passando poi immediatamente la linea a Marcello Giannini che scivolando sulle aspirate ebbe l’ingrato compito di raccontare anche dell’altro gol di Melli e pure di quello di Brolin. Valenti lasciò, come detto, un patrimonio di 20 milioni di spettatori. Lo ereditò Fabrizio Maffei.
La sua idea fin da subito fu cambiare registro: basta sceneggiate, spazio all’informazione e stop ai giornalisti che fanno i comici. Tanto varrebbe allora chiamare Villaggio e Pozzetto che lo fanno di mestiere. La conduce per due anni, poi passa la palla a Giampiero Galeazzi che è più esplosivo «e che ti metteva sempre in difficoltà, facendoti domande su cui non ti eri preparato» racconta dalle Olimpiadi di Parigi Stefano Bizzotto, un altro che al Tardini ci veniva spesso. Uno spauracchio, quello della domanda a trabocchetto, che terrorizzava gli inviati, a tal punto che una volta Bizzotto si inventò solista e, fuori scaletta, iniziò a dare i voti ai nazionali del Parma: «Eravamo alla vigilia dello spareggio per la qualificazione di Francia ’98, le convocazioni per Italia-Russia erano già state fatte e durante il collegamento per Parma-Bologna 2-1 mi misi a fare le pagelle ai crociati chiamati da Cesare Maldini. Buffon, Benarrivo, Cannavaro, Dino Baggio, Chiesa…». Fra l’altro gli andò pure bene perché gli ultimi due segnarono e Galeazzi fu appagato della sua sete di curiosità.
Passano gli anni, il Parma non è più da copertina ma gioca sempre in Serie A e trova il modo, comunque, di ritagliarsi un bello spazio su 90° Minuto. E’ domenica primo maggio 2005, a rimbalzare la linea da un campo all’altro non c’è più né Maffei né Galeazzi ma la prima Lady Novantesimo, Paola Ferrari. L’inviato è Mino Farolfi, al quale danno una manciata di minuti per raccontare una delle partite meno importanti della giornata, Parma-Livorno: «Senonché – racconta il giornalista faentino – Lucarelli e Gilardino, che fra l’altro erano in corsa per il miglior marcatore della Serie A, iniziano a segnare gol e più uno ne faceva più l’altro rispondeva. E a ogni rete la curatrice della trasmissione Paola Arcaro mi chiamava per aggiungere dieci secondi al servizio». Finì 6 a 4 per il Parma, Gilardino ne fece quattro, Lucarelli, che poi vinse la classifica cannonieri, altrettanti. Ma quella cronaca da misera diventò infinita.
Se non era per i gol e per le vittorie, comunque Parma faceva parlare di sé negli studi Rai per i suoi personaggi. Riavvolgiamo il nastro, torniamo agli inizi, agli anni Settanta. È Beppe Viola che parla in diretta: «Avevamo invitato Alberto Michelotti. La mamma ha detto sì, ha detto sì la moglie, e pure le figlie; ha detto di no Campanati, il suo presidente, e quindi Michelotti è restato a Parma a cantare». Ecco di riffa o di raffa, di cibo o di canto, con Parma si casca sempre lì.
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