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Ciclo tappo, a Madregolo il Campionato a colpi di pinghella

Ciclo tappo, a Madregolo il Campionato a colpi di pinghella

09 Settembre 2024, 03:01

Quando l’Italia ancora faceva il tifo per Coppi e Bartali, i bambini si trovavano in cortile a giocare con piste disegnate col gessetto e, immaginandosi campioni del ciclismo, facevano gareggiare a piccoli colpi i tappini a corona recuperati dalle bibite. Nato negli anni Quaranta come gioco di strada, il «ciclo tappo» è oggi un gioco-sport diffuso in tutta Italia, con campionati regionali e nazionali.

Ieri, nel capannone di Quartaroli a Madregolo, si è tenuta la decima tappa del Campionato italiano, celebrando un gioco che ha caratterizzato l’infanzia di molti.

«Era un gioco popolare, che si praticava per strada o sui marciapiedi – racconta Tullo Ampollini, uno degli organizzatori –. Oggi è tornato in auge grazie alla federazione, che ha riunito tante persone che ancora si divertono come un tempo. Siamo davvero felici di ospitare qui a Madregolo la decima tappa di questo campionato».

Il ciclo tappo è una vera e propria emulazione delle gare ciclistiche, ma su piste in miniatura. Al posto dei ciclisti, ci sono semplici tappi metallici con al loro interno la figurina di un campione del ciclismo. I giocatori, con un colpo di dita chiamato “bicellata” (a Parma si direbbe “pinghella”), devono far scorrere i tappi lungo il percorso, che simula le tappe del Giro d’Italia, cercando di riprodurre le imprese dei grandi ciclisti. Quel passatempo particolarmente in voga tra i bambini del secondo dopoguerra è divenuto un vero sport grazie alla Federazione italiana giuoco ciclo tappo.

«L’idea di riportare in vita questo gioco – spiega Claudio Scarfì, presidente della Federazione – è nata 31 anni fa, ispirata dai ricordi di un passatempo che ci entusiasmava da bambini».

A Madregolo, i partecipanti si sono sfidati con “bicellate” lungo un percorso speciale realizzato con i materiali più disparati. Dopo l’estrazione dei tappi, i giocatori hanno iniziato le qualificazioni. I dodici finalisti si sono poi sfidati sul percorso ufficiale, con Michele Padrini che ha avuto la meglio, dimostrando grande abilità.

«È come rivivere le emozioni dell’infanzia – commenta l’assessore all’ambiente di Collecchio, Roberto Dallavalle -. La parte più bella è senza dubbio ritrovare gli amici di un tempo e condividere, dopo tanti anni, questi momenti di pura spensieratezza. Dai partecipanti, giunti da tutta Italia, emerge una passione autentica».

Un gioco tanto semplice quanto coinvolgente, dove bastava un gessetto per tracciare la pista e un tappo a corona per dare il via a sfide mozzafiato. «Il sinalco – ricorda Leonardo Levati, presidente dei Bersaglieri di Parma e membro de “I ragazzi del ‘50”, organizzatori dell’evento – era una bibita gassata analcolica. Si usava il suo tappo, sul quale si incollava l’immagine di un ciclista e un piombino per appesantirlo, spesso rinforzato con dello stucco. Ognuno custodiva gelosamente il proprio tappo».

Quando i giocatori lanciano i tappi, l’atmosfera si fa seria. La mira e la precisione sono fondamentali, ma anche un pizzico di fantasia. Nonostante la competizione, ogni tiro brillante viene accolto con applausi.

«Tutti sono in silenzio – prosegue Levati – mentre quando si giocava da piccoli ci si prendeva in giro a vicenda per i tiri».

Un vero e proprio salto indietro nel tempo, quando la felicità si trovava nelle piccole cose e bastava davvero poco per sentirsi spensierati e felici. «Sarebbe davvero meraviglioso – commenta la sindaca di Collecchio, Maristella Galli – riuscire a tramandare questi giochi alle nuove generazioni. Il rischio, altrimenti, è che queste preziose tradizioni vadano perdute».

«Sono aspetti particolari che il grande pubblico spesso ignora – aggiunge Tommaso Martinelli, assessore allo sport –. Un gioco semplice e umile, ma con una sua dignità. Basta poco per divertirsi davvero».

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