L'intervista
Franco Colomba, tra il 2010 e il 2011 due salvezze consecutive tra Bologna e Parma. Vedrà il derby, domenica?
«Certo che lo vedrò. Sarà una sfida interessante, ovviamente sentita come è consuetudine quando l'evento sportivo coinvolge gli ambienti, in questo caso calcistici, di una stessa ragione».
Il piatto della bilancia da che parte pende?
«Bologna e Parma, per diverse ragioni, hanno una gran voglia di far bene: cercheranno entrambe di prevalere. I rossoblu vivono un momento magico, alimentato dalla partecipazione alla Champions, che è però impegnativa sotto tutti i punti di vista«.
E il Parma?
«Non sta attraversando un periodo brillante, in determinati frangenti appare fragile: ha un buon impianto di gioco, ma a mio avviso deve ritrovare solidità».
Tornando al Bologna, quante energie toglie l'impegno in Europa?
«Parecchie, è innegabile. La partita col Parma arriva peraltro a pochi giorni di distanza dalla trasferta di Liverpool: è normale che possa subentrare la stanchezza, anche sotto il profilo psicologico. Ma Italiano, con la Fiorentina, nelle competizioni europee è arrivato due volte in finale, portando avanti un campionato più che dignitoso. Credo sappia perfettamente come ruotare gli uomini a disposizione e come dosare le energie della sua rosa».
Con Pecchia è un bel duello fra due allenatori emergenti. Trova analogie fra questi suoi colleghi?
«Pecchia e Italiano cercano sempre di proporre il proprio gioco. Farlo spesso e volentieri, è sicuramente un segno di personalità. Poi è chiaro che non sempre questo riesce: ci sono volte, infatti, in cui l'avversario è bravo ad interrompere la costruzione del tuo gioco e a ripartire velocemente».
Al Parma è accaduto nelle ultime giornate, contro formazioni più alla portata rispetto a Fiorentina, Milan e Napoli affrontate all'inizio.
«Voler imporre il proprio gioco porta una squadra ad esporsi alle ripartenze. Contro il Cagliari è successo, con la conseguenza di aver buttato via una partita. In serie A, certi errori non vengono perdonati».
Chi possono essere gli uomini-derby, da una parte e dall'altra?
«Per quanto riguarda il Bologna direi Castro, che ha doti incredibili: fatte le debite proporzioni è un giocatore che per carattere, ricerca della profondità, rapidità di esecuzione, mi ricorda Lautaro. Occhio anche a Ndoye e Orsolini: quest'ultimo, se in giornata, può essere devastante. Nel Parma Man e Mihaila mi piacciono molto. E poi Bonny, che ha tecnica e una forza fisica impressionante».
Mister, torniamo ai suoi trascorsi sulle panchine di Bologna e Parma. Cosa conserva gelosamente e cosa invece butta via?
«Conservo la soddisfazione di aver salvato la squadra della mia città: avvertivo una grossa responsabilità. Un obiettivo raggiunto l'anno dopo anche a Parma, dove arrivai in corso d'opera raccogliendo però 14 punti in sette partite nel finale di campionato. Due bellissime esperienze seguite però da altrettante separazioni dolorose. Nel caso del Bologna non fu nemmeno un esonero vero e proprio: diciamo che la società fece scelte diverse. Questo però mi consentì, qualche mese dopo, di venire al Parma. Quando arrivò l'esonero, nel campionato successivo, non stavamo nemmeno facendo male: avevamo vinto anche a Napoli. Ma fa parte del gioco e del mestiere dell'allenatore».
Vittorio Rotolo
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