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L'orrore di Vignale

Chiara: bugie, intercettazioni e ricerche su Internet nell'ordinanza dell'arresto

Chiara: bugie, intercettazioni e ricerche su Internet nell'ordinanza dell'arresto

17 Novembre 2024, 03:01

Chiara che dice una cosa e fa l'esatto opposto. Chiara che su Internet cerca le ninne nanne più dolci e il giorno seguente, a parto avvenuto, si informa su che cosa avviene quando il sonno è senza ritorno. «Dopo quanto tempo puzza un cadavere?» digita su Google colei che ha dato alla luce una vita, forse già programmando di darla in pasto alla morte. Eppure nega la premeditazione. Spiegherà che seppellire quel neonato «è stata la prima cosa che mi è venuta in mente». Così come oltre un anno prima. Un bimbo lo ha già partorito e subito sotterrato nel maggio del 2023 nel giardino della villetta di famiglia a Vignale: il secondo farà compagnia al primo corpicino solo per poche ore, fino a quando i cani di casa, il 9 agosto, non lo scopriranno, rispettandolo come un loro cucciolo. Anzi, viene da pensare che l'umanità più profonda gli sia stata riservata proprio da chi umano non è. Intanto, Chiara, dopo il parto è andata a ballare con le amiche «perché stavo bene fisicamente e facevo finta di niente», per poi partire con la famiglia per la vacanza a New York. Si scandalizzerà come tutti alla notizia del macabro rinvenimento, apostroferà come gli altri quella sconosciuta madre sacrilega. Una continua recita. Bugie. Viene da pensare che la studentessa di Scienze educative le stia raccontando anzitutto a sé stessa.

I tasselli più strategici, che già suggerivano la personalità complessa e contraddittoria di Chiara Petrolini, li avevamo ampiamente raccontati sul nostro giornale nei mesi scorsi. Ora il mosaico si fa ancora più completo, per quanto riguarda la parte accusatoria: ieri Repubblica ha pubblicato stralci dell'ordinanza del 19 settembre, con la quale il gip Luca Agostini disponeva gli arresti domiciliari della giovane. Diverso sarebbe poi stato, dopo il ricorso della procura, l'orientamento del tribunale del Riesame, per il quale Chiara (ora in attesa della pronuncia della Cassazione) deve stare in cella e non a casa. Anche perché, secondo il pm Francesca Arienti, titolare delle indagini, si tratterebbe di una ragazza dotata di «un'astuzia e una capacità manipolatrice fuori dal comune». Difficile altrimenti nascondere a tutti due gravidanze e altrettanti parti. Lei che poi dice: «Speravo che la pancia crescesse, così qualcuno se ne sarebbe accorto». Ma intanto si informava su come nasconderla. «Andavo vestita come sempre - aggiunge -. Facevo quelle ricerche per paura. Se mi fossi fatta aiutare, non sarebbe finita così». Oppure, è sconnessa dalla realtà: come se bastasse premere il pulsante di una nuova bugia, per cambiare canale e vita.

«Li volevo - dice Chiara, riferendosi ai bimbi -. Volevo dirlo ai miei genitori, ma non ce l'ho fatta». Intercettata dai carabinieri, al padre e alla madre che le chiedono perché non si sia rivolta a loro, lei risponde: «Perché non sapevo come dirvelo, avevo paura». Così come racconta di avere temuto il giudizio del paese e del fidanzato. Eppure, le notizie della gravidanze sarebbero state bene accolte in famiglia, se è vero che il papà, consapevole che lei dormiva con il suo ragazzo, avrebbe palesato il desiderio di diventare nonno. Più si scava in questa vicenda e meno ci si capisce. E più il termine tragedia sembra inadeguato.

«Qua andiamo in prigione tutti» dice la mamma di Chiara, intercettata con lei nella sala d'attesa dei carabinieri, il 19 agosto, al rientro dagli Stati Uniti. «No, io ci vado. Voi no. Ho fatto tutto da sola». E la madre: «Sono cose da criminali, dovevi dirlo a noi. Ti avremmo aiutata. Chiara, si parla di omicidio, stiamo scherzando?». Ma lei nega di avere ucciso il neonato. Una bugia smascherata in Medicina legale: il piccolo è morto dissanguato per la mancata chiusura del cordone ombelicale dopo il taglio. L'altra grande menzogna è di nuovo la madre ad ascoltarla per prima. Lei chiede alla figlia se sia avvenuta la stessa cosa «anche quando hai avuto l'emorragia?». «No» è la risposta secca quanto falsa: il secondo corpicino, primo per ordine di morte, verrà dissotterrato pochi giorni dopo.

Che non sia stata lei a uccidere il bimbo ritrovato il 9 agosto, Chiara lo ripete ai carabinieri il 2 e il 10 settembre, raccontando come avesse «gli occhi aperti, ma non emetteva suoni. Poi, sono svenuta». Ma perché non ha chiuso il cordone ombelicale? «Perché non lo sapevo». Eppure, stando alle ricerche su Internet, lei si era documentata sulla «gravidanza dopo un anno», sulla «rottura delle acque alla 37esima settimana», su «quando inizia il travaglio» e su «come partorire senza dolori».

Nelle 109 pagine dell'ordinanza, tre mostrano le foto del bimbo: la testa tonda e con tanti capelli nascosta tra le braccia, i piedi incrociati. Altre immagini ritraggono l'asciugamano usato per avvolgere il piccolo. E poi Chiara con le amiche all'Oinoe di Travesetolo l'8 agosto, lei che solleva una sedia. Dieci pagine sono poi occupate dall'elenco delle sue ricerche fino al 18 agosto. Navigazioni che appaiono naufragi nell'orrore. «Come stimolare le contrazioni» domanda a Google il 6 agosto, il giorno prima del parto, quando la partenza per New York è imminente.

Lo smartphone della ragazza ha raccontato molto agli inquirenti. Rivelando anche altre bugie, questa volta per gli amici: poche ore dopo il parto giustificherà la mancata uscita con un «ho la febbre e il mal di pancia». «Ho un virus», scriverà su Whattsapp, per evitare di andare nel negozio nel quale lavora. Mentre ai genitori spiega che le macchie di sangue nel bagno sono dovute a «un ciclo abbondante». Di nuovo la cronologia di Internet. Chiara digita «Che cosa fare a New York?», mentre in parallelo chiede «quando inizia il travaglio?». Intanto, si informa su «Emma Marrone», sulla «cover dell'iPhone 14», sul «programma Olimpiadi Italia» e sulla «nausea». Uno zapping di fuga dalla realtà. Con qualche ritorno testimoniato dalle domande su Google su «perché vengono i Ris a casa?» (il 9 agosto, il giorno del ritrovamento del cadaverino) e su Alfonso D'Avino, il procuratore di Parma. Quesiti intervallati da quelli su «Nike 30mila euro» e «Gossip girl».

E sarà sempre l'impronta lasciata su Internet a convincere la procura che gli orrori di quel giardino siano due. Perché altrimenti la ricerca su «secondo parto in un anno»? E perché la madre avrebbe ricordato tutte le macchie di sangue di quindici mesi prima? «Che delinquente, questa disgraziata - sbotta con Chiara, sempre intercettata il 19 agosto nella sala d'attesa dei carabinieri -. Ne ha dette di ogni su questa qui che ha abbandonato (il bambino, ndr) e ce l'avevamo in casa. E sei tu». Una madre che all'inizio del proprio sfogo parla della figlia in terza persona: quasi a volerle chiedere chi sia.

Roberto Longoni

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