La protesta dei residenti
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«Più controlli e più rispetto delle norme da parte dei gestori dei bar». A parlare è il Comitato strada D'Azeglio e dintorni, che esprime la preoccupazione per quella movida selvaggia nel cuore dell'Oltretorrente che si è creata soprattutto dopo i «Giove D'Az».
In una lettera il Comitato fa presente al sindaco, agli assessori competenti, al questore e al prefetto i gravi problemi che si verificano nelle ore notturne: «Facendo seguito a numerosi esposti inviati, cui non è mai seguito alcun riscontro, intendiamo porre le seguenti domande - è scritto nella lettera -. Per quale ragione si continuano ad incentivare eventi serali e notturni che richiamano gente in via D’Azeglio, con la conseguenza di replicare le situazioni che in passato hanno provocato il fenomeno movida? Ricordiamo che quegli eventi, dannosi per il riposo, l’ordine pubblico e, soprattutto, per la salute dei residenti, hanno già generato una causa civile, tutt’ora in corso, nei confronti dell’amministrazione. Purtroppo, con il Giove D’Az e con eventi simili serali-notturni, si ottengono gli stessi risultati che in passato sono stati prodotti dalla movida».
I cittadini del Comitato evidenziano irregolarità da parte di alcune attività commerciali aperte durante gli eventi notturni: «Per quale ragione si permette ad alcuni locali, situati tra il portico dell’Ospedale Vecchio e strada Inzani, la totale mancanza di rispetto delle norme del Regolamento per la convivenza, in particolare, di quanto prescritto all’articolo 8 - è richiesto nella lettera -? Tali mancanze provocano inevitabilmente assembramenti rumorosi di centinaia di frequentatori al punto di impedire anche solo la transitabilità di un residente». E vista la situazione il Comitato chiede controlli adeguati: «La rigorosa osservanza dei regolamenti comunali dovrebbe essere demandata al corpo della polizia locale il cui orario di servizio termina prima della chiusura dei locali. La polizia ha assunto un numero di addetti, quindi si ritiene doveroso chiedere un prolungamento dell’orario di servizio, altrimenti, in alternativa, resta solo la chiusura anticipata dei locali».
E prosegue ancora la lettera: «Per quale ragione tali eventi, ai quali viene molto discutibilmente attribuita un’azione rigeneratrice del tessuto urbano, non sono distribuiti diversamente toccando le tante aree degradate della città? Gli assessori competenti hanno mai avuto occasione di controllare in loco l’inesistente valenza culturale e artistica degli eventi organizzati? In tal caso avrebbero appurato che le uniche attività sono state: bere a dismisura, urlare e cantare fino a tardissima notte. In merito alla riqualificazione - conclude il Comitato - crediamo che essa dovrebbe passare attraverso la scelta di attività commerciali e artigianali che rispettino la tradizione di un centro storico e le norme del regolamento. Per quanto riguarda le manifestazioni riteniamo più opportuno ricorrere ad iniziative diurne di qualità, basate sul rispetto del decoro e in grado di esaltare le potenzialità culturali ed artistiche delle aree interessate».
Mara Varoli
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