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Intervista

Natalino Balasso nel weekend a Teatro Due: «Un marito tradito tra realtà e illusione»

Natalino Balasso nel weekend a Teatro Due: «Un marito tradito tra realtà e illusione»

15 Gennaio 2025, 03:01

Si fa presto a dire Balasso: e questa frase, come scoprirete leggendo l'intervista, gli piacerà molto. L'attore e comico, tante volte applaudito sui nostri palcoscenici (solo negli ultimi anni a Salso con «Dizionario Balasso» e a Ragazzola con «Balasso fa Ruzante»), arriva a Teatro Due protagonista, insieme a Michele Di Mauro, di una gran pièce affollata di personaggi, «La grande magia», di Eduardo De Filippo (Spazio grande, sabato 18 ore 20.30 e domenica 19 ore 16).

Balasso, la vedremo in una luce e in una veste diversa...
«Il più delle volte faccio spettacoli comici. In questo caso, anche se si tratta di una commedia, il mio personaggio è assolutamente drammatico, però mi interessava molto, anche come scommessa. Innanzitutto mi piace il testo, insolito anche per Eduardo, che lo scrisse nel 1948. Tant'è che al debutto non ebbe successo, era particolare, anticipava il teatro dell'assurdo di Beckett, di Ionesco».

Il vostro regista, Gabriele Russo, ha detto che questo testo «ha l’ampiezza e lo sguardo del gran teatro e allo stesso tempo offre sfumature nere della nostra umanità». Lei, semplificando, è il marito tradito.
«Sono il marito tradito ma è lo stesso Eduardo a metterci in guardia: la favola è un pretesto, il testo è pieno di simbolismi. Dopodiché la storia in sé è spicciola: il marito tradito si affida a questo prestigiatore interpretato da Michele Di Mauro, il quale lo illude, anche per per potergli spillare dei soldi, che la moglie è vittima di una magia e che, sempre per via di una magia, lui si trova intrappolato dentro un attimo. In poche parole lo convince che il tempo che sta passando è solo un'illusione e questa cosa diventa attuale nel dilemma tra realtà e virtualità, basta scorrere i social per capire che noi facciamo di tutto tranne che raccontare la realtà».

Il marito cornuto, il mago cialtrone: sono personaggi dei canovacci della commedia dell'arte su cui lei si è formato.
«Sì ma qui sono più complessi: mentre nella commedia dell'arte i personaggi chiaramente non hanno sfaccettature - l'avaro è solo avaro, il cornuto è solo cornuto, il furbo è solo furbo - in questa commedia c'è molto scavo psicologico tant'è che Eduardo venne “accusato” di essersi appoggiato troppo a Pirandello. Vero solo in parte: qui siamo di fronte a una commedia composita, con più di 15 personaggi, con molti caratteri umani. Il regista Gabriele Russo, anche direttore del Teatro Bellini di Napoli che ha prodotto lo spettacolo, ha fatto un lavoro straordinario e ora stiamo raccogliendone i frutti perché non solo lo spettacolo è molto ben accolto dal pubblico, ma soprattutto funziona in egual modo sia al sud che al nord, del resto lo stesso Eduardo scegliendo il cast aveva voluto andare oltre il “teatro familiare” per avere una valenza nazionale»

Si fa presto a dire Balasso: nel senso che uno pensa «è quello che mi ha fatto tanto ridere a Zelig», ma lei è attore di teatro, cinema, scrittore. Immaginiamo che, a questo punto della carriera, avendo già fatto tanto, si possa permettere di scegliere, di dire dei no.
«Sembra il titolo di uno spettacolo, “Si fa presto a dire Balasso”! (ride, ndr). No, mi picco di dire che ho scelto sempre, in realtà: sono venuto via dalla televisione nel momento in cui avevo successo ma non mi interessava più; poi ho scelto di fare cose su YouTube ma a un certo punto sono venuto via anche da lì. È vero che il comico è un po' schiavo del suo genere ma ho sempre cercato di sperimentare».

Ha rifiutato dei programmi televisivi.
«Sì e anche dei film. Il punto è che non ho mai considerato la televisione il mio mestiere, non lo dico per snobberia ma proprio non mi ci vedo, mi annoio. Il cinema, poi, è una macchina enorme e l'attore è solo l'ultimo ingranaggio. Con pochi registi hai la certezza di lavorare bene; uno di questi è Gabriele Salvatores, motivo per cui se mi chiama vado (ha fatto con lui «Il ritorno di Casanova», nel 2023, ndr). Il mio mestiere è il teatro, ho creato da alcuni anni Circolo Balasso sul web dove chi si iscrive vede tutte cose mie».

Lei è lontano dal mainstream, forse anche perché è nato sul Delta del Po, terra di anime solitarie...
«Sono nato in luoghi dove ci sono poche persone, quindi amo molto la solitudine e i grupponi mi mettono un po' in difficoltà. Ho bisogno di fare cose in cui mi riconosco per questo, pur essendo uno dei migliori battutisti e scrittori di comicità in Italia - questo lo dico io - potrei tranquillamente fare una comicità facile, cioè quella che fa proprio ridere, però con gli anni sono cresciuto, mi interessa un po' meno la comicità fine a se stessa, mi interessa molto di più il contenuto».

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